Ferrara, sindacati in presidio a Cona: «Basta promesse, servono impegni scritti»
Oltre 5mila lavoratori coinvolti nella vertenza delle aziende sanitarie ferraresi. Il NurSind denuncia mesi di trattative senza risultati concreti e chiede risposte su stipendi, progressioni e organizzazione del lavoro.
di Giuseppe Provinzano
"Le parole non bastano più, soprattutto quando in gioco ci sono i diritti e le condizioni di lavoro di migliaia di professionisti della sanità. A Ferrara la pazienza delle rappresentanze sindacali sembra essere arrivata al limite. Dopo mesi di confronti giudicati inconcludenti, il NurSind e le altre organizzazioni sindacali portano la protesta davanti all'ospedale di Cona. Al centro della mobilitazione una richiesta tanto semplice quanto impegnativa per le direzioni aziendali: trasformare le disponibilità espresse a voce in accordi scritti, verificabili e accompagnati da scadenze precise".
Sindacati in prima linea: la sanità ferrarese chiede risposte
FERRARA, 21 ottobre 2026 – La contrattazione integrativa nelle aziende sanitarie ferraresi diventa terreno di scontro sindacale. NurSind, Fp Cgil, Uil Fpl e Nursing Up hanno promosso una mobilitazione a sostegno delle rappresentanze sindacali unitarie dell'Azienda ospedaliero-universitaria e dell'Azienda Usl di Ferrara, denunciando il mancato raggiungimento di risultati concreti su questioni economiche e organizzative rimaste irrisolte dall'inizio dell'anno.
Il presidio è stato programmato per mercoledì 21 ottobre, dalle 10 alle 12, davanti all'ingresso 1 dell'ospedale di Cona, in vista del tavolo negoziale previsto nel pomeriggio, dalle 13 alle 18.
La vertenza riguarda oltre 5mila dipendenti delle due aziende, rappresentati dalle Rsu, e coinvolge aspetti fondamentali del rapporto di lavoro: dalla valorizzazione professionale alla gestione degli orari, fino alle conseguenze delle riorganizzazioni dei servizi.
Ferioli (NurSind): «Le aperture verbali non producono risultati»
A esprimere con particolare chiarezza le ragioni della protesta è Raffaele Ferioli, segretario territoriale NurSind Ferrara, che richiama le direzioni sanitarie alla necessità di assumere responsabilità formali.
«Verba volant, scripta manent. Le aperture verbali che abbiamo avuto dalla Direzione non hanno prodotto atti formali. Le dichiarazioni di intenti, come ben sappiamo, non sono vincolanti mentre noi siamo alla ricerca di un risultato concreto che stiamo inseguendo dall'inizio dell'anno».
Una posizione che mette al centro la credibilità stessa delle relazioni sindacali. Per il NurSind, infatti, la disponibilità al dialogo non può continuare a sostituire decisioni effettive, soprattutto quando le questioni aperte incidono direttamente sulle retribuzioni e sulla vita lavorativa del personale.
Ferioli ha inoltre chiarito che la manifestazione non nasce con finalità intimidatorie, ma rappresenta uno strumento per ottenere risposte documentate.
«Da parte della direzione aziendale non c'è stata chiusura, però ci sono state solo parole, chiacchiere, che si spera ora diventino qualcosa di concreto nero su bianco».
Progressioni, fondi e orari: i nodi ancora irrisolti
La piattaforma rivendicativa comprende diversi capitoli della contrattazione integrativa. Tra quelli più rilevanti figurano i Differenziali economici di professionalità (DEP), le progressioni verticali, la gestione e la trasparenza dei fondi contrattuali, il conferimento degli incarichi e gli strumenti di welfare aziendale.
Restano aperte anche le questioni relative ai buoni pasto, al riconoscimento dei tempi di vestizione e di consegna e alle anomalie riscontrate nella contabilizzazione delle ore lavorate.
Secondo le organizzazioni sindacali, a rallentare il confronto sarebbero state convocazioni insufficienti, documentazione incompleta o tardiva e risposte continuamente rinviate.
Non si tratta, dunque, soltanto di rivendicazioni economiche. Il vero nodo è la possibilità per i lavoratori di ottenere una contrattazione capace di produrre risultati, anziché un confronto destinato a rimanere privo di effetti concreti.
Riorganizzazioni senza confronto: cresce il malcontento
Alle criticità contrattuali si aggiungono le preoccupazioni per i cambiamenti organizzativi che interessano diversi servizi sanitari ferraresi.
Nel mirino delle rappresentanze sindacali finiscono le riorganizzazioni riguardanti Maccacaro, il Centro diurno Il Convento, le sale operatorie e Malattie infettive, insieme ai passaggi dai Cau alle Aft e ai trasferimenti di attività e personale amministrativo.
Secondo le sigle, interventi di questa portata richiederebbero un coinvolgimento preventivo e sostanziale delle rappresentanze dei lavoratori, per valutarne le ricadute sull'organizzazione dei turni, sui carichi assistenziali e sulle condizioni operative.
La mobilitazione raccoglie anche le posizioni delle altre organizzazioni. La Fp Cgil ha richiamato il rischio di uno svuotamento della contrattazione integrativa, mentre Nursing Up ha evidenziato l'assenza di un esame effettivo di numerose richieste avanzate.
Uil Fpl ha confermato il sostegno alle Rsu, pur precisando la propria mancata partecipazione al tavolo negoziale in ragione della non sottoscrizione del contratto nazionale. Anche Fials ha annunciato l'adesione alla protesta, chiedendo maggiore regolarità nelle convocazioni e risposte tempestive alle istanze del personale.
I sindacati chiedono una svolta: accordi verificabili e tempi certi
Il confronto del 21 ottobre rappresenta un passaggio importante per misurare la reale disponibilità delle direzioni aziendali a superare lo stallo.
Per i sindacati, il punto non è moltiplicare gli incontri, ma arrivare finalmente a decisioni capaci di incidere sulle condizioni dei professionisti.
Impegni scritti, scadenze definite e risultati misurabili diventano così le condizioni indispensabili per restituire efficacia alla contrattazione.
Senza risposte soddisfacenti, le organizzazioni sindacali hanno già prospettato la prosecuzione della mobilitazione.
Il messaggio che arriva da Cona è chiaro: chi garantisce ogni giorno il funzionamento della sanità pubblica non può continuare ad attendere indefinitamente il riconoscimento dei propri diritti. E dopo mesi di promesse, per i sindacati è arrivato il momento di mettere tutto nero su bianco.
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