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Violenza e molestie sessuali a danno di tirocinanti infermieri. Il caso Marta, la punta dell’iceberg

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La Redazione
Pubblicato il: 09/11/2022

Lettere alla RedazioneProfessione e lavoroStudenti infermieri

Di Chiara Bianconi, studentessa di Infermieristica

Negli ultimi giorni si è diffusa la notizia che Marta, tirocinante infermiera di 20 anni presso l’università La Sapienza, è stata stuprata nel reparto di Urologia da un infermiere di 55 anni, ovvero da colui che avrebbe dovuto seguirla, aiutarla ed istruirla durante il suo affaccio sulla Professione.

Questo evento, per quanto tragico, non è isolato: sono tante, troppe, le testimonianze di molestie sessuali, maltrattamenti e mobbing che gli studenti denunciano da anni ai rispettivi coordinatori senza particolari successi.

Lara riferisce che durante un turno un infermiere le ha detto di avere “ faccia da porca”; Elena invece che al primissimo giorno di tirocinio ha ricevuto delle avances non apprezzate da un altro collega.

Eventi del genere portano quindi a porsi una domanda: quali sono le condizioni dei tirocinanti nei reparti? Da chi sono tutelati?

Si potrebbe stare a discutere per intere giornate di come il nostro corso di laurea preveda ben oltre le 2400 ore di tirocinio nei reparti in cui veniamo considerati manodopera gratuita -anzi pagante- costretti a mansioni domestico-alberghiere perché “si è sempre fatto così” e perché “gli allievi devono saper fare tutto”; di come molti poli universitari obblighino a frequentare anche il  sabato, la domenica e i festivi; o ancora di come gli studenti siano costretti a comprare le divise per diverse centinaia di euro per poi lavarle a casa, senza il minimo riguardo per la diffusione di infezioni nosocomiali. Ma tutto questo troverà spazio effettivo in altra sede.

Ciò che preoccupa tanti nostri colleghi è la totale noncuranza che molte università e molti poli ospedalieri hanno nei confronti dei propri tirocinanti.

Nessuno viene a controllarci durante i periodi di tirocinio, né tantomeno qualcuno si interessa al termine dello stesso. Veniamo affidati a infermieri di cui non sappiamo niente né dal punto di vista professionale né tantomeno da quello personale.

Episodi di mobbing e di violenze di genere presso quelli che saranno i Professionisti di domani sono gravissimi: non solo non dovrebbero avvenire in un ambiente universitario, ma comunque influiscono direttamente sull’esperienza e sulla formazione dei tirocinanti.

È un dovere delle istituzioni, dei coordinatori, dell’Ordine ma anche del singolo infermiere mobilitarsi per cambiare questa  situazione tanto grave quanto paradossale.

Le proteste in Sapienza vanno avanti da giorni: mentre tutto ciò che è stato ottenuto fino ad adesso è stato del semplice cordoglio per Marta da parte dell’ordine e della Magnifica Rettrice della Sapienza, gli studenti del collettivo di Medicina e Professioni Sanitarie si sono mobilizzati per chiedere condizioni di lavoro sicure ma anche “un ambiente transfemminista capace di garantire a tutt* la piena realizzazione della propria soggettività”.