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NurSind Monza e Brianza: aggressioni e burnout, "Così la sanità rischia di crollare"

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 25/09/2026

LombardiaNurSind dal territorio

Dopo l’ennesima violenza al Pronto soccorso di Vimercate, Cosi (NurSind) lancia l’allarme:

"Non possiamo iniziare il turno con la paura di diventare pazienti"


di Giuseppe Provinzano

"Un turno di lavoro non può trasformarsi in una prova di resistenza, né chi entra in ospedale per curare può convivere con il timore di uscirne ferito. L’ennesima aggressione avvenuta al Pronto soccorso dell’ospedale di Vimercate riporta al centro una questione che, secondo il NurSind Monza e Brianza, ha ormai superato i confini dell’emergenza episodica.

La violenza contro medici e infermieri si inserisce infatti in un quadro segnato da carenza di personale, carichi di lavoro crescenti, stress, difficoltà nel recupero psicofisico e turni di pronta disponibilità. Una miscela che rischia di spingere sempre più professionisti verso il burnout e di rendere ancora meno attrattivi i settori maggiormente esposti, a partire dall’emergenza-urgenza".


L’aggressione al Pronto Soccorso di Vimercate

MONZA, 25/09/2026 - Un nuovo episodio di violenza, ancora una volta dentro un Pronto soccorso. A Vimercate, nei giorni scorsi, medici e infermieri impegnati nell’assistenza a un paziente in forte stato di agitazione sono stati aggrediti, riportando traumi e ferite.

Sul posto sono stati nuovamente allertati i carabinieri, che avevano accompagnato l’uomo in ospedale. L’episodio si è concluso senza conseguenze ancora più gravi, ma per il NurSind Monza e Brianza quanto accaduto rappresenta l’ennesimo segnale di una situazione che non può più essere affrontata come una semplice successione di emergenze.

A intervenire è Donato Cosi, segretario territoriale NurSind Monza e Brianza, che nei giorni scorsi ha portato formalmente la questione anche all’attenzione dei vertici dell’ASST Brianza.

"Rischiamo la vita per curare: così non possiamo più andare avanti. Fortunatamente i colleghi hanno riportato ferite guaribili in pochi giorni, ma non è più tollerabile lavorare in questo modo", afferma Donato Cosi.

Il precedente è ancora recente. Lo scorso maggio, sempre al Pronto soccorso di Vimercate, un uomo aveva danneggiato l’area triage dopo un precedente episodio di violenza ai danni di infermieri del vicino CPS. Ora una nuova aggressione riaccende l’allarme.

"È inaccettabile che chi opera in prima linea per la tutela della salute pubblica debba svolgere la propria attività in contesti di costante rischio per la propria incolumità. Questo gravissimo episodio non è un fatto isolato, bensì la conseguenza di una crisi strutturale che abbiamo già più volte segnalato", continua Cosi.

Il problema non è soltanto la violenza

Per il NurSind, fermarsi alla cronaca dell’ultima aggressione significherebbe però osservare soltanto una parte del problema.

Dietro la crescente tensione vissuta nei reparti e nei servizi di emergenza c’è una condizione organizzativa sempre più complessa. Gli infermieri sono chiamati a sostenere carichi di lavoro elevati mentre gli organici si assottigliano e diventa sempre più difficile garantire un adeguato equilibrio tra attività professionale e recupero.

Il risultato è una pressione che, secondo il sindacato, rischia di produrre un circolo vizioso: meno personale significa maggiori carichi sui professionisti rimasti; maggiori carichi significano stress, stanchezza e minore attrattività; la perdita di attrattività rende ancora più difficile trattenere gli infermieri e reperirne di nuovi.

A questo si aggiunge la gestione di situazioni ad alta complessità, nelle quali il personale sanitario può trovarsi esposto alla rabbia o all’aggressività di pazienti e accompagnatori.

"La pressione è alle stelle e alcuni contesti lavorativi stanno diventando insostenibili. Non si può iniziare un turno con la paura di finire dall’altra parte, non più come persona che cura, ma come paziente", sottolinea Donato Cosi.

NurSind: "Il recupero psicofisico viene eroso"

Un altro fronte sollevato dal segretario territoriale riguarda il ricorso alla pronta disponibilità, istituto previsto contrattualmente ma che, quando diventa particolarmente gravoso, può incidere ulteriormente sulla capacità del personale di recuperare tra un turno e l’altro.

"L'impiego del servizio di Pronta Disponibilità, pur previsto dai contratti, rappresenta un ulteriore fattore di onere organizzativo. I continui turni di pronta disponibilità e le frequenti chiamate in servizio erodono i tempi di recupero psicofisico e la conciliazione vita-lavoro, peggiorando drasticamente la qualità della vita professionale dei dipendenti", spiega Cosi.

Ed è proprio qui che l’allarme supera i confini del singolo Pronto soccorso. Per il NurSind, il rischio burnout tra gli infermieri non può essere considerato soltanto un problema individuale del lavoratore, perché finisce inevitabilmente per riflettersi sulla capacità del sistema sanitario di trattenere professionisti esperti e di attrarne di nuovi.

Quando lavorare in prima linea significa sommare carichi assistenziali, turni difficili, reperibilità, stress e rischio di aggressione, il problema diventa organizzativo.

Chiesto un tavolo urgente con ASST Brianza

Il NurSind chiede quindi che dalle denunce si passi agli interventi. Cosi ha sollecitato i vertici dell’ASST Brianza affinché venga aperto un confronto sulle criticità segnalate, individuando misure strutturali e non soltanto risposte successive ai singoli episodi.

"Non si può più rimandare. Abbiamo chiesto ai vertici dell’ASST Brianza un intervento strutturale e la convocazione urgente di un incontro, di un tavolo tecnico. Noi così non possiamo più andare avanti", conclude Donato Cosi.

L’ultima aggressione di Vimercate diventa così la fotografia di una tensione che, secondo il NurSind, riguarda l’intero sistema: proteggere chi cura significa intervenire sulla sicurezza, ma anche sugli organici, sui carichi di lavoro e sull'organizzazione dei servizi.

Perché quando un infermiere comincia il turno preoccupandosi non soltanto dei pazienti che dovrà assistere, ma anche della propria incolumità e della capacità di reggere l’ennesima giornata sotto pressione, il problema non riguarda più soltanto quel professionista. Riguarda la tenuta stessa del servizio sanitario.