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Chi si prende cura degli infermieri? La riflessione di Cristina Grattel

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 19/04/2026

Friuli Venezia GiuliaNurSind dal territorioPunto di Vista

Una voce dal campo: il punto di Cristina Gattel, dirigente NurSind Pordenone

Dagli investimenti sui futuri infermieri alla crisi di chi già lavora: una riflessione lucida sul presente della sanità


di Giuseppe Provinzano.

Ci sono riflessioni che non nascono nei tavoli istituzionali, ma dentro i reparti, nei turni, nella quotidianità di chi vive la sanità ogni giorno. Sono quelle che riescono a cogliere con lucidità ciò che spesso sfugge alla programmazione. La riflessione di Cristina Gattel, dirigente sindacale del NurSind Pordenone, si inserisce in questo spazio: non come critica sterile, ma come lettura autentica di un sistema che guarda al futuro senza riuscire sempre a sostenere il presente.


Pordenone, 19/04/2026. L’iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia di investire sui futuri infermieri rappresenta, senza dubbio, un segnale importante. Incentivare i giovani, orientarli già durante il percorso scolastico, sostenere economicamente la scelta universitaria: tutto questo risponde a una carenza reale, evidente, ormai strutturale.

Eppure, dentro questa prospettiva, si apre una domanda che non può essere ignorata. Una domanda semplice, ma allo stesso tempo profondamente scomoda.

“Si investe sui futuri infermieri. Ed è giusto.
Ma chi si prende cura degli infermieri di oggi?”

È da qui che parte la riflessione di Cristina Gattel, dirigente sindacale del NurSind Pordenone, che sposta il focus dal futuro al presente, riportando l’attenzione su chi, oggi, sostiene il sistema sanitario.

Non si tratta di mettere in discussione le politiche di reclutamento, ma di evidenziarne un limite: il rischio di guardare avanti senza riuscire a vedere ciò che accade adesso.

“Mentre si guarda a chi entrerà, si rischia di non vedere chi sta già reggendo il sistema.”

Un sistema che si fonda sul lavoro quotidiano di infermieri che, da anni, operano in condizioni sempre più complesse. Carichi assistenziali crescenti, responsabilità elevate, organizzazioni che spesso sembrano orientate più alla gestione dei numeri che alla qualità della cura.

È in questo contesto che prende forma un disagio profondo, che non riguarda soltanto l’aspetto economico, ma tocca il significato stesso della professione.

“Dopo una vita professionale spesa dentro il servizio pubblico, molti infermieri oggi si sentono stanchi, compressi, poco riconosciuti.”

Una condizione che non può essere considerata marginale. Perché è proprio da qui che nasce un altro interrogativo, ancora più centrale.

“Come possiamo pensare di attrarre nuovi infermieri
se non siamo più capaci di trattenere quelli che abbiamo?”

La riflessione di Cristina Gattel, che si inserisce nel solco dell’azione del NurSind, non propone contrapposizioni, ma richiama la necessità di equilibrio. Di una visione che tenga insieme presente e futuro.

Senza un investimento reale sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione e sul riconoscimento della professione, ogni intervento rischia di rimanere incompleto.

“Senza un investimento serio sulle condizioni di lavoro, il rischio è riempire un vuoto che continuerà a crearsi.”

Non è una questione generazionale. Non è uno scontro tra chi c’è e chi arriverà. È, piuttosto, una richiesta di coerenza nelle scelte.

“Non è una contrapposizione tra generazioni. È una richiesta di equilibrio.”

Ed è proprio in questa chiave che la riflessione trova la sua sintesi più efficace.

“Il futuro si costruisce così: non sostituendo chi c’è, ma prendendosene cura.”

Un messaggio che va oltre il singolo provvedimento e che chiama in causa l’intero sistema sanitario. Perché programmare il domani è necessario, ma senza la capacità di sostenere l’oggi, ogni prospettiva rischia di restare incompiuta.