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Manovra 2026, ecco gli aumenti per l’indennità di specificità degli infermieri

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 14/01/2026

AttualitàGoverno

 

La Manovra 2026 rafforza il capitolo sanità puntando su uno dei nodi più sensibili del sistema: le retribuzioni del personale. I commi da 357 a 361 prevedono un incremento significativo delle indennità di specificità per medici, infermieri, dirigenti sanitari e operatori socio-sanitari, con l’obiettivo dichiarato di rendere più attrattivo il lavoro nel Servizio sanitario nazionale e arginare la carenza di personale.

Il provvedimento interviene modificando e ampliando quanto già stabilito dalla precedente legge di bilancio (legge n. 207 del 2024), aumentando le risorse a partire dal 2026.

Medici e veterinari: più fondi per l’indennità di specificità

Per i medici e i veterinari del Servizio sanitario nazionale l’indennità di specificità viene incrementata fino a 412 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. Si tratta di un aumento netto rispetto ai 327 milioni previsti inizialmente, che punta a riconoscere il ruolo e le responsabilità di una categoria sempre più sotto pressione, tra carichi di lavoro crescenti e difficoltà nel reclutamento.

Infermieri: l’aumento più consistente

La crescita più marcata riguarda gli infermieri. Le risorse destinate alla loro indennità di specificità salgono fino a 480 milioni di euro annui dal 2026, contro i 285 milioni previsti in precedenza. Un segnale politico forte, che arriva dopo anni di richieste da parte delle organizzazioni sindacali e nel pieno di una crisi strutturale del personale infermieristico.

Dirigenza sanitaria e operatori socio-sanitari

La Manovra interviene anche sulla dirigenza sanitaria, con un incremento dell’indennità di specificità fino a 13,5 milioni di euro annui a partire dal 2026, rispetto ai 5,5 milioni previsti fino al 2025.

Per gli operatori socio-sanitari (OSS) l’aumento è pari a 208 milioni di euro annui dal 2026, in crescita rispetto ai 150 milioni inizialmente stanziati. Un riconoscimento economico per una figura chiave nell’assistenza quotidiana, spesso rimasta ai margini degli interventi retributivi.

Prestazioni aggiuntive: margini per le Regioni

Accanto agli aumenti strutturali delle indennità, il testo apre uno spazio di manovra per le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano. Per il solo 2026, potranno incrementare la spesa per le prestazioni aggiuntive di dirigenti medici e personale sanitario del comparto, entro un tetto complessivo di 143,5 milioni di euro.

Di questi, circa 101,9 milioni sono destinati ai dirigenti medici e 41,6 milioni al personale sanitario non dirigente. I compensi per le prestazioni aggiuntive saranno tassati con un’imposta sostitutiva del 15 per cento, più favorevole rispetto alla tassazione ordinaria.

Un segnale politico, ma non risolutivo

Nel complesso, i commi 357-361 della Manovra 2026 segnano un rafforzamento degli investimenti sul capitale umano della sanità pubblica. Le cifre sono rilevanti e indicano una presa d’atto delle difficoltà del settore. Resta però aperta la questione dell’impatto reale sulle buste paga e sulla capacità del sistema di trattenere professionisti sempre più attratti dal privato o dall’estero.