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Flat tax turno notturno e festivo: cosa cambia nel 2026 per lavoratori pubblici e privati

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 07/01/2026

AttualitàGoverno

 

La Legge di Bilancio 2026 conferma la flat tax al 15%. Una misura che interessa milioni di lavoratori, compresi molti professionisti della sanità, e che avrà effetti diretti sul netto in busta paga.

La detassazione riguarda straordinari, lavoro notturno e festivo. L’obiettivo dichiarato è duplice: aumentare il reddito disponibile e incentivare la disponibilità a coprire turni aggiuntivi in una fase in cui, soprattutto nei servizi pubblici essenziali, la carenza di personale resta una criticità strutturale.

Le regole, però, non sono uguali per tutti. Cambiano in base al settore di appartenenza e al reddito complessivo del lavoratore.

Settore privato: flat tax fino a 40.000 euro di reddito

Nel settore privato la flat tax al 15% si applica ai lavoratori dipendenti con un reddito annuo complessivo non superiore a 40.000 euro.

Le somme percepite per straordinari, turni notturni e lavoro nei giorni festivi non concorrono più al reddito IRPEF ordinario. Vengono tassate separatamente con un’imposta sostitutiva unica del 15%, senza addizionali regionali e comunali.

Il vantaggio fiscale ha però un tetto preciso: il risparmio massimo ottenibile non può superare i 1.500 euro annui per ciascun lavoratore. Superata questa soglia, non è possibile beneficiare di ulteriori agevolazioni.

Pubblica amministrazione: beneficio più limitato

La misura viene estesa anche ai dipendenti della Pubblica amministrazione, infermieri compresi, ma con criteri più stringenti.

In questo caso l’accesso alla flat tax è consentito fino a un reddito annuo di 50.000 euro, ma il beneficio massimo si ferma a 800 euro l’anno.

Nel pubblico impiego la detassazione riguarda soprattutto il cosiddetto trattamento accessorio: straordinari, turnazioni, lavoro notturno e festivo. Voci che, per molti operatori sanitari, rappresentano una parte rilevante dello stipendio mensile.

Flat tax sì, ma non è sempre la scelta migliore

Un aspetto fondamentale riguarda la natura facoltativa della detassazione. L’aliquota al 15% non è obbligatoria e non è automaticamente conveniente per tutti.

Con la tassazione ordinaria, infatti, i compensi per straordinari confluiscono nel reddito complessivo e possono beneficiare delle detrazioni IRPEF: quelle per lavoro dipendente, per familiari a carico e per altre agevolazioni fiscali. In alcuni casi, queste detrazioni abbassano l’aliquota effettiva ben al di sotto del 15%.

La flat tax, invece, è un’imposta sostitutiva. Le somme agevolate vengono tassate separatamente e non danno diritto ad alcuna detrazione. Questo significa che, per alcuni lavoratori, il risparmio potrebbe ridursi fino ad annullarsi.

Per questo il legislatore ha previsto la possibilità di scegliere. Ogni lavoratore potrà valutare quale regime risulta più favorevole, confrontando tassazione ordinaria e flat tax in base alla propria situazione reddituale e familiare.