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NurSind: oltre sette infermieri su dieci si sentono emotivamente esausti

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 07/07/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

Più di sette infermieri su dieci convivono con un senso di esaurimento emotivo legato al proprio lavoro. È il dato più significativo che emerge dal sondaggio sul benessere lavorativo promosso da NurSind, secondo cui il 70,3% dei rispondenti dichiara di sentirsi emotivamente esausto "spesso" o "sempre". All'estremo opposto, solo il 2% circa afferma di non provare mai questa condizione.

Un risultato che fotografa una situazione di forte disagio psicologico e che riporta al centro del dibattito il tema della sostenibilità del lavoro infermieristico. L'esaurimento emotivo, infatti, rappresenta uno dei principali indicatori del burnout, una sindrome associata allo stress cronico da lavoro e riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come fenomeno occupazionale. Il dato emerso dall'indagine suggerisce che la fatica psicologica non costituisce più un'esperienza isolata, ma una condizione diffusa che interessa la maggioranza dei professionisti coinvolti.

Il dato assume particolare rilevanza perché l'esaurimento emotivo costituisce la principale dimensione del burnout, la sindrome associata allo stress cronico lavoro-correlato che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito nell'ICD-11 come fenomeno occupazionale. La definizione dell'OMS individua tre elementi caratterizzanti: esaurimento delle energie, crescente distacco mentale dal lavoro e riduzione dell'efficacia professionale. Tra questi, l'esaurimento emotivo è generalmente considerato il primo indicatore di un progressivo deterioramento del benessere lavorativo.

La fotografia restituita dall'indagine NurSind appare coerente con quanto emerge dalla letteratura internazionale. Negli ultimi anni numerosi studi pubblicati su riviste scientifiche come The Lancet, JAMA e BMJ hanno documentato livelli elevati di burnout tra gli operatori sanitari, evidenziando come il fenomeno sia strettamente associato alla carenza di personale, all'incremento dei carichi assistenziali, ai turni prolungati, al lavoro su più fronti e all'aumento della complessità clinica dei pazienti.

La pandemia ha certamente accentuato il problema, ma non ne rappresenta l'unica causa. Al contrario, molte delle criticità evidenziate durante l'emergenza sanitaria sono diventate strutturali. L'invecchiamento della popolazione, la crescita della domanda di assistenza, la difficoltà nel reperire personale qualificato e il progressivo aumento dell'intensità assistenziale stanno determinando una pressione costante sulle professioni sanitarie.

L'interesse per il benessere psicologico degli infermieri non riguarda esclusivamente la tutela dei lavoratori. La ricerca evidenzia infatti una relazione diretta tra burnout e performance organizzative. Livelli elevati di esaurimento emotivo sono stati associati a una maggiore probabilità di errori assistenziali, a un incremento dell'assenteismo, a più elevati tassi di turnover, a una riduzione della qualità percepita delle cure e a una minore capacità delle organizzazioni di trattenere personale qualificato.

In questo quadro, il dato del 70,3% assume un significato che va oltre la dimensione individuale. Se oltre due terzi degli infermieri dichiarano di sentirsi emotivamente esausti con frequenza, il fenomeno diventa un indicatore dello stato di salute delle organizzazioni sanitarie. Il benessere degli operatori rappresenta infatti una variabile sempre più rilevante anche sotto il profilo dell'efficienza del sistema, della continuità assistenziale e della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.

Diversi organismi internazionali, tra cui l'Organizzazione Mondiale della Sanità e l'OCSE, richiamano da tempo la necessità di investire nella retention del personale sanitario, nel miglioramento degli ambienti di lavoro e nella riduzione dei fattori organizzativi che alimentano lo stress cronico. Le strategie indicate comprendono il rafforzamento degli organici, una migliore programmazione dei turni, il contenimento del carico burocratico, maggiori opportunità di sviluppo professionale e programmi strutturati di supporto al benessere psicologico.

L'indagine NurSind si inserisce in questo contesto, offrendo un elemento di riflessione sullo stato del personale infermieristico italiano. Il fatto che solo il 2% dei partecipanti dichiari di non sentirsi mai emotivamente esausto suggerisce come la fatica psicologica sia ormai un elemento quasi trasversale all'esperienza professionale.

Il dato non rappresenta soltanto un indicatore del clima lavorativo. Costituisce anche un elemento di valutazione della capacità del sistema sanitario di garantire condizioni di lavoro sostenibili. In un contesto caratterizzato da difficoltà di reclutamento, pensionamenti e crescente domanda di assistenza, la tutela del benessere degli infermieri si configura sempre più come una leva strategica per assicurare la qualità e la resilienza del Servizio sanitario nazionale.