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25 aprile e sanità. Dalla liberazione alla dignità del lavoro sanitario.

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 24/04/2026

AttualitàCronache sanitariePunto di Vista

 di Leonardo Pizzolante, infermiere

 

Il 25 aprile, anniversario della Liberazione dell’Italia, non è una ricorrenza da celebrare e basta.
È una data che parla di diritti conquistati e che oggi rischiano di essere svuotati.

Perché la libertà non è solo quella dal nazifascismo.
La libertà è anche poter accedere alle cure.
È poter fare prevenzione.
È non dover aspettare mesi per un esame o una visita.

Oggi, invece, la realtà è sotto gli occhi di tutti:
liste d’attesa infinite, cittadini costretti a rinunciare alle cure.
Questo non è un sistema sanitario libero.
Questo è un sistema sanitario incatenato.
Negli ospedali la situazione è ancora più evidente.

Come dirigente sindacale delle professioni infermieristiche, denunciamo ogni giorno:

•⁠ ⁠carenza cronica di personale,
•⁠ ⁠carichi di lavoro insostenibili,
•⁠ ⁠competenze mortificate,
•⁠ ⁠organizzazioni che impediscono agli infermieri di lavorare secondo ciò che hanno studiato e per cui si sono formati.

A tutto questo si aggiunge un fenomeno sempre più grave: le aggressioni.

Non solo quelle fisiche, ma anche quelle verbali, quotidiane, fatte di offese, pretese e mancanza totale di rispetto.
Essere trattati come esecutori o, peggio, come “servitori”, non è accettabile.

Pagare le tasse non dà il diritto di umiliare chi lavora per garantire un servizio pubblico essenziale.

E allora il 25 aprile deve farci riflettere anche su questo.

Perché non c’è libertà se:

•⁠ ⁠i cittadini non riescono a curarsi,
•⁠ ⁠gli infermieri non riescono a lavorare in condizioni dignitose,
•⁠ ⁠chi cura viene aggredito o delegittimato.

Oggi serve una nuova liberazione:

•⁠ ⁠dalla carenza di personale,
•⁠ ⁠dalla disorganizzazione,
•⁠ ⁠dalla mancanza di rispetto verso i professionisti sanitari.

La libertà si difende ogni giorno.
Anche negli ospedali.

E passa dalla dignità del lavoro e dal diritto alla salute.

In questo contesto, il 25 aprile non può essere solo memoria.
Deve essere impegno concreto per restituire dignità al lavoro sanitario e garantire davvero il diritto alla salute.

Un augurio di buona Festa della Liberazione a tutto il personale sanitario,
e in particolar modo a chi, anche oggi, sarà costretto a fare il proprio turno per garantire la continuità assistenziale: nelle corsie, nei blocchi operatori, nei pronto soccorso.

Perché, nonostante tutto, l’ospedale deve rimanere aperto.
Anche quando le risorse non bastano.
Anche quando il personale è insufficiente.

Ed è proprio grazie a questi professionisti se il sistema continua a reggere.

Buon 25 aprile.