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Concorsi pubblici, cambia tutto. Idonei senza diritto di assunzione

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 02/04/2026

La SentenzaLeggi e sentenzeProfessione e lavoro

C'è una data che potrebbe segnare un prima e un dopo per chiunque abbia mai partecipato a un concorso pubblico sperando, magari con pazienza, di essere chiamato scorrendo la graduatoria: il 16 marzo 2026. Quel giorno il TAR Sicilia, sezione quarta di Palermo, ha depositato la sentenza n. 664, destinata a fare molto rumore, soprattutto nel comparto sanitario.

 

Il caso: un'ortottista, una graduatoria, una scelta dell'ASP

La vicenda prende le mosse da un concorso bandito dall'Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento per il profilo di ortottista. L'ASP aveva indetto nel 2022 una procedura selettiva per l'assunzione a tempo indeterminato di diverse figure sanitarie, tra cui due ortottisti. All'esito del concorso, nel novembre 2024 veniva approvata la graduatoria finale, con l'individuazione dei vincitori e degli idonei. Fin qui, nulla di straordinario. Il problema nasce dopo: una candidata risultata idonea ma non vincitrice ha impugnato davanti al TAR le successive scelte assunzionali dell'ente, lamentando che l'amministrazione avrebbe dovuto scorrere la graduatoria per coprire i posti vacanti invece di ricorrere ad altri strumenti.

 

Cosa ha stabilito il TAR

Il tribunale amministrativo ha rigettato il ricorso, e lo ha fatto con una motivazione che va ben oltre il caso singolo. Secondo i giudici, nel pubblico impiego contrattualizzato il concorso rappresenta la regola generale di accesso, mentre l'utilizzo delle graduatorie costituisce una modalità ordinaria, ma non vincolante in senso assoluto. Lo scorrimento non integra pertanto un diritto soggettivo dell'idoneo non vincitore, ma una aspettativa giuridicamente qualificata. Il punto centrale della decisione riguarda la discrezionalità organizzativa della pubblica amministrazione: le amministrazioni possono scegliere le modalità di copertura dei posti disponibili, purché nel rispetto della programmazione del fabbisogno e delle esigenze funzionali. In questo quadro, la mera esistenza di una graduatoria vigente non comporta automaticamente l'obbligo di scorrimento.

In parole semplici: la PA può legittimamente ricorrere a stabilizzazioni di precari o a nuovi concorsi, senza essere tenuta a chiamare prima gli idonei in lista d'attesa, e senza nemmeno dover fornire motivazioni particolarmente rafforzate per questa scelta.

Non è una sentenza isolata: è un orientamento che si consolida.

La pronuncia del TAR Palermo non va letta come un episodio isolato. Un'ulteriore conferma di questo cambio di rotta arriva dalla recente pronuncia del TAR Lombardia (sentenza n. 1202 del 12 marzo 2026), in cui i giudici milanesi hanno sancito il definitivo superamento dello storico primato dello scorrimento, riportando il concorso pubblico al centro del sistema come strumento ordinario e prioritario di reclutamento. L'orientamento che emerge da queste due sentenze delinea una direzione chiarissima per la PA, non più tenuta a fornire motivazioni rafforzate in caso di mancato scorrimento delle graduatorie vigenti.

A completare il quadro normativo, già a gennaio la Corte di Cassazione, sezione lavoro, con ordinanza n. 217 del 4 gennaio 2026, aveva fornito chiarimenti analoghi, statuendo che gli idonei non vantano un diritto soggettivo all'assunzione mediante scorrimento della graduatoria, neppure quando il posto già coperto si renda nuovamente vacante.

 

La norma "taglia idonei" che cambia le proporzioni

Come se non bastasse, a rendere il 2026 un anno di svolta ci si mette anche il legislatore. Una nuova norma cosiddetta "taglia idonei" introdotta nel 2026 cambia le regole del gioco: gli idonei non vincitori non potranno superare il limite del 20% dei posti messi a bando, riducendo in modo significativo il bacino da cui attingere per eventuali assunzioni successive. Questo significa che nei futuri concorsi le graduatorie degli idonei saranno molto più corte, limitando strutturalmente la platea di chi potrebbe, anche solo in teoria, sperare in una chiamata tardiva.

 

Gli effetti nel comparto sanità

È nel settore sanitario che l'impatto rischia di essere più pesante. Le aziende sanitarie e ospedaliere italiane gestiscono un numero imponente di graduatorie attive, relative a decine di profili professionali: infermieri, fisioterapisti, tecnici di radiologia, psicologi, ostetriche, logopedisti, e naturalmente figure come gli ortottisti al centro del caso siciliano. Per anni, molti di questi idonei hanno atteso fiduciosi la propria chiamata, spesso rinunciando a opportunità nel privato o ad altri percorsi professionali. D'ora in avanti, quella attesa potrebbe rivelarsi vana in modo del tutto legittimo, perché le ASL e le AO potranno preferire indire nuovi concorsi o procedere a stabilizzazioni del personale precario interno senza che il giudice amministrativo possa sindacarne la scelta in modo efficace.

 

Chi ci guadagna e chi ci perde

I vincitori netti di questo cambio di paradigma sono due categorie distinte. Da un lato, i lavoratori precari già inseriti nelle aziende sanitarie con contratti a tempo determinato, che ora vedono la strada delle stabilizzazioni ulteriormente spianata e giuridicamente blindata. Dall'altro, le amministrazioni stesse, che recuperano piena discrezionalità organizzativa e si liberano dal rischio di ricorsi costosi ogni volta che scelgono di non scorrere una graduatoria.

Chi ci perde, invece, è chiaramente la grande massa degli idonei non vincitori: professionisti spesso qualificati, che hanno superato selezioni competitive, ma che ora si trovano con un'aspettativa giuridicamente riconosciuta ma praticamente molto difficile da far valere. Per loro, il messaggio è uno solo: la graduatoria non è più un biglietto quasi sicuro per entrare nella PA, ma una semplice possibilità soggetta alla discrezionalità dell'ente.

 

Cosa cambia da domani
IA guardare bene il quadro complessivo, la morale pratica che emerge da questa stagione giurisprudenziale sembrerebbe quasi paradossale. Il sistema che si va consolidando pare premiare non chi vince il concorso, ma chi riesce ad entrare nella pubblica amministrazione attraverso la porta laterale del contratto a tempo determinato. Il precario che accumula mesi di servizio dentro un'azienda sanitaria ha oggi più chances di stabilizzarsi di chi, pur avendo superato brillantemente una selezione pubblica, si ritrova in graduatoria come idoneo.
Le stabilizzazioni, infatti, seguono percorsi normativi specifici che valorizzano l'anzianità di servizio prestato all'interno dell'ente, indipendentemente dal merito concorsuale. E ora che la giurisprudenza ha definitivamente sdoganato il ricorso a questi strumenti come alternativa legittima allo scorrimento, il messaggio implicito diventa quasi beffardo: entrare precario e restare è spesso più efficace che eccellere in un concorso senza vincerlo.
Questo apre una questione di sistema che va ben oltre le singole sentenze: se il concorso pubblico viene proclamato come strumento principe del reclutamento, ma poi nella pratica le amministrazioni lo aggirano legittimamente attraverso la via della precarizzazione seguita da stabilizzazione, il principio meritocratico che dovrebbe governare l'accesso ai ruoli pubblici rischia di diventare una formula vuota. Una contraddizione che il legislatore, prima o poi, sarà chiamato a risolvere.