Sale operatorie bloccate dal caldo, NurSind: ''Ora basta, pronti a coinvolgere il Prefetto''
A Sarzana sospesa l'attività chirurgica per le alte temperature. Assunta Chiocca denuncia: "Basta ordini di servizio e straordinari, servono assunzioni e sicurezza per operatori e pazienti".
di Giuseppe Provinzano
"L'emergenza caldo negli ospedali italiani continua a mostrare il volto più critico di una sanità che fatica a garantire sicurezza, qualità delle cure e tutela dei professionisti. Alla ASL 5 Spezzino il problema non riguarda più soltanto il microclima dei reparti, ma investe direttamente l'organizzazione dell'assistenza e la continuità delle attività chirurgiche. Il NurSind La Spezia torna a lanciare l'allarme denunciando una situazione ormai non più sostenibile e chiedendo interventi immediati per evitare che siano ancora una volta gli infermieri a pagare il prezzo delle carenze strutturali".
NurSind: "Sale operatorie ferme, basta scaricare tutto sugli infermieri"
SARZANA, 25/07/2026 - L'attività chirurgica dell'Ospedale San Bartolomeo di Sarzana subirà una sospensione a causa delle elevate temperature registrate all'interno delle sale operatorie. Valori che non consentono di garantire le condizioni ambientali necessarie allo svolgimento degli interventi in sicurezza e che rappresentano, secondo il NurSind La Spezia, il punto più critico di una situazione denunciata da settimane.
Il sindacato ricorda come già nei giorni scorsi avesse segnalato temperature superiori ai 30 gradi in diversi reparti ospedalieri, impianti di climatizzazione inadeguati e condizioni di lavoro sempre più difficili per il personale sanitario.
"Quando un ospedale è costretto a sospendere l'attività delle sale operatorie perché le temperature non consentono di operare in sicurezza, significa che il sistema ha superato il limite. Non siamo più di fronte a un'emergenza climatica, ma al fallimento di una gestione che non riesce a garantire condizioni adeguate né ai pazienti né ai professionisti",
dichiara Assunta Chiocca, segretaria territoriale del NurSind La Spezia.
Per il sindacato, tuttavia, il caldo rappresenta soltanto una delle criticità. L'altro grande problema continua a essere la cronica carenza di infermieri, che costringe l'Azienda a ricorrere in maniera sempre più frequente a straordinari, richiami in servizio e, negli ultimi giorni, anche a ordini di servizio rivolti al personale.
Secondo il NurSind, sarebbe stato invece necessario attivare le prestazioni aggiuntive previste dal Contratto collettivo nazionale proprio per affrontare situazioni di grave carenza di organico.
"Da settimane chiediamo l'attivazione delle prestazioni aggiuntive previste dal contratto nazionale. Invece continuiamo ad assistere a una gestione fondata su straordinari, richiami in servizio e, adesso, perfino ordini di servizio. Così si scaricano sugli infermieri responsabilità che appartengono esclusivamente all'organizzazione aziendale",
prosegue Chiocca.
La segretaria territoriale evidenzia come questa modalità organizzativa finisca inevitabilmente per aumentare il rischio di affaticamento psicofisico dei professionisti e renda sempre meno attrattivo il lavoro negli ospedali pubblici.
"Gli infermieri non sono pedine da spostare da un turno all'altro. Durante la pandemia erano considerati indispensabili; oggi sembrano essere diventati semplicemente numeri ai quali chiedere sacrifici continui, senza alcuna valorizzazione professionale. Così si alimentano burnout, dimissioni volontarie e disaffezione verso una professione che dovrebbe invece essere sostenuta e valorizzata",
sottolinea la segretaria del NurSind La Spezia.
L'allarme riguarda anche il Punto di Primo Intervento di Levanto, dove la situazione organizzativa viene definita altrettanto critica. Dopo i pensionamenti e il mancato reintegro del personale cessato, il servizio è rimasto con un solo infermiere per turno, mentre la nuova configurazione degli ambienti assistenziali, con due box non più reciprocamente visibili, rende ancora più complessa la gestione dei pazienti.
"Anche il Punto di Primo Intervento di Levanto vive una situazione estremamente delicata. Dopo i pensionamenti il servizio è rimasto con un solo infermiere per turno e la nuova disposizione dei locali rende ancora più difficile garantire assistenza e sicurezza. È indispensabile procedere immediatamente al reintegro dell'organico",
evidenzia Chiocca.
Per il NurSind emerge ormai con chiarezza una strategia che continua a privilegiare misure emergenziali anziché affrontare le cause del problema.
Le carenze di personale vengono compensate attraverso il ricorso sistematico agli straordinari, ai richiami in servizio e agli ordini di servizio, mentre continuano a mancare interventi strutturali sul reclutamento degli infermieri e sull'organizzazione del lavoro.
"Le priorità sono chiare: nuove assunzioni, attivazione delle prestazioni aggiuntive come misura ponte prevista dal CCNL e ripristino di condizioni di lavoro sicure, sia sotto il profilo degli organici sia per quanto riguarda il microclima degli ambienti sanitari. Continuare così significa compromettere la qualità dell'assistenza e mettere ulteriormente sotto pressione chi ogni giorno garantisce il funzionamento della sanità pubblica",
afferma la segretaria territoriale.
Dopo mesi di segnalazioni, richieste e interventi ritenuti insufficienti, il sindacato annuncia il passaggio a iniziative più incisive.
"Il tempo delle attese è finito. Procederemo con la formalizzazione dello stato di agitazione del personale e, se non arriveranno risposte concrete e tempestive, siamo pronti a rivolgerci anche al Prefetto. Non consentiremo che le carenze organizzative continuino a essere scaricate sugli infermieri, chiamati ogni giorno a garantire servizi essenziali con organici insufficienti, in condizioni sempre più difficili e senza il riconoscimento che la loro professionalità merita",
conclude Assunta Chiocca, segretaria territoriale del NurSind La Spezia.
Per il sindacato guidato dalla segretaria territoriale Assunta Chiocca, la vicenda della ASL 5 Spezzino rappresenta ormai il simbolo di una crisi organizzativa che non può più essere affrontata con provvedimenti temporanei, ma richiede scelte strutturali capaci di restituire dignità agli infermieri e sicurezza all'intero sistema sanitario.
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