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Cancro al polmone, un esame del sangue potrebbe prevederlo 5 anni prima

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 22/06/2026

Studi e analisi

Un gruppo di scienziati guidati dal Francis Crick Institute e dall'University College London (UCL), con il supporto di Cancer Research UK e del Consiglio Europeo della Ricerca, ha fatto una scoperta senza precedenti nel campo della prevenzione del cancro al polmone: una firma proteica nel sangue composta da 14 proteine è in grado di predire il rischio di sviluppare cancro al polmone con oltre cinque anni di anticipo rispetto alla diagnosi.

Questa ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Cell il 4 giugno 2026, apre la speranza di una vera e propria prevenzione farmacologica contro il carcinoma polmonare, che è attualmente il primo killer oncologico nel mondo.

Le 14 proteine della firma

L'intelligenza artificiale ha identificato le 14 proteine chiave nel sangue capaci di predire una futura diagnosi di cancro al polmone entro 5 anni:

- CXCL17, CDCP1, GDF15

- PIGR, TNFSF13B, PLAUR

- MMP12, CEACAM5, WFDC2

- ALPP, PRSS8, LAMP3

- SFTPD, SFTPA1

La firma proteica è risultata elevata in tutti gli studi condotti su 8 set di dati da tutto il mondo, incluso un gruppo di non fumatori, dimostrando che il biomarcatore non dipende esclusivamente dal fumo di sigaretta.

Meccanismo biologico: l'infiammazione come fattore scatenante

I ricercatori hanno spiegato il meccanismo biologico dietro questa scoperta: “con l'avanzare dell'età, le nostre cellule accumulano delle mutazioni che causano il cancro, ma queste mutazioni da sole raramente sono sufficienti a innescare un tumore. Serve un fattore ambientale scatenante, come lo smog o il fumo di sigaretta, per trasformare quelle cellule mutate in cellule cancerose".

In precedenti ricerche, lo stesso gruppo aveva dimostrato che l'inquinamento atmosferico favorisce l'insorgenza del cancro inducendo le cellule immunitarie nei polmoni a rilasciare un segnale infiammatorio chiamato interleuchina-1 beta (IL-1β), capace di risvegliare cellule dormienti portatrici di mutazioni cancerogene.

La nuova ricerca ha fatto un passo in più dimostrando che l'inquinamento atmosferico determina l’aumento simultaneo della popolazione di cellule che entrano in uno stato detto "KAC cells" (che si verifica in risposta a un danno, ma che può diventare canceroso in presenza di mutazioni) e delle 14 proteine della firma individuata, che aumentano anche in presenza del segnale infiammatorio IL-1β.

"L'analisi di questa firma in pazienti e modelli animali ha suggerito che non deriva dal tumore, ma riflette un ambiente polmonare infiammatorio alterato che precede il cancro.

Metodo di ricerca

Gli scienziati hanno applicato l'apprendimento automatico ai dati sulle proteine plasmatiche di oltre 48.000 partecipanti alla UK Biobank, utilizzando le informazioni dei registri tumori per individuare quelli che successivamente si erano ammalati di cancro al polmone. La firma proteica è stata convalidata in 8 set di dati da tutto il mondo. Lo studio è frutto di un'ampia collaborazione che coinvolge 80 ricercatori attivi in 4 continenti.

La prevenzione farmacologica: il canakinumab come "farmaco scudo"

Una volta chiarito il ruolo dell'infiammazione, i ricercatori hanno esplorato le possibilità di prevenzione utilizzando il canakinumab, un bloccante dell'IL-1β già testato nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.

Nel 2017 infatti, lo studio CANTOS condotto dal gruppo farmaceutico svizzero Novartis aveva testato il canakinumab nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, riportando come risultato esplorativo che il composto riduceva anche l'incidenza del cancro al polmone.

Rianalizzando i dati dei 4.651 partecipanti al trial CANTOS, gli studiosi hanno notato che le persone con aumento delle 14 proteine, erano anche quelle che beneficiavano maggiormente del canakinumab, con un rischio di cancro al polmone quasi dimezzato. "Selezionando solo chi presentava un'elevata firma proteica, il numero di persone da trattare per prevenire 1 caso di cancro al polmone è risultato pari a 55: un rapporto paragonabile a quello di strategie consolidate di prevenzione cardiovascolare come le statine anti-colesterolo".

Le dichiarazioni dei ricercatori

Charlie Swanton, oncologo del Francis Crick Institute e dell'UCL, ricercatore principale del progetto, ha dichiarato: “farmaci come le statine, utilizzate per trattare persone con alti livelli di colesterolo LDL, hanno trasformato la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Per il cancro al polmone non disponiamo ancora di un marcatore di rischio simile alle lipoproteine LDL, né di una statina, ma in ambito clinico tocchiamo con mano l'impatto di una diagnosi tardiva. Dunque essere in grado di identificare le persone a maggior rischio e intervenire prima che la malattia si sviluppi è fondamentale". Swanton ha inoltre aggiunto: “l'individuazione di un segnale di infiammazione polmonare ci ha permesso di comprendere meglio la finestra temporale in cui un trattamento preventivo potrebbe essere più efficace. Questa firma infiammatoria potrebbe in futuro contribuire a prevedere e prevenire il cancro al polmone e altre patologie polmonari che con il tumore condividono uno stato infiammatorio presintomatico comune. Rivelando i primi segnali di allarme del cancro, questa ricerca ci avvicina alla possibilità di intervenire precocemente e potenzialmente di arrestare la malattia prima che si manifesti".

Hayley Brown di Cancer Research UK ha commentato: “rivelando i primi segnali di allarme del cancro, questa ricerca ci avvicina alla possibilità di intervenire precocemente e potenzialmente di arrestare la malattia prima che si manifesti".

L'opinione degli esperti internazionali

Il New York Times ha dedicato un articolo alla ricerca, citando Douglas Arenberg, professore di Medicina all'Università del Michigan, esperto statunitense non coinvolto nella ricerca, che ha definito la speranza di una strategia preventiva per il cancro al polmone il "vero e proprio Santo Graal. Un tassello mancante da sempre, che ora sembra un traguardo più vicino. Gli autori, potrebbero aver identificato un marcatore biologico che non solo predice il rischio di tumore, ma anche la probabilità di ottenere un beneficio da un farmaco specifico a scopo preventivo".

Importanza per i non fumatori e l'inquinamento

Attualmente lo screening per il cancro al polmone viene offerto soltanto alle persone oltre una certa età che hanno fumato in passato, escludendo così i non fumatori e gli individui esposti ad alti livelli di inquinanti, che a loro volta potrebbero essere a rischio di sviluppare la malattia. "La firma è resultata aumentata anche in persone che in seguito hanno sviluppato fibrosi polmonare idiopatica o broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), a supporto dell'idea che possa rappresentare uno stato infiammatorio polmonare pre-patologico condiviso da più malattie".

Conclusioni

Questa ricerca rappresenta un traguardo fondamentale nella prevenzione del cancro al polmone, offrendo:

1. un test ematico non invasivo per predire il rischio con oltre 5 anni di anticipo;

2. la possibilità di identificare le persone che beneficiano maggiormente della prevenzione farmacologica con canakinumab;

3. un rapporto di efficacia (1 caso prevenuto su 55 trattati) paragonabile alle strategie consolidate di prevenzione cardiovascolare;

4. la speranza di intervenire prima che la malattia si manifesti trasformando l'approccio al cancro al polmone da trattamento a prevenzione.

La scoperta avvicina la comunità scientifica ad una vera strategia preventiva per il cancro al polmone.