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Un milione di divise vuote: l’Europa senza infermieri mette a rischio i pazienti

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 18/02/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

Investire in organici infermieristici sicuri non è un’opzione, ma una condizione essenziale per la qualità e la sicurezza delle cure. È il messaggio centrale del nuovo documento dell’Organizzazione mondiale della sanità – Ufficio regionale per l’Europa, “Policies and approaches to promote safe nurse staffing” (Copenhagen, 2026) .

Il rapporto tecnico, realizzato nell’ambito del programma europeo “Nursing Action”, mette nero su bianco un dato ormai consolidato dalla letteratura scientifica: quando il numero di infermieri non è adeguato al carico di lavoro, aumentano errori, eventi avversi e mortalità. E peggiorano anche le condizioni di lavoro del personale, con effetti diretti su burnout, assenteismo e abbandono della professione.

Perché il numero di infermieri conta

Gli infermieri rappresentano in media oltre la metà della forza lavoro sanitaria attiva nell’Unione europea. Non svolgono solo compiti di assistenza di base: garantiscono sorveglianza clinica continua, intercettano segnali precoci di peggioramento, coordinano interventi e prevengono complicanze.

Secondo le evidenze citate nel documento, ogni paziente in più assegnato a un infermiere aumenta del 7% il rischio di mortalità nei reparti chirurgici. La carenza di personale genera inoltre il fenomeno della “missed care”: attività essenziali, come la somministrazione tempestiva dei farmaci o il monitoraggio clinico, che vengono ritardate o omesse per mancanza di tempo.

Non è solo un problema per i pazienti. Turni prolungati, straordinari e carichi eccessivi incidono sulla salute mentale degli operatori. Il report richiama anche i dati europei sul disagio psicologico tra infermieri e medici, aggravato dopo la pandemia.

Che cosa significa “safe nurse staffing”

Il documento distingue due livelli di intervento.

Il primo è strategico. Riguarda le scelte di sistema: programmazione del fabbisogno, formazione universitaria, finanziamenti, regolazione, monitoraggio. Sono decisioni prese a livello nazionale o regionale.

Il secondo è operativo. Coinvolge le strutture sanitarie e l’organizzazione quotidiana: assegnazione dei turni, valutazione dell’intensità di cura, composizione dei team, aggiustamenti in tempo reale in base alla complessità dei pazienti.

Le due dimensioni devono dialogare. Senza una cornice normativa e finanziaria adeguata, le direzioni sanitarie hanno margini limitati. Senza un ritorno di esperienza dal campo, le politiche restano astratte.

I modelli adottati nei Paesi europei

L’Oms ha analizzato le esperienze di 19 Paesi coinvolti nel programma Nursing Action. Ne emerge un panorama eterogeneo.

Alcuni Stati fissano rapporti minimi infermiere-paziente per legge. È il caso, ad esempio, di sistemi che prevedono soglie obbligatorie come condizione per l’autorizzazione delle strutture.

Altri adottano modelli basati sull’intensità di cura, dove il numero di professionisti varia in base alla complessità clinica dei pazienti.

Esistono poi approcci multifattoriali, che combinano carico di lavoro, tipologia di attività, demografia e tassi di abbandono, oppure modelli legati al budget disponibile, con il rischio però di subordinare la sicurezza alle risorse finanziarie.

Nessun modello è perfetto. I sistemi basati su rapporti fissi sono semplici da applicare ma poco flessibili. Quelli basati sull’acuità del paziente sono più precisi, ma richiedono dati aggiornati, strumenti informatici e personale formato.

Governance e responsabilità

Il rapporto individua cinque modelli di governance: da quelli centralizzati, con standard definiti a livello nazionale, a sistemi più decentrati o affidati alle singole strutture. In tutti i casi, sottolinea l’Oms, è decisivo il coinvolgimento di ministeri della Salute, dirigenti infermieristici, ordini professionali, sindacati e associazioni di categoria.

La contrattazione collettiva ha un ruolo chiave. Anche dove non esistono leggi specifiche sui rapporti numerici, gli accordi sindacali possono incidere su carichi di lavoro, turni e condizioni occupazionali.

Un investimento, non un costo

Il messaggio finale del documento è chiaro: garantire organici adeguati non è solo una questione etica o professionale. È una scelta di politica sanitaria che incide su esiti clinici, sostenibilità del sistema e fiducia dei cittadini.

La sfida, per i governi europei, è trasformare l’evidenza scientifica in norme, finanziamenti e strumenti operativi concreti. Perché senza infermieri a sufficienza, la sicurezza delle cure resta un obiettivo irraggiungibile.