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Infermiere aggredito in Pronto Soccorso, NurSind accusa: sicurezza lasciata al caso

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 02/01/2026

CampaniaNurSind dal territorio

All’ospedale Moscati di Avellino un infermiere colpito mentre lavorava. Il sindacato degli infermieri denuncia l’assenza della Direzione e chiede tutele immediate.

Avellino, 1 gennaio 2026. Avellino non è solo il luogo di un’aggressione, ma il simbolo di una deriva ormai intollerabile. Ancora una volta un infermiere viene colpito mentre svolge il proprio lavoro, ancora una volta la violenza irrompe in Pronto Soccorso e ancora una volta a fare rumore non è solo il pugno, ma il silenzio che segue. Il NurSind prende posizione con fermezza e senza ambiguità, trasformando un episodio di cronaca in una denuncia politica e sindacale che chiama in causa le responsabilità delle istituzioni sanitarie.

 

Nella notte di Capodanno, al Pronto Soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino, un infermiere è stato aggredito mentre faceva rispettare le regole di accesso alla sala d’attesa. Un gesto ordinario, necessario, parte integrante del lavoro quotidiano. La risposta è stata una violenza brutale, ripetuta, cieca. Colpi al torace sferrati da un accompagnatore in evidente stato di alterazione, interrotti solo dall’intervento fortuito di una pattuglia della Polizia, che ha evitato conseguenze ben più gravi. L’aggressore è stato arrestato dopo un inseguimento e ha aggredito anche gli agenti intervenuti.

Il bilancio complessivo racconta una scena che va ben oltre l’episodio isolato. Personale sanitario ferito, forze dell’ordine refertate, danni materiali e un clima lavorativo che, secondo il sindacato, è diventato ormai insostenibile nei servizi di emergenza. Ma c’è un altro livello di violenza che il NurSind denuncia con forza, ed è quello che arriva dopo.

"Quanto accaduto non è solo un’aggressione fisica, ma il fallimento del sistema di tutela dei lavoratori della salute".

A quasi ventiquattro ore dai fatti, sottolinea il sindacato, nessuna presenza della Direzione, nessun segnale concreto di vicinanza al personale coinvolto. Un’assenza che pesa come una seconda aggressione, questa volta morale, che lascia i professionisti soli proprio nel momento in cui avrebbero bisogno di sentirsi tutelati e sostenuti.

"La solidarietà non si esprime nei convegni o nei comunicati di circostanza, ma con la presenza fisica e il sostegno concreto quando i lavoratori vengono colpiti sul campo".

Il NurSind non si limita alla denuncia. Rivendica con chiarezza la necessità di un cambio di passo immediato e strutturale. La sicurezza nei Pronto Soccorso non può più essere affidata al caso, alla fortuna o alla casuale presenza delle forze dell’ordine. Servono presidi di sicurezza realmente operativi in ogni turno, soprattutto in quelli notturni, percorsi immediati di tutela legale e supporto psicologico per le vittime di violenza e un segnale pubblico, netto e responsabile da parte della Direzione Generale.

"Non accetteremo che questa aggressione venga archiviata come uno dei cosiddetti rischi del mestiere".

Il sindacato degli infermieri annuncia che resterà al fianco del collega in ogni sede necessaria, perché la normalizzazione della violenza è la sconfitta più grande per la sanità pubblica. Difendere chi cura non è uno slogan, ma una responsabilità istituzionale che non può più essere rimandata.