Negli USA gli infermieri hanno guadagnato migliaia di dollari in più: ecco perché
Gli stipendi degli infermieri statunitensi hanno registrato un'accelerazione senza precedenti durante gli anni della pandemia, trainati dalla carenza di personale, dall'aumento della domanda assistenziale e dalla competizione tra ospedali per trattenere i professionisti. Ma dietro i numeri emerge una domanda destinata a pesare anche negli anni successivi: si tratta di un incremento strutturale o di un effetto temporaneo dell'emergenza Covid?
A fotografare la situazione è il Nurse.com Nurse Salary Research Report, realizzato su un sondaggio che ha coinvolto 2.516 infermieri.
Crescono le retribuzioni di tutte le professioni infermieristiche
Secondo il rapporto, nel giro di un anno lo stipendio mediano degli Registered Nurse (RN) è passato da 73.000 a 78.000 dollari annui, con un incremento di 5.000 dollari.
Ancora più consistente la crescita per gli Advanced Practice Registered Nurses (APRN), gli infermieri con formazione avanzata e competenze specialistiche, il cui reddito mediano è aumentato di 13.000 dollari, raggiungendo 120.000 dollari l'anno.
Anche gli Licensed Practical Nurses (LPN) hanno beneficiato dell'andamento favorevole del mercato del lavoro, con un incremento di circa 3.000 dollari, fino a una retribuzione mediana di 48.000 dollari annui.
Numeri che testimoniano come la professione infermieristica sia stata tra quelle maggiormente interessate dagli effetti economici della pandemia.
California in testa, ma non ovunque gli stipendi aumentano
L'incremento salariale ha riguardato quasi tutto il territorio statunitense.
Fa eccezione l'area composta da Delaware, Kentucky, Maryland, North Carolina, Virginia, West Virginia e Washington D.C., dove la retribuzione mediana degli RN è invece diminuita da 72.000 a 68.000 dollari.
All'estremo opposto si conferma la California, che mantiene il primato nazionale con uno stipendio mediano di 100.000 dollari annui per gli infermieri registrati.
Il sindacato continua a fare la differenza
Uno degli aspetti più interessanti dell'indagine riguarda il peso della contrattazione sindacale.
Gli infermieri iscritti a un sindacato dichiarano infatti una retribuzione mediana di 89.590 dollari, contro i 75.000 dollari percepiti dai colleghi non iscritti.
Un differenziale di quasi 15.000 dollari l'anno, che conferma come la presenza sindacale possa incidere significativamente sulle condizioni economiche della professione.
Il nodo del divario retributivo tra uomini e donne
Il rapporto evidenzia anche un dato destinato ad alimentare il dibattito sulla parità salariale.
Tra gli Registered Nurse, gli uomini dichiarano uno stipendio mediano di 90.000 dollari, contro i 76.000 dollari delle donne: una differenza pari a 14.000 dollari annui.
Gli autori invitano tuttavia alla prudenza nell'interpretazione del dato.
Il campione maschile è infatti numericamente ridotto e l'indagine non analizza elementi determinanti come la specializzazione, il livello di responsabilità, le certificazioni professionali o il contesto lavorativo.
Emergono inoltre due fattori che possono contribuire a spiegare parte della differenza: gli infermieri uomini dichiarano mediamente più ore lavorate e una maggiore presenza nei turni notturni, tradizionalmente caratterizzati da maggiorazioni economiche.
Curiosamente, il fenomeno si inverte nelle altre categorie professionali: tra gli APRN e gli LPN/LVN, gli uomini percepiscono una retribuzione mediana leggermente inferiore rispetto alle colleghe.
L'effetto Covid ha cambiato il mercato del lavoro infermieristico
Per gli autori dello studio, gli aumenti salariali non rappresentano necessariamente un riconoscimento economico del lavoro svolto durante la pandemia.
Piuttosto, riflettono le profonde trasformazioni del mercato del lavoro sanitario provocate dall'emergenza Covid-19.
Il 25% degli infermieri intervistati riferisce infatti di aver ottenuto un aumento di stipendio durante la pandemia.
Particolarmente significativo il fenomeno dei travel nurse, gli infermieri che lavorano con incarichi temporanei spostandosi tra ospedali e Stati diversi.
Pur rappresentando soltanto il 4% del campione, quasi due terzi di loro hanno iniziato questa attività proprio nel 2020 o nel 2021, approfittando della fortissima domanda di personale.
Durante le fasi più critiche della pandemia, alcuni travel nurse impiegati nelle terapie intensive sono arrivati a percepire compensi fino a 10.000 dollari a settimana, cifre che hanno costretto numerosi ospedali a introdurre incentivi economici e bonus per evitare l'esodo del personale assunto stabilmente.
Il futuro resta un'incognita
Il rapporto si chiude con una riflessione destinata ad accompagnare il dibattito sulla professione infermieristica anche nei prossimi anni.
Resta infatti da capire se gli incrementi retributivi osservati rappresentino un nuovo equilibrio del mercato del lavoro oppure una conseguenza eccezionale della pandemia.
Con la progressiva normalizzazione dell'attività ospedaliera e il ridimensionamento del fenomeno dei travel nurse, sarà il mercato a stabilire se gli stipendi raggiunti durante l'emergenza diventeranno la nuova normalità o se parte di questi aumenti verrà progressivamente assorbita.
Per molti osservatori, la vera sfida sarà trasformare gli incrementi salariali straordinari legati alla crisi sanitaria in una valorizzazione strutturale della professione infermieristica, sempre più centrale per la sostenibilità dei sistemi sanitari.
da: Nurse Salaries Rose Last Year. AJN, American Journal of Nursing, 122(9)
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