Iscriviti alla newsletter

Indennità di Pronto Soccorso, la Regione apre: NurSind pretendiamo i fatti

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 02/03/2026

Emilia RomagnaNurSind dal territorio

Dopo la pressione costante del NurSind, l’Emilia-Romagna valuta risorse proprie. Rodigliano: “Non basta riconoscere, bisogna pagare”.

Bologna 02/03/2026
C’è un momento, nel confronto sindacale, in cui le dichiarazioni istituzionali smettono di essere rassicuranti e diventano una prova di credibilità. È quel confine sottile tra l’annuncio politico e l’atto amministrativo. Ed è proprio lì che, ancora una volta, il NurSind decide di stare: non per occupare uno spazio mediatico, ma per difendere un diritto contrattuale che riguarda migliaia di infermieri ogni giorno in prima linea.


L’apertura della Regione Emilia-Romagna all’utilizzo di risorse proprie per garantire l’indennità di Pronto Soccorso prevista dal CCNL segna un passaggio politicamente rilevante, ma sindacalmente ancora incompleto. Dopo mesi di confronto serrato, tavoli tecnici e prese di posizione nette, la questione torna al centro dell’agenda regionale con un dato che pesa: lo Stato non trasferisce alle Regioni risorse sufficienti a coprire quanto previsto dal contratto nazionale, lasciando un divario stimato in circa 5,8 milioni di euro annui, oltre agli arretrati 2023–2025.

È in questo scenario che emerge, con forza e continuità, il ruolo del NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, che ha mantenuto alta la pressione istituzionale senza mai arretrare, arrivando a dichiarare lo stato di agitazione pur di non accettare interpretazioni riduttive del CCNL.

“L'indennità di pronto soccorso non è un premio né una concessione politica: è un diritto contrattuale”, sottolinea Antonella Rodigliano, segretaria regionale NurSind Emilia-Romagna.
“Accogliamo positivamente l’apertura della Regione a colmare il divario con risorse proprie, ma ora è indispensabile passare dalle parole ai fatti, con un accordo che porti le giuste somme direttamente in busta paga”.

Le parole dell’assessore alla Sanità Massimo Fabi e del presidente Michele de Pascale, che parlano di investimento sul capitale umano come patrimonio da tutelare, trovano nel NurSind un interlocutore attento ma non indulgente. Perché il riconoscimento, se non è pieno, immediato e concreto, rischia di restare un esercizio retorico.

“Gli infermieri dei Pronto Soccorso sono il primo filtro clinico, la prima presa in carico, la gestione dei casi più complessi in condizioni di sovraffollamento cronico, carenze di organico e aggressioni sempre più frequenti”, evidenzia Rodigliano.
“La valorizzazione non può essere generica né diluita: deve essere mirata, proporzionata e specifica per i Pronto Soccorso”.

Il nodo resta tutto nelle modalità di ripartizione delle risorse. Nell’ultimo incontro di metà febbraio, infatti, la Regione avrebbe prospettato una distribuzione complessiva inferiore rispetto a quanto stabilito dal CCNL 2022–2024, con giustificazioni documentali giudicate insufficienti dalle organizzazioni sindacali. Una linea che il NurSind non è disposto ad accettare.

“Chiediamo atti amministrativi chiari, risorse realmente aggiuntive, criteri trasparenti che non penalizzino la componente infermieristica, pagamento rapido degli arretrati 2023–2025 e la certezza che ogni euro stanziato arrivi integralmente in busta paga”, ribadisce la segretaria regionale.
“Non accetteremo soluzioni al ribasso né interpretazioni restrittive: la tenuta dei Pronto Soccorso passa dalla valorizzazione reale degli infermieri”.

Il prossimo 6 marzo rappresenterà un passaggio decisivo. In quell’occasione, il NurSind si aspetta una chiarificazione definitiva sull’ammontare complessivo delle risorse e sulle modalità di erogazione. In caso contrario, la strada della mobilitazione resta aperta.

Perché, come il NurSind continua a ricordare con coerenza, il rispetto del contratto non è una richiesta: è un obbligo.