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Aggressioni in corsia, boom di telecamere negli ospedali: vademecum per evitare violazioni privacy

La Redazionedi
La Redazione
Pubblicato il: 30/03/2026

AttualitàCronache sanitarie

 

Nel 2025 sono state quasi 18mila le aggressioni ai danni di operatori sanitari e sociosanitari, con oltre 23mila professionisti coinvolti, secondo la Relazione annuale dell’Osservatorio nazionale del Ministero della Salute pubblicata il 12 marzo scorso.

La risposta delle strutture è sempre più orientata al rafforzamento dei sistemi di sicurezza, con un ricorso crescente alla videosorveglianza, dal pronto soccorso alle aree di degenza. Una reazione comprensibile che, tuttavia, espone gli ospedali a un rischio parallelo, spesso sottovalutato: quello legato alla violazione della normativa in materia di protezione dei dati personali.

L’omessa adozione delle misure previste comporta infatti sanzioni amministrative rilevanti e, nei casi più gravi, può integrare anche fattispecie di reato. A fare il punto è Consulcesi & Partners, network legale specializzato in diritto sanitario, attraverso la piattaforma Ok Privacy.

 

Il nodo, spiegano gli esperti, non è l’installazione delle telecamere in sé, ma le modalità con cui viene effettuata. Tra le criticità più ricorrenti vi è innanzitutto la collocazione degli impianti: se nelle aree comuni e negli accessi la videosorveglianza può risultare legittima, diversa è la situazione nelle stanze di degenza e negli ambulatori, dove prevale l’esigenza di tutelare la dignità e la riservatezza del paziente.

 

Un secondo profilo riguarda i tempi di conservazione delle immagini, che devono essere limitati, di norma, alle 24 ore successive alla rilevazione, salvo specifiche esigenze legate a festività, chiusure o richieste dell’autorità giudiziaria. Il mancato rispetto di tali limiti può comportare sanzioni comprese tra 20mila e 120mila euro.

 

Ulteriore elemento critico è rappresentato dal rapporto con i lavoratori: l’installazione di sistemi di videosorveglianza nei luoghi di lavoro richiede un accordo con le rappresentanze sindacali o, in alternativa, l’autorizzazione dell’Ispettorato. In assenza di tali presupposti, l’impianto risulta già non conforme. A monte, resta inoltre obbligatoria la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (DPIA).

“Le strutture sanitarie si trovano strette tra due obblighi ugualmente rilevanti: garantire la sicurezza degli operatori e tutelare la privacy di pazienti e dipendenti”, osservano gli esperti di Consulcesi & Partners. “Il punto non è scegliere tra sicurezza e riservatezza, ma assicurare un corretto bilanciamento. Considerare la videosorveglianza come una soluzione immediata e priva di implicazioni può esporre a conseguenze significative sotto il profilo legale”.