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Molise, il NurSind ai Commissari: ''Il TAR ha evitato la desertificazione sanitaria''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 14/06/2026

MoliseNurSind dal territorio

Dopo lo stop al DCA 45/2026, il sindacato degli infermieri difende il ricorso dei sindaci e attacca la gestione commissariale: "Tagliare i presidi territoriali significa abbandonare cittadini e operatori".


di Giuseppe Provinzano

"Quando la sanità territoriale arretra, non si perdono soltanto servizi: si perde sicurezza, si allungano le distanze, cresce il senso di abbandono delle comunità più fragili. La sentenza del TAR che ha fermato il DCA 45/2026 in Molise riapre un dibattito che attraversa l'intero Paese: è davvero possibile riorganizzare l'assistenza partendo dai tagli e senza investire sulle persone? Il NurSind Molise risponde senza esitazioni, scegliendo di stare dalla parte dei cittadini, dei professionisti e dei territori che rischiano di essere dimenticati".


CAMPOBASSO, 14/06/2026 - L'altolà imposto dal TAR al DCA n. 45/2026 non rappresenta un ostacolo al cambiamento, ma un'occasione per ripensare un modello di sanità territoriale che, secondo il NurSind Molise, rischiava di aggravare ulteriormente le fragilità già presenti nelle aree interne della regione.

Il sindacato delle professioni infermieristiche replica duramente alle dichiarazioni della struttura commissariale e respinge al mittente le accuse rivolte a chi ha sostenuto il ricorso promosso dai sindaci.

«Prendiamo atto delle lamentele dei Commissari Bonamico e Di Giacomo, ma la realtà che vivono i cittadini e gli operatori molisani è ben diversa da quella descritta nei loro uffici», afferma Sonia Lepore, Segretario Regionale del NurSind Molise.

Per il NurSind, l'opposizione al decreto commissariale non è stata una scelta ideologica, bensì un atto di responsabilità a tutela del diritto alla salute delle comunità più esposte.

«Esprimiamo il nostro pieno sostegno ai Primi Cittadini che si sono visti costretti a ricorrere alle vie legali e al TAR per difendere il diritto alla salute delle proprie comunità. Dispiace constatare che non tutti i sindaci molisani abbiano aderito a questo ricorso: davanti alla spoliazione dei servizi sanitari territoriali, l'intera classe politica locale avrebbe dovuto fare fronte comune, senza distinzioni o esitazioni», sottolinea Lepore.

Secondo il sindacato, presentare la razionalizzazione delle sedi di Continuità Assistenziale come un miglioramento organizzativo significa ignorare le reali condizioni di chi vive nelle aree più periferiche del Molise.

Perdere un presidio di prossimità significa aumentare l'isolamento degli anziani, delle persone fragili e di chi già oggi è costretto a percorrere decine di chilometri lungo collegamenti spesso difficili e inadeguati per ottenere assistenza.

Ma il vero nodo, evidenzia il NurSind, riguarda il personale.

Le promesse di telemedicina, innovazione e diagnostica avanzata rischiano di rimanere soltanto sulla carta se non saranno accompagnate da un piano straordinario di assunzioni stabili per infermieri e medici.

«I Commissari sbandierano telemedicina e diagnostica avanzata, ma omettono il problema principale: con quale personale? In assenza di un piano straordinario di assunzioni stabili, le Case di Comunità rischiano di nascere già morte, trasformandosi in vere e proprie cattedrali nel deserto a causa della cronica carenza di organico», denuncia il Segretario regionale del NurSind.

Il sindacato respinge inoltre l'idea che la riduzione dei servizi territoriali non abbia ripercussioni sull'emergenza-urgenza.

Sguarnire il territorio significa inevitabilmente riversare nuovi accessi sui Pronto Soccorso, già oggi alle prese con carenze di personale, sovraffollamento e crescenti difficoltà organizzative.

«Negare la correlazione tra la chiusura delle guardie mediche e l'intasamento dei Pronto Soccorso significa non conoscere la realtà. I cittadini, privati di riferimenti sul territorio, non avranno altra scelta se non quella di rivolgersi agli ospedali hub, aggravando ulteriormente una rete già drammaticamente al collasso», incalza Lepore.

Per il NurSind Molise, anche le giustificazioni fondate sui dati demografici rischiano di trasformarsi in un alibi per giustificare nuovi arretramenti.

«Le tesi demografiche e i dati snocciolati dai Commissari calpestano la dignità dei molisani. Lo spopolamento si combatte garantendo i servizi essenziali, non tagliandoli. Se la sanità territoriale è rimasta ferma per decenni, la responsabilità è di una gestione burocratica che ha guardato troppo ai bilanci e troppo poco ai bisogni reali delle persone», prosegue il Segretario regionale.

Infine, il NurSind lancia un appello netto alla struttura commissariale affinché si apra una stagione di confronto autentico con chi vive quotidianamente il sistema sanitario.

«Invece di minacciare ricorsi al Consiglio di Stato o agitare lo spauracchio della perdita dei fondi PNRR per scaricare le colpe sul TAR e sui territori, i Commissari scendano dai loro piedistalli. La salute dei cittadini e la dignità del lavoro sanitario non si governano a colpi di decreti calati dall'alto, ma ascoltando chi il territorio lo vive, lo difende e chi nella sanità opera ogni giorno conoscendone le difficoltà organizzative e i problemi reali», conclude Sonia Lepore.

La vicenda molisana riporta così al centro una domanda destinata ad accompagnare il futuro della sanità italiana: è possibile costruire una vera assistenza di prossimità senza investire sulle persone e senza ascoltare i territori?

Per il NurSind la risposta è chiara: la sanità si salva partendo dai cittadini, dai professionisti e dai servizi, non dai tagli.