Riforma professioni sanitarie, dal congedo per aggressione al lavoro usurante. Ecco gli emendamenti
Nella discussione parlamentare sul disegno di legge di delega al Governo in materia di professioni sanitarie sono stati presentati diversi emendamenti che riguardano direttamente gli infermieri e, più in generale, la sicurezza del personale sanitario. In particolare, alcune proposte puntano a rafforzare la prevenzione e il contrasto delle aggressioni che negli ultimi anni hanno colpito con crescente frequenza medici, infermieri e operatori sociosanitari nelle strutture ospedaliere e territoriali.
Uno degli emendamenti introduce l’obbligo per il Governo di prevedere misure minime nazionali per la prevenzione e la gestione delle aggressioni e degli episodi di violenza nei confronti del personale sanitario e sociosanitario. Tra le indicazioni previste vi è l’inclusione del rischio di violenza tra i rischi specifici da valutare nei piani di sicurezza aziendali, con l’obiettivo di rendere strutturali le politiche di prevenzione nelle strutture sanitarie.
Un’altra proposta interviene sul riconoscimento delle condizioni di lavoro particolarmente difficili, prevedendo che tra le situazioni da considerare nella definizione di misure organizzative e incentivi rientrino anche i contesti di lavoro esposti al rischio di aggressioni, come pronto soccorso e reparti ad alta pressione assistenziale.
Diversi emendamenti mirano inoltre a rafforzare il quadro generale di tutela del personale sanitario riconoscendo il carattere usurante e ad alto rischio psicosociale dell’attività sanitaria e chiedendo di rafforzare le politiche di prevenzione e contrasto delle aggressioni, anche attraverso l’applicazione delle raccomandazioni del Ministero della Salute in materia di sicurezza degli operatori.
Sul fronte della prevenzione operativa, è stato proposto anche l’avvio di programmi formativi specifici per gli operatori sanitari, tra cui infermieri, finalizzati alla gestione dei conflitti con pazienti e familiari. I corsi dovrebbero includere tecniche di comunicazione efficace e di “de-escalation” delle situazioni potenzialmente violente, con l’obiettivo di ridurre il rischio di aggressioni nei luoghi di cura.
Un ulteriore emendamento propone l’istituzione di un fondo per rafforzare la sicurezza nelle strutture sanitarie, destinato anche a garantire la presenza di presidi delle forze dell’ordine negli ospedali e nelle strutture sociosanitarie dove il rischio di aggressioni è più elevato.
Tra le proposte più incisive compare anche un articolo aggiuntivo che introduce un congedo specifico per il personale sanitario vittima di aggressione, con la possibilità di assentarsi dal lavoro fino a tre mesi e con diritto alla retribuzione e alla copertura contributiva. Lo stesso emendamento prevede inoltre l’obbligo per le strutture sanitarie di segnalare gli episodi all’autorità giudiziaria e di costituirsi parte civile nei procedimenti penali.
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