Iscriviti alla newsletter

ASL Sassari condannata due volte: il NurSind denuncia un metodo antisindacale

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 20/03/2026

NurSind dal territorioSardegna

Due sentenze in pochi mesi certificano la condotta illegittima dell’Azienda. Il NurSind: violati diritti e principi della sanità pubblica

di Giuseppe Provinzano

"C’è un punto oltre il quale una vicenda sindacale smette di essere una semplice controversia tra le parti e diventa una questione pubblica, politica e istituzionale. È il punto in cui un’Azienda sanitaria, invece di garantire equilibrio, legalità e rispetto delle regole, finisce per essere condannata due volte per comportamento antisindacale nel giro di pochi mesi. In questa storia il NurSind non rappresenta soltanto la difesa di una dirigente o di una sigla, ma la tutela concreta della dignità del lavoro infermieristico e del diritto di rappresentanza nei luoghi della cura. Perché quando si tenta di colpire chi dà voce ai professionisti sanitari, non si ferisce solo un sindacato: si incrina il rapporto di fiducia tra istituzioni, operatori e cittadini".

Sassari, 20/03/2026. Non è più il tempo delle interpretazioni o delle giustificazioni. Quando una Azienda sanitaria pubblica viene condannata due volte in meno di un anno per comportamento antisindacale, il tema non riguarda più soltanto una controversia interna, ma chiama in causa il rispetto stesso delle regole all’interno del sistema sanitario.

A sollevare con forza la questione è il NurSind, che punta i riflettori sulla vicenda che ha coinvolto l’ASL 1 di Sassari e che ha visto il Tribunale intervenire in due occasioni distinte, entrambe a tutela dei diritti sindacali.

A rappresentare la posizione del sindacato è Fausta Pileri, segretaria territoriale del NurSind Sassari e componente della direzione nazionale, che evidenzia come la reiterazione dei fatti non possa essere considerata casuale.

“Non siamo di fronte a un episodio isolato, ma a un comportamento che assume una gravità istituzionale assoluta. Due condanne in pochi mesi certificano un atteggiamento che non può essere sottovalutato.”

La prima decisione del giudice risale all’autunno del 2024, quando venne annullato il trasferimento di una dirigente del NurSind, ritenuto lesivo dell’attività sindacale. Un provvedimento chiaro, che avrebbe dovuto ristabilire immediatamente il rispetto delle regole.

Tuttavia, la vicenda non si è fermata. L’Azienda ha successivamente adottato una sanzione disciplinare nei confronti della stessa dirigente, dando origine a un nuovo contenzioso. Anche in questo caso, il Tribunale ha riconosciuto la condotta antisindacale, annullando il provvedimento e imponendo la cessazione degli effetti.

Per il NurSind, quanto accaduto rappresenta un segnale allarmante sul piano istituzionale.

“Un’Azienda sanitaria pubblica è un presidio dello Stato. Deve garantire legalità e rispetto, a partire dai rapporti di lavoro. Quando questo viene meno, si genera un clima di sfiducia che incide anche sulla qualità dell’assistenza.”

Il sindacato sottolinea inoltre le ricadute dirette sul personale sanitario, in particolare sugli infermieri, già sottoposti a forti pressioni organizzative.

“Colpire chi è in prima linea e chi rappresenta le professioni infermieristiche significa alimentare burnout, demotivazione e disaffezione. È un errore che si ripercuote sull’intero sistema.”

La doppia pronuncia apre anche una questione economica tutt’altro che marginale. Le spese legali e gli eventuali risarcimenti, infatti, gravano sulle casse pubbliche, sottraendo risorse alla sanità.

“È inaccettabile che risorse destinate ai cittadini vengano utilizzate per sostenere azioni illegittime contro i lavoratori. In questo contesto si rischia di configurare anche un danno erariale.

Infine, il NurSind richiama con forza il tema delle responsabilità, chiedendo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto.

“Chi ha ignorato le sentenze e calpestato i diritti deve rispondere delle proprie azioni. Una Azienda che sceglie lo scontro con chi rappresenta il cuore dell’assistenza perde credibilità prima ancora che in tribunale.”

La vicenda di Sassari si impone così come un caso emblematico, capace di riaprire il dibattito sul ruolo delle istituzioni sanitarie, sul rispetto delle relazioni sindacali e sulla tutela di chi ogni giorno garantisce il funzionamento del sistema salute.