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Aggressioni agli infermieri, NurSind: ''Non può essere il prezzo della professione''

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 24/06/2026

Emilia RomagnaNurSind dal territorio

In Emilia-Romagna oltre 2.700 episodi in un anno. Crescono violenze, stress e abbandoni. Il sindacato delle professioni infermieristiche chiede interventi immediati per tutelare gli operatori


di Giuseppe Provinzano

"C'è un dato che dovrebbe far riflettere l'intero Paese: mentre il Servizio Sanitario Nazionale fatica a trovare nuovi infermieri, chi già opera nelle corsie ospedaliere continua a lavorare in un clima di crescente tensione e insicurezza. Le aggressioni ai professionisti sanitari non rappresentano più episodi sporadici, ma una vera emergenza che rischia di compromettere la qualità dell'assistenza e la tenuta stessa del sistema sanitario pubblico. L'ultimo episodio avvenuto al Policlinico Sant'Orsola di Bologna riporta al centro dell'attenzione una questione che il NurSind denuncia da anni: chi cura non può diventare bersaglio di violenze mentre svolge il proprio lavoro".


Sette aggressioni al giorno contro gli operatori sanitari.

BOLOGNA, 26/06/2026 - È questo il dato che emerge dall'ultimo rapporto regionale dell'Emilia-Romagna, che nel corso del 2025 ha registrato 2.715 episodi di violenza fisica e verbale, con un incremento rispetto all'anno precedente.

A pagare il prezzo più alto sono ancora una volta gli infermieri, che rappresentano circa il 60% delle vittime delle aggressioni segnalate nelle strutture sanitarie regionali.

Numeri che assumono un significato ancora più drammatico dopo quanto accaduto nei giorni scorsi al Pronto Soccorso del Policlinico Sant'Orsola di Bologna, dove una giovane infermiera è stata afferrata al collo da un paziente in stato di alterazione, riportando lesioni che hanno richiesto cure mediche e una prognosi di quindici giorni.

L'episodio non rappresenta un caso isolato. Nel capoluogo emiliano il fenomeno continua infatti a crescere. Nel solo 2024 sono stati registrati 474 episodi tra aggressioni verbali, fisiche e danneggiamenti a beni e strutture sanitarie, contro i 352 dell'anno precedente.

Una escalation che alimenta un clima di crescente preoccupazione tra gli operatori e contribuisce ad aggravare una situazione già segnata dalla carenza di personale, dall'aumento dei carichi assistenziali e dalla difficoltà di rendere attrattiva la professione infermieristica.

Stress, paura, disagio psicologico e perdita di motivazione professionale sono oggi tra le conseguenze più frequentemente denunciate dagli infermieri che subiscono episodi di violenza durante l'attività lavorativa.

Anche Pietro Giurdanella, Presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Bologna, richiama l'attenzione sulle conseguenze che il fenomeno sta producendo sull'intero sistema sanitario.

"Siamo in un momento molto critico rispetto ai giovani che devono scegliere la professione infermieristica. Le aggressioni sono una parte essenziale di questo ragionamento. Questa è una crisi sistemica: qui è a rischio la tenuta sociale del Paese."

Secondo Giurdanella, la violenza nei confronti degli operatori sanitari rappresenta uno dei fattori che contribuiscono all'allontanamento dei giovani dalla professione e all'abbandono di molti professionisti già in servizio.

Ma è soprattutto il NurSind a puntare l'attenzione sul carattere ormai strutturale del fenomeno.

Antonella Rodigliano, Segretaria Regionale NurSind Emilia-Romagna, evidenzia come la situazione abbia ormai superato la soglia dell'emergenza.

"Negli ultimi giorni si erano già verificati altri episodi di aggressione proprio nel Pronto Soccorso del Sant'Orsola. Nel 2025 parliamo di 124 segnalazioni di violenza, praticamente una ogni tre giorni. Un dato che conferma come la violenza nei confronti degli operatori sanitari sia ormai un problema strutturale che richiede risposte immediate."

Per il sindacato delle professioni infermieristiche non è più sufficiente limitarsi alla gestione delle singole aggressioni. Occorre affrontare le cause profonde di un disagio che coinvolge operatori, organizzazioni sanitarie e cittadini.

Dario Antichi, dirigente NurSind, sottolinea come le aggressioni rappresentino soltanto la punta dell'iceberg di una crisi più ampia che interessa l'intera professione infermieristica.

"Non possiamo più considerare le aggressioni, i carichi di lavoro crescenti, i turni pesanti, il rischio di burnout e il rischio concreto per la propria incolumità come il prezzo da pagare per aver scelto la professione infermieristica."

Una riflessione che fotografa una realtà sempre più complessa, nella quale la violenza si somma alla cronica carenza di personale, al sovraffollamento dei servizi di emergenza e alla crescente difficoltà di garantire condizioni di lavoro sostenibili.

Per il NurSind, la tutela degli infermieri deve diventare una priorità assoluta. Servono maggiori presidi di sicurezza, investimenti sugli organici, percorsi di supporto per gli operatori coinvolti e un vero piano straordinario di valorizzazione della professione infermieristica.

Perché, come ribadisce il sindacato, ogni aggressione non colpisce soltanto un professionista, ma rappresenta un colpo inferto all'intero sistema sanitario pubblico e alla qualità dell'assistenza garantita ai cittadini.