Robot OSS all'Annunziata di Cosenza: primo ospedale italiano nell'era della robotica assistenziale
Personalmente devo ancora capire come prendere questa notizia; non riesco a decifrarla e definirla buona o cattiva; non capisco se l'entrata in servizio di questi robot sia effettivamente efficace negli obbiettivi che si prefigge (non sembrano esserci ancora dati) o se non abbia un effetto svilente del personale di supporto. Vedremo; nel frattempo vediamo di cosa si tratta.
Tre robot umanoidi dedicati all'igiene del paziente sono operativi nell'area di Emergenza-Urgenza. L'obiettivo è ridurre le infezioni ospedaliere fino all'80% e alleggerire il carico di lavoro del personale.
L'innovazione tecnologica entra sempre più nei reparti ospedalieri italiani.
All'ospedale Annunziata di Cosenza sono presenti tre robot OSS dedicati all'igiene dei pazienti, progettati per supportare il personale sanitario nelle attività assistenziali e migliorare la sicurezza nei reparti più delicati. I nuovi robot sono già operativi da gennaio nell'area di Emergenza-Urgenza, dopo una fase di formazione del personale che li affiancherà nelle attività quotidiane. Quello di Cosenza è il primo ospedale a livello nazionale ad aver adottato questi dispositivi.
Cosa fanno, concretamente
I robot supportano gli Operatori Socio-Sanitari nelle procedure di igiene e nursing del paziente, seguendo protocolli rigidi e standardizzati pensati per ridurre la diffusione di agenti patogeni tra un paziente e l'altro. Un punto fermo, ribadito da tutti i protagonisti, riguarda il rapporto con il personale umano: i robot non sostituiscono gli OSS, ma li supportano.
Al costo di circa 140.000 euro l'anno per il noleggio delle tre unità, la direzione ospedaliera si sarebbe garantita una funzione di guida e supervisione dell'operatore umano durante le procedure affiancando visivamente l'OSS, ricordando i passaggi del protocollo, segnalando omissioni o errori di sequenza e verificando che i dispositivi di protezione individuale siano indossati correttamente. La riduzione delle infezioni deriverebbe dalla standardizzazione cognitiva della procedura: meno errori per distrazione, meno variabilità tra un operatore e l'altro, meno omissioni legate all'affaticamento. È esattamente questa la frontiera su cui la robotica assistenziale sta ottenendo i risultati più solidi e riproducibili.
Le dichiarazioni
L'idea nasce dalla Terapia Intensiva. Il dottor Andrea Bruni, direttore dell'UOC Anestesia e Rianimazione, ha spiegato la genesi del progetto partendo da un'urgenza concreta: “le infezioni ospedaliere rappresentano ormai un'emergenza. L'OMS stima che nel 2050 provocheranno più vittime delle malattie tumorali. Per questo abbiamo ritenuto opportuno dotarci di una tecnologia che supportasse gli operatori sanitari nel loro contrasto”. Quanto al ruolo del robot, Bruni è esplicito: “i robot non sostituiscono gli OSS, sono uno strumento che li aiuta ad effettuare tutte le operazioni di igiene dei pazienti, seguendo dei protocolli rigidi che servono appunto a fare in modo che non si propaghino le infezioni”.
Il direttore generale Vitaliano De Salazar ha inquadrato l'iniziativa in una visione più ampia: “l'ospedale Annunziata è nel pieno di un cammino costante e inarrestabile. Oggi siamo davanti alla sanità applicata, vera, quella di cui tutti parliamo. Una sanità digitale, quindi ospedale tech e quindi futuro. Questa è stata una sfida, una visione, un onore per la Calabria da dove parte questa innovazione, che creerà sicuramente competizione a livello italiano”. De Salazar si è detto convinto che nel giro di pochi mesi molti altri ospedali italiani seguiranno l'esempio, con i robot operativi in rianimazione, medicina d'urgenza e pronto soccorso.
Monitoraggio e prospettive
L'Azienda Ospedaliera ha avviato studi e monitoraggi clinici nei reparti di pronto soccorso e terapia intensiva per valutare l'efficacia dei dispositivi nella prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza. I dati raccolti costituiranno una base scientifica preziosa e potranno finalmente chiarire anche i dettagli tecnici sul funzionamento che oggi restano in ombra nelle comunicazioni ufficiali.
Per il personale sanitario, l'introduzione di questi dispositivi rappresenta comunque un cambio di paradigma: non una riduzione del ruolo umano, ma una ridistribuzione del carico di lavoro che punta a liberare energie per le attività a più alto valore assistenziale e relazionale; quelle che nessun robot, per ora, può replicare.
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