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Decreto PA, cambiano ferie e monetizzazione: ecco cosa cambia per i dipendenti pubblici

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 07/08/2026

AttualitàGoverno

 

Le ferie tornano al centro della riforma della Pubblica Amministrazione. Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto PA, che interviene anche sulla disciplina delle ferie, dei riposi e dei permessi dei dipendenti pubblici, introducendo modifiche destinate ad avere un impatto significativo sull'organizzazione del lavoro e sul trattamento economico del personale.

Come spiegato dal ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo nella conferenza stampa successiva al Consiglio dei ministri, l'obiettivo del provvedimento è quello di adeguare definitivamente la normativa italiana ai principi fissati dalla legislazione europea, superando alcune disposizioni che negli anni hanno generato contenziosi e pronunce della Corte di giustizia dell'Unione europea.

Stop al divieto assoluto di monetizzare le ferie

La novità più rilevante riguarda la monetizzazione delle ferie non godute.

Il decreto supera il principio del divieto assoluto che finora caratterizzava il pubblico impiego, consentendo il riconoscimento di un'indennità economica esclusivamente in un'ipotesi ben precisa: alla cessazione del rapporto di lavoro, quando il dipendente non abbia potuto usufruire delle ferie maturate per cause non imputabili a una sua scelta volontaria.

La riforma chiarisce infatti che il lavoratore non potrà decidere autonomamente di rinunciare alle ferie per ottenere un corrispettivo economico. La monetizzazione sarà possibile soltanto quando la mancata fruizione non dipenda da una decisione consapevole del dipendente.

Il datore di lavoro dovrà invitare formalmente il dipendente ad andare in ferie

La bozza del decreto introduce anche un preciso obbligo a carico dell'amministrazione.

Il datore di lavoro dovrà invitare formalmente il dipendente a utilizzare le ferie maturate entro il periodo previsto, informandolo chiaramente che, in caso di mancata fruizione, i giorni residui andranno perduti al termine del periodo di riferimento (o dell'eventuale periodo di riporto autorizzato) e non potranno essere sostituiti da alcuna indennità economica.

Il provvedimento precisa inoltre che l'onere di dimostrare che il lavoratore abbia volontariamente rinunciato alle ferie ricadrà sull'amministrazione datrice di lavoro. Solo in presenza di questa prova non sarà dovuto alcun trattamento economico sostitutivo alla cessazione del rapporto.

Durante le ferie niente indennità collegate alla prestazione lavorativa

Il decreto interviene anche sul trattamento economico durante il periodo feriale, recependo l'orientamento consolidato della giurisprudenza europea.

La nuova formulazione chiarisce che il principio delle ferie retribuite garantisce al dipendente il diritto a percepire la normale retribuzione, ma esclude il riconoscimento dei compensi strettamente collegati allo svolgimento effettivo della prestazione lavorativa oppure di quelli che non vengono corrisposti per dodici mensilità.

Ciò significa che durante le ferie non spetteranno più quelle indennità che presuppongono l'effettivo svolgimento dell'attività lavorativa, come ad esempio le indennità di turno, i compensi legati a particolari modalità organizzative del servizio o altri emolumenti accessori collegati alla presenza in servizio.

Tra gli esempi richiamati nella bozza figurano anche i buoni pasto, la cui erogazione resta strettamente connessa all'effettiva prestazione lavorativa.

Norma con effetti anche sul passato

Uno degli aspetti più delicati della riforma riguarda la sua efficacia.

Il testo prevede infatti che la nuova disciplina assuma carattere retroattivo, fatti salvi esclusivamente i giudicati già formatisi in seguito a sentenze definitive.

L'obiettivo dichiarato dal Governo è evitare il riconoscimento generalizzato di emolumenti accessori durante il periodo di ferie, circostanza che, secondo le stime del Ministero dell'Economia e delle Finanze, potrebbe comportare un costo di circa 2 miliardi di euro per la finanza pubblica.

Maggiore spazio alla contrattazione collettiva

La riforma non disciplina ogni aspetto in maniera rigida, ma rinvia una parte della regolamentazione ai futuri rinnovi contrattuali del pubblico impiego.

Sarà infatti la contrattazione collettiva a definire nel dettaglio l'applicazione di alcune disposizioni relative al trattamento economico durante il periodo di ferie, nel rispetto dei principi fissati dal decreto e della normativa europea.