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SDO 2024. Perché gli ospedali curano pazienti sempre più complessi, ma il sistema non li riconosce

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 01/07/2026

Professione e lavoroStudi e analisi

Il Rapporto annuale sull'attività di ricovero ospedaliero relativo ai dati SDO 2024, presentato dal Ministero della Salute nelle scorse settimane, restituisce un'istantanea dell'ospedalità italiana che racconta una ripresa ancora incompiuta, segnata da asimmetrie strutturali profonde e da questioni irrisolte sul piano della misurazione della complessità assistenziale.

 

Il numero complessivo di dimissioni nel 2024 si è attestato a 7,77 milioni, segnando una crescita dell'1,1% rispetto al 2023, ma ancora distante dai volumi del periodo pre-pandemico. Il divario con il 2019 rimane evidente: meno 5,6% in termini di ospedalizzazioni totali, mentre le giornate di degenza, pur tornando a 54,8 milioni, restano inferiori del 7% rispetto a quell'anno di riferimento. Il segmento più lontano dalla normalità è la lungodegenza, che accusa una contrazione del 25,3% rispetto al pre-Covid.

 

Guardando al lungo periodo, dall'orizzonte temporale che va dal 1997 al 2024, le dimissioni totali sono scese da 11,7 a 7,77 milioni, con una riduzione del 34%. Una tendenza strutturale che rispecchia le scelte di programmazione sanitaria orientate al potenziamento dell'assistenza territoriale e al contenimento dei ricoveri inappropriati.

 

Sul piano clinico, le tre categorie diagnostiche maggiori che dominano la casistica per acuti in regime ordinario sono il sistema muscolo-scheletrico e il tessuto connettivo (14,3% del totale), l'apparato cardiocircolatorio (13,9%) e quello respiratorio (10,4%), coprendo insieme circa il 39% della produzione ospedaliera. Si registra nel contempo una marcata contrazione dei ricoveri riconducibili al Covid, scesi dai 130.580 casi del 2021 ai soli 34.118 del 2024, e un calo continuo dei ricoveri legati alla gravidanza e al parto, diminuiti del 21% tra il 2018 e il 2024. Per la prima volta, il DRG relativo alla sostituzione di articolazioni maggiori ha superato per volume il parto vaginale non complicato, segnale eloquente dell'invecchiamento della popolazione che accede alle strutture ospedaliere.

 

Sul versante dell'offerta, Lazio, Molise, Lombardia, Puglia e Campania si confermano le regioni con la più alta incidenza di ricorso al privato accreditato. Nel lungo periodo, la quota di schede SDO evase dal settore pubblico è scesa dall'88% del 1998 al 71,6% del 2024, con un ruolo sempre più strutturale del privato accreditato soprattutto nella riabilitazione. Sul piano economico, la remunerazione teorica complessiva delle prestazioni ospedaliere ha toccato i 28,6 miliardi di euro, con un incremento di circa il 2% rispetto all'anno precedente.

 

Una delle novità più rilevanti dell'edizione 2024 riguarda l'introduzione delle prime analisi legate al cosiddetto tracciato C, ovvero la SDO riabilitativa. Introdotto dal DM n. 165 del 26 settembre 2023, questo nuovo strumento permette di rilevare sistematicamente le scale di disabilità e di complessità assistenziale, considerate essenziali per valutare l'appropriatezza dei ricoveri in riabilitazione. È un passo avanti significativo, che tuttavia porta in superficie una criticità strutturale del sistema da tempo segnalata dagli operatori.

 

La scheda di dimissione ospedaliera nasce come strumento amministrativo-clinico e riflette una logica centrata sulla diagnosi e sulle procedure, concepita principalmente per la medicina per acuti. Nel campo della riabilitazione e, più in generale, nei setting assistenziali a elevata complessità clinica e funzionale, la SDO tradizionale registra l'attività in modo essenzialmente generico: fotografa diagnosi e procedure, ma non è progettata per restituire il peso reale dell'impegno assistenziale. Il DRG che ne deriva, strumento nato per misurare e remunerare la produzione ospedaliera, si rivela spesso inadeguato a rappresentare la complessità del paziente e l'intensità dell'intervento necessario, soprattutto quando si tratta di persone anziane, polipatologiche, con compromissioni funzionali severe o bisogni assistenziali multidominio. Questo genera una distorsione sistemica: le strutture che si occupano dei pazienti più complessi vengono remunerate in base a tariffe costruite su casistiche medie, senza che la SDO riesca a catturare e valorizzare adeguatamente la reale intensità del lavoro clinico e assistenziale svolto. L'introduzione della SDO riabilitativa con le sue scale funzionali rappresenta un tentativo di colmare questo vuoto, ma la strada verso una misurazione davvero rispondente alla complessità del setting assistenziale è ancora lunga.

 

Il Rapporto SDO 2024, in definitiva, documenta un sistema ospedaliero che recupera terreno con fatica e si confronta con una domanda che cambia, anziana, cronica, fragile. La sfida non è soltanto quantitativa ma concettuale: gli strumenti informativi e tariffari con cui il Servizio Sanitario Nazionale misura e remunera l'assistenza devono evolversi insieme ai bisogni della popolazione che quella assistenza riceve.