Dal 2026 il TFR cambia: se non scegli entro 60 giorni finisce automaticamente nel fondo pensione
Dal 2026 il Trattamento di fine rapporto entra in una fase nuova. Con la manovra di bilancio cambiano le regole sulla destinazione del TFR e, per molti lavoratori, la scelta non sarà più rimandabile. Dal 1° luglio 2026 entra in vigore il meccanismo del silenzio-assenso per i nuovi assunti: chi non esprime una decisione entro i termini previsti vedrà il proprio TFR confluire automaticamente in un fondo pensione.
Una svolta che riguarda milioni di dipendenti e che impone alle imprese nuovi obblighi informativi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la previdenza complementare in un sistema pensionistico pubblico sempre più sotto pressione.
Come funziona il silenzio-assenso
Dal 1° luglio 2026 ogni lavoratore nuovo assunto dovrà decidere dove destinare il TFR maturando. Le opzioni restano due: lasciarlo in azienda oppure versarlo a un fondo pensione.
Il tempo per scegliere è limitato: 60 giorni dalla data di assunzione. Se entro questo termine non arriva alcuna comunicazione, scatta il silenzio-assenso. Il TFR viene trasferito automaticamente al fondo pensione previsto dal contratto collettivo nazionale di lavoro applicato al rapporto.
Il punto più delicato riguarda la reversibilità. Chi aderisce alla previdenza complementare, anche solo per effetto del silenzio-assenso, non potrà più riportare il TFR in azienda. Chi invece decide inizialmente di mantenerlo in azienda potrà aderire in un secondo momento a un fondo pensione.
La logica della riforma è chiara: favorire l’accumulo di risparmio previdenziale integrativo per compensare assegni pubblici che, secondo le proiezioni demografiche, saranno sempre più contenuti rispetto all’ultimo stipendio percepito.
Gli incentivi fiscali per lavoratori e imprese
Per rendere più attrattiva la previdenza complementare, la riforma introduce vantaggi fiscali.
Per i lavoratori:
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i contributi versati ai fondi pensione sono deducibili fino a 5.300 euro l’anno;
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i rendimenti maturati sono tassati al 20%, contro il 26% previsto per altre forme di investimento finanziario.
Per le imprese è previsto uno sgravio contributivo. Le aziende che non trattengono più il TFR perché destinato ai fondi pensione beneficiano di una riduzione dei contributi dovuti all’INPS pari allo 0,28% della retribuzione imponibile.
Una misura pensata per compensare almeno in parte la minore liquidità disponibile in azienda.
Cosa sono i fondi pensione
I fondi pensione sono strumenti di previdenza complementare che affiancano la pensione pubblica. Il meccanismo è semplice: il lavoratore versa il TFR maturando e può aggiungere contributi volontari; spesso anche il datore di lavoro contribuisce con una quota aggiuntiva prevista dal contratto collettivo.
Le somme vengono investite sui mercati finanziari secondo diverse linee di investimento, da quelle più prudenti a quelle più dinamiche. Al momento del pensionamento il capitale accumulato viene trasformato in rendita o, in parte, liquidato.
Esistono tre principali tipologie:
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fondi pensione negoziali, legati ai contratti collettivi: Perseo-Sirio per il CCNL comparto sanità
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fondi pensione aperti, accessibili anche su base individuale
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piani individuali pensionistici.
Nel caso del silenzio-assenso, il TFR confluirà di norma nel fondo negoziale previsto dal contratto collettivo applicato.
Informarsi per tempo
La novità più rilevante non è solo tecnica. È culturale. Dal 2026 non scegliere equivarrà a scegliere.
Per questo diventa fondamentale informarsi prima della scadenza dei 60 giorni. Le indicazioni utili si trovano nel contratto collettivo nazionale di lavoro, nella documentazione fornita dall’azienda e sui siti dei fondi pensione, dove sono pubblicati costi, rendimenti e linee di investimento.
Prima di decidere conviene valutare alcuni aspetti concreti: costi di gestione, profilo di rischio, orizzonte temporale e l’eventuale contributo aggiuntivo del datore di lavoro.
Il nuovo sistema punta a rafforzare il secondo pilastro previdenziale. Ma la responsabilità finale resta individuale. E, dal 1° luglio 2026, il tempo per decidere non sarà più indefinito.
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