Iscriviti alla newsletter

RSA, un antibiotico su tre non basta: il report ISS accende i riflettori sulle ICA

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 09/07/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 Rapporto ISS 2026 | Sorveglianza nazionale nelle Residenze Sanitarie Assistenziali

L'indagine nazionale condotta su oltre 31.600 residenti evidenzia la prevalenza delle infezioni urinarie e respiratorie, un uso ancora rilevante di antibiotici classificati "Watch" e la necessità di rafforzare prevenzione, sorveglianza e stewardship antimicrobica.

Le infezioni correlate all'assistenza (ICA) continuano a rappresentare una delle principali sfide per la sicurezza delle cure nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) italiane. È quanto emerge dal nuovo Rapporto ISTISAN 26/12pubblicato dall'Istituto Superiore di Sanità, che fotografa la situazione nazionale attraverso la quarta indagine di prevalenza puntuale coordinata dall'European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC).

L'indagine, realizzata nel 2024, ha coinvolto complessivamente 470 strutture e 31.670 residenti, andando ben oltre il campione minimo richiesto dall'ECDC. L'obiettivo era valutare contemporaneamente la diffusione delle ICA, il ricorso agli antimicrobici e il livello di implementazione delle strategie di prevenzione e controllo delle infezioni.

Infezioni presenti nel 2,6% dei residenti

Il giorno della rilevazione sono stati identificati 826 residenti con almeno una infezione correlata all'assistenza, pari al 2,6% del totale osservato.

Le forme più frequenti risultano essere:

  • infezioni delle vie urinarie (37,8%);
  • infezioni respiratorie (33,3%).

Si tratta di patologie particolarmente rilevanti in una popolazione caratterizzata da elevata fragilità, pluripatologie, ridotta autonomia e frequente utilizzo di dispositivi invasivi, condizioni che aumentano il rischio infettivo.

Antibiotici prescritti al 2,9% dei residenti

Lo studio mostra inoltre che 915 residenti, pari al 2,9%, erano in trattamento con almeno un antimicrobico sistemico.

Gli antibiotici maggiormente prescritti appartengono alle classi delle:

  • penicilline (26,3%);
  • cefalosporine (24,6%);
  • fluorochinoloni (10,5%).

Particolarmente significativo è il dato relativo alla classificazione AWaRe dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: il 65% degli antibiotici utilizzati appartiene infatti alla categoria Watch, farmaci il cui impiego dovrebbe essere attentamente monitorato per limitare l'insorgenza di antibiotico-resistenza. Solo il 33% rientra nella categoria Access, mentre il 2% appartiene ai farmaci Reserve, destinati ai casi più complessi.

Diagnostica microbiologica ancora limitata

Un altro elemento evidenziato dal rapporto riguarda il ricorso agli accertamenti microbiologici.

Solo il 31,2% delle ICA è stato sottoposto a indagine microbiologica. Tra i 342 microrganismi isolati, quasi la metà (46,2%) è risultata resistente ad almeno una classe di antibiotici.

Un dato che conferma come il fenomeno della resistenza antimicrobica (AMR) rappresenti ormai una criticità anche nelle strutture residenziali, dove convivono pazienti particolarmente vulnerabili e frequentemente esposti a trattamenti antibiotici.

Migliorano prevenzione e stewardship antibiotica

Il confronto con la precedente indagine nazionale del 2016-2017 evidenzia segnali di miglioramento nell'organizzazione delle RSA.

Sono aumentate infatti le iniziative dedicate al corretto utilizzo degli antibiotici, tra cui:

  • comitati antibiotici;
  • linee guida terapeutiche;
  • prontuari farmacologici;
  • sistemi di sorveglianza;
  • collaborazione con i Medici di Medicina Generale.

Secondo gli autori, questi strumenti consentono di monitorare meglio il fenomeno delle infezioni e di adottare strategie sempre più efficaci per la loro prevenzione.

L'ISS: servono ancora investimenti nella prevenzione

Nelle conclusioni del rapporto, l'Istituto Superiore di Sanità sottolinea che la sorveglianza rappresenta uno strumento fondamentale per migliorare la qualità dell'assistenza nelle RSA.

Pur evidenziando progressi rispetto agli anni precedenti, resta ancora un ampio margine di miglioramento nella diffusione della cultura della prevenzione delle infezioni, nell'appropriatezza prescrittiva degli antibiotici e nelle attività di infection prevention and control (IPC).

L'obiettivo finale è duplice: migliorare la qualità di vita dei residenti e contenere l'impatto crescente della resistenza antimicrobica, oggi considerata una delle principali emergenze di sanità pubblica a livello mondiale.