San Valentino senza ospedale: del materno infantile resta solo una buca d’acqua
Chi è senza peccato, posi la prima pietra
Da un San Valentino all’altro, da quello dell’anno scorso a quello di oggi 14 febbraio 2026. Un anno esatto da quando le fanfare, le campane, le sirene suonarono a festa per la cerimonia delle cerimonie della sanità sassarese: la posa della prima pietra del nuovo Complesso Ospedaliero Materno Infantile.
Sindaci, Presidenti, Direttori, Autorità, Preti, Arcivescovi, Rettori, Assessori, Consiglieri, Parlamentari, Senatori, gli iperbolici discorsi, pomposi, sontuosi, la cazzuola, il cemento e lei la prima pietra, impersonata da un mattone rosso, piccolo, pieno, scelto tra tanti, chissà perché proprio quello.
Gli applausi alle parole più significative, a quelle che non parlano di una semplice opera edilizia ma della consapevolezza che la medicina materno infantile non è solo questione medica ma anche sociale, culturale ed etica; da lacrime.
Le firme di tutti sul mattone, inconsapevole della fine che avrebbe fatto con tutto il suo piedistallo decorato con tanto di targa commemorativa, forse pensando a qualcosa che un giorno, chissà, avrebbe acquisito un valore, come gli oggetti firmati dalle stars, dai grandi campioni e considerate le tempistiche cui finora si è assistito, un’idea nemmeno troppo peregrina.
Tutto meraviglioso, tutto scenografico, perfettamente curato nel dettaglio come l’immancabile buffet.
Un sospiro di sollievo considerato che nel dicembre 2017 (duemiladiciassette) si firmava il contratto d'appalto per l'avvio formale dei lavori, con un importo netto di circa 71 milioni di euro; una ventata di ottimismo posto che il cantiere veniva aperto a giugno 2018 con la demolizione del Palazzo Rosso, struttura storica che sorgeva nell'area destinata al nuovo edificio che tanto sarebbe servita pochi anni dopo durante la pandemia e ancora oggi per mille ragioni.
Ma tant’è, liberata la vista ad ovest verso il mare, tutto si fermò di nuovo, ancora una volta, lasciando ad operatori e pazienti dell’adiacente Ospedale Santissima Annunziata il privilegio di un posto esclusivo da cui ammirare i meravigliosi tramonti sul mare del Golfo dell’Asinara e ai cittadini l’amaro in bocca per l’ennesimo fermo lavori.
Poi la svolta, quasi improvvisa, con un risveglio dal lungo sonno durato 7 anni, con un nuovo accantieramento, movimento di mezzi, sgombero di macerie e felci che ormai la facevano da padrone; consegna dei lavori l’11 febbraioe la memorabile cerimonia solo tre giorni dopo, con l’annuncio degli annunci: “l’intero intervento si completerà entro 1680 giorni”.
Ed infatti, siccome siamo in Italia, in Sardegna, a Sassari, e la cultura della precisione svizzera non ne abbonda, per non tradire la tradizione che in Sardegna prende il nome di “su connottu”, l’orologio che aveva cominciato a scandire il conto alla rovescia dei 1680 giorni si è rotto e il tempo si è fermato.
Oggi è di nuovo San Valentino, il cronometro è ancora fermo, o meglio, da allora ha preso a contare il tempo che può passare da una promessa all’altra.
Prima pietra e piedistallo non si sa bene dove siano finiti mentre è bene evidente quello che è rimasto di quel magnifico giorno: uno scavo grande come una piscina olimpionica, pieno d’acqua, in cui i gabbiani vengono a farsi il bidet, indisturbati; qualcosa che con poco potrebbe davvero diventare un meraviglioso motivo d’orgoglio, di svago e perché no, di fisioterapia e acqua gym.
Cantava Lucio Dalla: l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va; l'anno che sta arrivando tra un anno passerà, è questa la novità.
Andrea Tirotto
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