Dulbecco di Catanzaro, NurSind e Fials denunciano disparità nei fondi e diritti sospesi
Le due sigle sindacali chiedono l’intervento del Prefetto: sotto accusa la gestione dei fondi per gli incarichi di funzione e lo stop alla vestizione. A rischio equilibrio sociale e professionale per migliaia di operatori sanitari.
di Giuseppe Provinzano
"Nella sanità pubblica ogni decisione che riguarda fondi, diritti e organizzazione del lavoro incide direttamente sulla vita professionale e personale di migliaia di operatori. Per questo, quando emergono scelte che rischiano di creare squilibri economici e tensioni sociali, il confronto tra istituzioni e rappresentanze sindacali diventa indispensabile.
È in questo contesto che si inserisce l’intervento di NurSind e Fials sulla situazione dell’Azienda ospedaliero universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro, dove le organizzazioni sindacali chiedono chiarezza e un immediato confronto istituzionale per tutelare equità, diritti e dignità del personale sanitario".
Alla Dulbecco di Catanzaro cresce la tensione: NurSind e Fials chiamano le istituzioni
Catanzaro, 02/04/2026. La sanità calabrese torna al centro del dibattito sindacale. Questa volta sotto i riflettori finisce l’Azienda ospedaliero universitaria “Renato Dulbecco” di Catanzaro, dove alcune scelte organizzative e gestionali stanno generando forte preoccupazione tra il personale sanitario.
A sollevare il caso sono NurSind e Fials, che hanno deciso di rivolgersi direttamente al Prefetto di Catanzaro chiedendo un incontro urgente con le istituzioni per affrontare una situazione che, secondo i sindacati, rischia di tradursi in pesanti ricadute sociali ed economiche per centinaia di lavoratori.
Nel documento inviato alle autorità competenti – tra cui il Prefetto di Catanzaro, il Commissario di Azienda Zero e il Dipartimento Salute della Regione Calabria – i rappresentanti sindacali Nino Critelli per il NurSind e Dario Rizzo per la Fials esprimono forte preoccupazione per alcune decisioni aziendali che riguardano la gestione dei fondi contrattuali e il trattamento economico del personale.
«Abbiamo chiesto una convocazione urgente alle istituzioni – spiegano NurSind e Fials – per scongiurare possibili gravi ingiustizie sociali e comportamenti antisindacali alla luce dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori. Le scelte che l’azienda sembrerebbe voler adottare rischiano di penalizzare la grande maggioranza dei lavoratori».
Fondi per gli incarichi di funzione: “vantaggi per pochi, sacrifici per molti”
Al centro della contestazione sindacale vi è la gestione dei fondi destinati agli incarichi di funzione. Secondo quanto evidenziato dalle due organizzazioni, l’azienda avrebbe previsto di destinare circa 940 mila euro per tali incarichi.
Il nodo, secondo NurSind e Fials, è che tali risorse andrebbero a beneficio solo di una ristretta percentuale di personale.
«Parliamo di risorse che interesserebbero appena il 5% dei dipendenti, circa 110 lavoratori – sottolineano i sindacati – mentre il restante 95% del personale, oltre 2.300 operatori, rischierebbe di vedere di fatto congelata ogni prospettiva economica per oltre dieci anni».
La preoccupazione riguarda in particolare l’impatto sui Differenziali Economici Professionali (DEP), strumenti fondamentali per garantire progressioni economiche e recupero salariale per il personale sanitario.
Secondo NurSind e Fials, l’utilizzo delle risorse per gli incarichi potrebbe infatti azzerare i fondi destinati alle progressioni economiche, con conseguenze dirette sul potere d’acquisto delle famiglie dei lavoratori.
«I DEP rappresentano un elemento essenziale per il recupero economico e sociale del personale sanitario. Penalizzarli significherebbe colpire migliaia di famiglie che già oggi affrontano difficoltà crescenti».
Vestizione e svestizione: sospensione unilaterale sotto accusa
Un secondo punto di forte criticità riguarda la sospensione del pagamento per i tempi di vestizione e svestizione, riconosciuti negli anni attraverso accordi sindacali migliorativi.
Secondo quanto denunciano NurSind e Fials, il pagamento sarebbe stato interrotto unilateralmente a partire da marzo 2026, nonostante fosse stato regolarmente corrisposto fino al mese precedente.
«La sospensione della vestizione e svestizione è avvenuta senza alcun accordo sindacale – denunciano NurSind e Fials – nonostante tali istituti siano previsti dai contratti collettivi nazionali e fossero già regolati da accordi migliorativi vigenti».
I sindacati richiamano in particolare le disposizioni contenute nei contratti collettivi nazionali di comparto che riconoscono il diritto alla remunerazione di tali tempi di lavoro, soprattutto quando esistono accordi aziendali di miglior favore.
Il campanello d’allarme: infermieri pronti a lasciare l’azienda
Nel documento inviato alle istituzioni emerge anche un interrogativo che, se confermato, aprirebbe uno scenario ancora più preoccupante per il sistema sanitario locale.
NurSind e Fials chiedono infatti alle autorità di verificare se circa la metà del personale infermieristico della Dulbecco abbia già presentato richiesta di mobilità o trasferimento verso altre aziende sanitarie.
Un segnale che, secondo i sindacati, non può essere sottovalutato.
«Se tali dati fossero confermati – avvertono NurSind e Fials – saremmo di fronte a un segnale estremamente grave di perdita di fiducia nei confronti dell’azienda e delle sue politiche di gestione del personale».
L’appello alle istituzioni
Alla luce di queste criticità, le due organizzazioni sindacali chiedono un intervento immediato delle istituzioni per aprire un confronto e scongiurare un ulteriore aggravarsi del clima nelle strutture sanitarie.
«Il nostro obiettivo non è creare conflitto ma garantire equità, rispetto dei contratti e tutela dei lavoratori. Per questo chiediamo un confronto urgente con le istituzioni competenti».
La vicenda della Dulbecco riporta ancora una volta al centro dell’attenzione il tema della valorizzazione del personale sanitario, nodo cruciale per la tenuta dell’intero sistema sanitario pubblico.
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