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Fino a 100mila euro per infermieri nelle aree interne: la proposta di legge

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 14/04/2026

AttualitàGovernoParlamento

 

Un incentivo economico fino a 100mila euro, benefici di carriera e misure per migliorare la qualità della vita nei territori più fragili. È il cuore della proposta di legge presentata alla Camera il 5 febbraio 2026, che punta ad affrontare insieme due emergenze strutturali del Paese: la carenza di personale sanitario e lo spopolamento delle aree interne.

L’iniziativa, firmata dai deputati Tucci, Di Lauro, Quartini e Ricciardi, propone un approccio integrato che collega sanità, politiche territoriali e dinamiche demografiche. L’obiettivo è chiaro: rendere più attrattivi i piccoli comuni e le zone disagiate, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la mancanza di medici e infermieri si intreccia con un progressivo calo della popolazione.

Un doppio problema strutturale

Negli ultimi dieci anni, le aree interne italiane hanno perso circa il 5% dei residenti, con punte ancora più alte nei comuni periferici. Allo stesso tempo, il sistema sanitario nazionale registra una crescente difficoltà nel reperire personale, in particolare infermieri, con circa 10mila unità in meno ogni anno tra pensionamenti e dimissioni.

La combinazione di questi fattori produce effetti a catena: meno servizi sanitari, tempi di accesso più lunghi, aumento della mobilità sanitaria e ulteriore spopolamento. Un circolo vizioso che la proposta di legge mira a interrompere.

Incentivi economici e vincoli di permanenza

La misura più rilevante è il contributo a fondo perduto per l’acquisto o la ristrutturazione della prima casa:

  • 50mila euro nei comuni disagiati
  • fino a 100mila euro nelle aree a forte rischio di spopolamento

Il beneficio sarà erogato in dieci anni e vincolato alla permanenza del professionista nello stesso territorio per almeno un decennio. In caso di trasferimento anticipato, scatterà la restituzione proporzionale delle somme ricevute.

Una scelta che punta non solo ad attrarre personale, ma a stabilizzarlo nel tempo, favorendo anche il radicamento familiare.

Carriera e formazione: leve non solo economiche

Accanto agli incentivi finanziari, il testo introduce vantaggi professionali concreti: punteggi aggiuntivi nei concorsi, priorità nella mobilità e titoli preferenziali per incarichi di responsabilità.

Previsto anche un accesso facilitato alla formazione e interventi per migliorare le condizioni di lavoro, inclusa la promozione della telemedicina, considerata strategica per garantire continuità assistenziale nelle zone più isolate.

Un investimento da 20 milioni l’anno

Per finanziare le misure, la proposta istituisce un fondo da 20 milioni di euro annui a partire dal 2026. Una cifra definita “contenuta” rispetto ai benefici attesi: riduzione delle carenze di personale, miglioramento dei servizi sanitari e rilancio economico dei territori coinvolti.