Neonato in arresto respiratorio, due infermieri lo salvano e denunciano gravi carenze a bordo
Erano partiti da Bergamo per le vacanze. Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, marito e moglie, entrambi trentatreenni, entrambi infermieri dell'Ulss 8 Berica di Vicenza, lui al Pronto Soccorso, lei al 118 di Arzignano, non sono mai arrivati a Marrakech come turisti normali. A circa quaranta minuti dall'atterraggio, il volo Ryanair decollato da Bergamo e diretto in Marocco si è trasformato in una corsa contro il tempo: a bordo c'era un bambino di tredici mesi che aveva smesso di respirare.
Cosa è accaduto
L'equipaggio ha lanciato l'appello ai passeggeri chiedendo la presenza di personale sanitario. I due infermieri si sono alzati e hanno raggiunto il piccolo nel corridoio dell'aereo. Quello che hanno trovato era una situazione critica. Il bambino era cianotico, ipotonico e in arresto respiratorio, probabilmente a causa di un'ostruzione delle vie aeree dovuta a delle convulsioni febbrili. La famiglia del piccolo, straniera, era in stato di shock e non parlava italiano, rendendo ancora più difficile raccogliere informazioni utili. Solo l'intervento di un passeggero che ha fatto da mediatore linguistico ha permesso una comunicazione minima.
Le fasi del soccorso
In quello spazio ristretto, senza una barella, senza un'equipe strutturata, senza quasi nulla, i due professionisti hanno fatto quello che sapevano fare. Dopo la disostruzione delle vie aeree, hanno iniziato le procedure di rianimazione con la respirazione bocca a bocca e il massaggio cardiaco nello stretto corridoio dell'aereo. Secondo le ricostruzioni, dopo due cicli di manovre il bambino ha ripreso a respirare. Il tempestivo intervento manuale ha permesso di salvare il piccolo, che subito dopo l'atterraggio in Marocco è stato affidato in sicurezza alle cure del personale di un'ambulanza.
La segnalazione sul kit di bordo
La storia ha avuto un lieto fine, ma Marchetto e Valentini, una volta a terra, non si sono fermati. Hanno scelto di raccontare anche quello che non aveva funzionato. Il kit medico di bordo era inadeguato: i palloni autoespandibili erano privi delle relative maschere facciali, una delle due bombole dell'ossigeno era scarica e l'unica maschera disponibile non andava bene per i bambini. Il defibrillatore automatico poi era configurato esclusivamente per gli adulti e non si poteva impostare la modalità pediatrica. Di fatto, i due infermieri hanno dovuto operare senza poter usare la quasi totalità degli strumenti teoricamente disponibili, ricorrendo alle sole manovre manuali.
I due infermieri hanno inoltrato una segnalazione formale a Ryanair, evidenziando che il materiale sanitario di emergenza deve essere non solo presente a bordo, ma anche completo, verificato e pienamente utilizzabile, in particolar modo negli scenari di urgenza pediatrica, nei quali la qualità della ventilazione rappresenta un elemento fondamentale.
La risposta di Ryanair
La risposta della compagnia aerea è arrivata solo dopo che la vicenda aveva già fatto il giro dei media nazionali. Ryanair ha risposto con una nota stampa: «L'equipaggio del volo da Milano a Marrakech del 4 maggio ha richiesto in anticipo assistenza medica dopo che un neonato a bordo si è sentito male circa 40 minuti prima dell'atterraggio. I soccorritori hanno atteso l'aeromobile all'arrivo all'aeroporto di Marrakech e hanno prestato assistenza al passeggero. Tutti i dispositivi medici presenti a bordo sono stati controllati prima della partenza e risultano pienamente conformi alle normative EASA». Una comunicazione che ha colpito per quello che non diceva: dalla nota stampa si deduceva che il bambino sarebbe stato soccorso solo una volta arrivato a Marrakech, dai sanitari presenti a terra, senza alcun riferimento a quanto accaduto durante quei quaranta minuti in volo. E non una parola di ringraziamento rivolta ai due infermieri che avevano evitato la tragedia.
A distanza di oltre due settimane dai fatti, Marchetto e Valentini non avevano ancora ricevuto risposta dalla compagnia, nemmeno un formale ringraziamento. Un silenzio che, dichiarano, non ferma la loro battaglia, interessati unicamente all'adozione di protocolli più rigidi sui controlli dei presidi sanitari di bordo.
Il plauso della comunità infermieristica
Nel mondo infermieristico la notizia ha invece suscitato reazioni immediate e orgogliose. L'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vicenza, attraverso il suo presidente Giacomo Canova, ha reso pubblica una nota di elogio per i due colleghi. “Questo gesto testimonia non solo l'elevata preparazione professionale, ma anche la capacità dell'infermiere di assumersi responsabilità nei momenti più delicati e decisivi. Conferma ancora una volta quanto la presenza di professionisti preparati possa fare la differenza anche nei contesti più imprevedibili”, ha dichiarato Canova. La comunità professionale ha rilanciato con forza un messaggio che questa vicenda rende difficile ignorare: un infermiere non smette di essere un soccorritore nemmeno quando è in vacanza, nemmeno a trentamila piedi di quota, nemmeno quando intorno a lui non c'è quasi niente che funzioni.
Resta aperta, però, la questione sollevata dai due protagonisti di questa storia. Le normative europee prevedono che le dotazioni mediche a bordo siano complete, funzionanti e adeguate anche all'età pediatrica. La conformità formale alle regole, che Ryanair rivendica, non risponde alla domanda più concreta: se quella notte su quel volo non ci fossero stati per caso due infermieri specializzati in emergenza, quel bambino sarebbe sopravvissuto con i soli strumenti disponibili a bordo?
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