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Ebola in Congo: 75 operatori sanitari contagiati e 17 morti secondo l'Oms

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 23/06/2026

Global Nurse

L'Organizzazione Mondiale della Sanità lancia l'allarme: medici e infermieri tra le principali vittime del focolaio che sta interessando la provincia dell'Ituri. I casi accertati sono almeno 676, ma il bilancio reale potrebbe essere molto più grave.

Continua a crescere la preoccupazione per l'epidemia di Ebola che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo. A pagare un prezzo particolarmente alto sono gli operatori sanitari impegnati in prima linea nell'assistenza ai malati. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), almeno 75 professionisti della salute sono stati contagiati dall'inizio del focolaio e 17 di loro hanno perso la vita.

Numeri che confermano l'elevata esposizione al rischio di medici, infermieri e personale sanitario durante le emergenze epidemiche, soprattutto nelle aree caratterizzate da fragilità strutturali e carenza di risorse.

Personale sanitario in prima linea

Il virus Ebola si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi biologici infetti, come sangue, saliva, vomito, urine e feci. Una modalità di contagio che rende particolarmente vulnerabili coloro che assistono quotidianamente i pazienti.

Secondo l'Oms, molte strutture sanitarie della zona interessata dall'epidemia continuano a registrare difficoltà nell'approvvigionamento di dispositivi di protezione individuale essenziali, tra cui guanti, mascherine e materiali per il controllo delle infezioni.

A complicare ulteriormente il quadro sarebbe stato il ritardo nell'identificazione del focolaio. Diversi operatori sanitari, infatti, potrebbero essere entrati in contatto con il virus prima che le autorità riuscissero a riconoscere ufficialmente la presenza dell'epidemia.

Il virus circolava già prima dell'allerta ufficiale

L'emergenza è stata dichiarata dalle autorità congolesi il 15 maggio, ma le indagini epidemiologiche indicano che il virus fosse presente sul territorio già da alcune settimane.

I primi casi sospetti risalirebbero alla fine di aprile. In quella fase, tuttavia, non erano ancora disponibili strumenti diagnostici in grado di identificare rapidamente la variante virale responsabile dell'attuale focolaio.

Questo ritardo potrebbe aver favorito la diffusione dell'infezione sia tra la popolazione sia all'interno delle strutture sanitarie, aumentando il numero dei contagi e rendendo più complesso il contenimento dell'epidemia.

Epicentro nell'Ituri

Il focolaio è concentrato nella provincia dell'Ituri, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, al confine con l'Uganda. Una regione distante quasi 3.000 chilometri dalla capitale Kinshasa e caratterizzata da collegamenti difficili, infrastrutture limitate e accesso ridotto ai servizi sanitari.

Le criticità logistiche rappresentano una sfida significativa per le attività di sorveglianza epidemiologica, il tracciamento dei contatti e l'attuazione delle misure necessarie a interrompere la catena dei contagi.

Secondo i dati più recenti, i casi registrati sono almeno 676, mentre i decessi attribuiti all'epidemia hanno raggiunto quota 136. Tuttavia, sia le autorità sanitarie congolesi sia l'Oms ritengono che il numero reale delle infezioni possa essere sensibilmente più elevato rispetto a quello ufficialmente accertato.

Mentre proseguono gli sforzi per contenere il focolaio, l'attenzione resta concentrata sulla protezione del personale sanitario, considerato una risorsa fondamentale nella risposta all'emergenza e, al tempo stesso, una delle categorie più esposte agli effetti devastanti del virus.