Iscriviti alla newsletter

Case di Comunità, il NurSind lancia l’allarme: ''Senza personale restano scatole vuote''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 14/06/2026

NurSind dal territorioSardegna

Nel Nuorese il sindacato denuncia il divario tra il modello previsto dal PNRR e la realtà dei servizi: mancano medici, professionisti e organizzazione. “Non basta inaugurare edifici se i cittadini non trovano risposte assistenziali”.


di Giuseppe Provinzano
"La sanità del territorio non si misura dal numero delle targhe inaugurate o dai metri quadrati recuperati. Si misura dalla capacità di dare risposte concrete alle persone, soprattutto a quelle più fragili. Le Case di Comunità avrebbero dovuto rappresentare il simbolo di una nuova stagione dell'assistenza di prossimità, capace di alleggerire gli ospedali e riportare la cura vicino ai cittadini. Ma quando le strutture vengono aperte senza il personale necessario, il rischio è quello di alimentare aspettative che il sistema non è poi in grado di soddisfare. E il prezzo più alto, ancora una volta, lo pagano i cittadini e i professionisti che ogni giorno cercano di tenere in piedi servizi sempre più esposti alla carenza di organici".

Case di Comunità, il NurSind denuncia: "Senza professionisti diventano scatole vuote"

Le Case di Comunità nate per ridisegnare la sanità territoriale rischiano di trasformarsi in un'occasione mancata. A lanciare l'allarme è il NurSind, che punta i riflettori sulla situazione del Nuorese denunciando un preoccupante scollamento tra il modello immaginato dal legislatore e ciò che, nella pratica quotidiana, viene realmente offerto ai cittadini.

Secondo il sindacato delle professioni infermieristiche, le strutture finanziate attraverso il PNRR e previste dal nuovo modello organizzativo della sanità territoriale rappresentano un progetto valido nelle intenzioni, ma fortemente indebolito dall'assenza delle risorse umane indispensabili per renderlo operativo.

A farsi portavoce delle criticità è il segretario territoriale del NurSind Nuoro, Mauro Pintore, che richiama l'attenzione dei vertici aziendali sulla necessità di garantire ai cittadini servizi realmente funzionanti e non soltanto formalmente esistenti.

"Tra quanto previsto dalla normativa e ciò che oggi è concretamente disponibile esiste una distanza che non può essere ignorata. Una Casa di Comunità può svolgere il proprio ruolo soltanto se dispone di tutte le figure professionali necessarie: medici di medicina generale, pediatri, specialisti ambulatoriali, infermieri, assistenti sociali, operatori sociosanitari, personale tecnico e amministrativo. In assenza di queste professionalità, il rischio è che le strutture restino semplici contenitori privi delle loro funzioni essenziali."

Il NurSind sottolinea come il tema non riguardi la bontà del progetto in sé. Le Case di Comunità sono state concepite per offrire una presa in carico più vicina alle persone, rafforzare la prevenzione, gestire le patologie croniche e favorire l'integrazione tra componente sanitaria e sociale. Un modello che, soprattutto in territori caratterizzati da popolazione anziana e crescente domanda assistenziale, potrebbe rappresentare una svolta significativa.

Il problema, evidenzia il sindacato, nasce quando all'apertura delle strutture non corrisponde una contestuale programmazione degli organici.

"L'apertura formale di una struttura senza la presenza dei professionisti necessari non può essere considerata una reale attivazione del servizio. In alcune realtà del territorio si tenta di compensare le carenze organizzative attraverso la sola presenza infermieristica, ma gli infermieri, pur svolgendo un ruolo fondamentale, non possono sostituire l'intero sistema di prestazioni che una Casa di Comunità dovrebbe garantire."

Il riferimento è ad alcune sedi del Nuorese dove, secondo quanto denunciato dal NurSind, la presenza di un infermiere rischia di diventare l'unica risposta organizzativa in assenza delle altre figure previste dal modello assistenziale.

"A Bitti, Oliena e Orosei si tenta di sopperire alle carenze con la presenza di un infermiere, ma manca il resto dell'organizzazione prevista. Il lavoro degli infermieri merita il massimo riconoscimento, ma non può essere utilizzato per colmare tutte le assenze del sistema."

Per il NurSind diventa quindi indispensabile un'operazione di trasparenza nei confronti della popolazione.

"I cittadini hanno diritto di conoscere la reale operatività delle strutture presenti sul territorio. Se non sono attivi tutti i servizi previsti dalla normativa, è corretto parlare di ambulatori infermieristici o di servizi sanitari parziali, non di Case di Comunità pienamente funzionanti."

Il sindacato richiama infine il rischio che una delle riforme più attese degli ultimi anni possa perdere la propria credibilità agli occhi della popolazione.

L'invecchiamento demografico, l'aumento delle patologie croniche e il numero crescente di anziani soli rendono infatti sempre più urgente la presenza di servizi territoriali efficienti, in grado di intercettare precocemente i bisogni assistenziali, limitare gli accessi impropri ai Pronto soccorso e ridurre i ricoveri evitabili.

Se però alle inaugurazioni non seguiranno investimenti concreti sul capitale umano, il pericolo è che la sanità di prossimità resti confinata agli annunci. Edifici nuovi, insegne appena installate, ma servizi incompleti.

In altre parole, quelle che il NurSind definisce senza mezzi termini: "scatole vuote".