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Infermieri avanzati, svolta nella sanità: cure sicure quanto i medici

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 29/04/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

 

La crisi dei sistemi sanitari non è più una previsione ma una realtà concreta. Invecchiamento della popolazione, carenza cronica di medici e liste d’attesa sempre più lunghe stanno mettendo sotto stress ospedali e servizi territoriali in molti paesi. In questo scenario prende forza una soluzione fino a poco tempo fa controversa: affidare alcune funzioni tradizionalmente mediche a infermieri con formazione avanzata.

La domanda è semplice quanto delicata: è sicuro?

Una revisione internazionale di ampia portata prova a dare una risposta basata sui numeri. I ricercatori hanno analizzato 82 studi condotti in 20 paesi, per un totale di oltre 28.000 pazienti, confrontando direttamente l’efficacia delle cure fornite da medici e infermieri specializzati.

Nessun aumento dei rischi per i pazienti

Il dato più rilevante riguarda la sicurezza. Secondo l’analisi, non emergono differenze significative nei tassi di mortalità né negli eventi avversi tra i due modelli di assistenza. In altre parole, laddove gli infermieri operano con competenze avanzate, la qualità e la sicurezza delle cure restano stabili.

Anche la percezione dei pazienti non cambia: il livello di salute riferito rimane sostanzialmente invariato.

Dove gli infermieri fanno meglio

In alcuni ambiti, però, il confronto si ribalta. Gli infermieri ottengono risultati migliori nella gestione di condizioni croniche e nei percorsi di monitoraggio continuativo. Tra i casi più evidenti:

  • controllo del diabete
  • follow-up oncologico
  • dermatologia

Qui l’approccio infermieristico sembra offrire un vantaggio concreto, soprattutto sul lungo periodo.

I medici mantengono invece un margine in ambiti più specifici e sensibili, come alcuni servizi di salute sessuale e il follow-up dell’aborto farmacologico.

Il fattore tempo e relazione

A fare la differenza non è solo la preparazione clinica. Il modello organizzativo gioca un ruolo chiave. Gli infermieri, evidenzia lo studio, tendono a garantire una maggiore accessibilità: visite più frequenti, tempi di attesa ridotti e una presenza più costante.

C’è poi un elemento spesso sottovalutato: l’educazione del paziente. Gli infermieri dedicano più tempo a spiegare terapie, comportamenti e gestione quotidiana della malattia. Un aspetto che, nel caso delle patologie croniche, può incidere in modo decisivo sugli esiti.

Una risposta alla crisi, non una sostituzione totale

I risultati non suggeriscono una sostituzione completa del medico, ma indicano una strada praticabile per redistribuire competenze e alleggerire il sistema. L’introduzione di ruoli infermieristici avanzati potrebbe ridurre la pressione sugli ospedali senza compromettere la qualità delle cure.

In alcuni casi, anzi, potrebbe avvicinare il servizio sanitario ai bisogni reali dei cittadini.

La sfida, ora, è organizzativa: formazione adeguata, protocolli chiari e integrazione tra professionisti. Perché la questione non è chi sostituisce chi, ma come rendere sostenibile un sistema che, così com’è, fatica sempre di più a reggere.

da: Butler M, Kirwan M, Mc Carthy VJC, Cole JA, Schultz TJ. Substitution of nurses for physicians in the hospital setting for patient, process of care, and economic outcomes. Cochrane Database of Systematic Reviews 2026, Issue 2. Art. No.: CD013616. DOI: 10.1002/14651858.CD013616.pub2. Accessed 29 April 2026.