Sanità, Atto di indirizzo 2026. Il Ministero lo ammette: senza infermieri il SSN non regge
Nel nuovo Atto di indirizzo per il 2026, il Ministero della Salute delinea il documento programmatico che definisce le priorità di intervento del Servizio sanitario nazionale per i prossimi anni. Una cornice strategica ampia, che punta su territorio, digitalizzazione e valorizzazione del personale, ma nella quale emerge con forza una questione che continua a pesare sull’intero sistema: la crisi della professione infermieristica.
Il documento individua 13 priorità strategiche di sistema destinate a orientare le politiche sanitarie nel medio periodo. Tra queste figurano il potenziamento delle misure di prevenzione a tutela della salute pubblica; la promozione dell’innovazione sanitaria e il rafforzamento delle reti di ricerca e del trasferimento tecnologico; lo sviluppo della sorveglianza epidemiologica e delle capacità di risposta alle emergenze sanitarie. Centrale è anche l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze tra le Regioni nell’erogazione dei LEA, attraverso una maggiore integrazione ospedale–territorio, il governo delle liste di attesa e l’utilizzo di soluzioni di intelligenza artificiale.
Accanto a questi assi, il Ministero indica la valorizzazione dei professionisti sanitari, l’innovazione tecnologica nei dispositivi medici, la ridefinizione delle politiche sulle sperimentazioni cliniche e il rafforzamento del sistema delle farmacie. Trovano spazio anche la semplificazione dell’accesso ai servizi, il potenziamento della sanità digitale – attraverso EDS, FSE e telemedicina – l’efficientamento della struttura organizzativa del Ministero, l’accrescimento della conoscenza dei cittadini sui temi di salute pubblica e il contrasto alla disinformazione. Completano il quadro la promozione dei corretti stili di vita e della salute mentale, il rafforzamento della sicurezza alimentare e della nutrizione, il rilancio della sanità pubblica veterinaria e il contrasto all’antimicrobico-resistenza, fino al rafforzamento del ruolo dell’Italia nella politica sanitaria europea e internazionale.
All’interno di questo impianto strategico, il testo riconosce apertamente quella che definisce una “importante crisi vocazionale” della professione infermieristica, un’espressione che fotografa una realtà ormai strutturale. Mancano infermieri, soprattutto nei servizi più esposti come pronto soccorso, assistenza territoriale e assistenza domiciliare. E non si tratta solo di numeri, ma di attrattività della professione, condizioni di lavoro e prospettive di carriera.
Nel quadro della riforma dell’assistenza territoriale, gli infermieri sono chiamati a svolgere un ruolo chiave. Case della Comunità, Ospedali di Comunità, assistenza domiciliare e Centrali operative territoriali si reggono, nei fatti, su una presenza infermieristica stabile, competente e diffusa. Il documento richiama la necessità di rafforzare il lavoro in équipe multiprofessionale e di sostenere figure come l’infermiere di famiglia o di comunità, previste dal DM 77/2022.
Proprio qui si apre però una delle principali contraddizioni. L’Atto di indirizzo indica come prioritaria la revisione in senso specialistico della laurea magistrale infermieristica e il monitoraggio delle nuove figure di supporto, come l’assistente infermiere. Ma resta sullo sfondo il nodo più immediato: carichi di lavoro elevati, turni scoperti, stipendi poco competitivi rispetto ad altri Paesi europei. Elementi che continuano ad allontanare i giovani e a spingere molti professionisti a lasciare il servizio pubblico.
Il documento dedica ampio spazio alla valorizzazione del capitale umano, parlando di superamento dei tetti di spesa per il personale, miglioramento delle condizioni di lavoro e investimenti in formazione. Per gli infermieri, però, la sfida sarà tradurre queste linee di principio in misure concrete e rapide. Senza un rafforzamento reale degli organici, il rischio è che la riforma territoriale resti incompleta e che le nuove strutture previste dal PNRR fatichino a funzionare a regime.
C’è poi il tema della sicurezza. Il Ministero ribadisce l’impegno contro le aggressioni al personale sanitario, fenomeno che colpisce in modo particolare proprio gli infermieri, spesso primo punto di contatto con i cittadini nei servizi di emergenza e sul territorio.
L’Atto di indirizzo 2026 mette quindi nero su bianco una consapevolezza ormai diffusa: senza infermieri non c’è sanità territoriale, né ospedale che regga. La partita decisiva si giocherà sull’attuazione. Se alle dichiarazioni seguiranno scelte coraggiose su organici, carriere e riconoscimento professionale, la crisi potrà essere arginata. In caso contrario, il rischio è che il pilastro infermieristico del Servizio sanitario nazionale continui a indebolirsi, proprio mentre gli si chiede di sostenere il peso maggiore del cambiamento.
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