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PANSM 2025-2030, 80 milioni nel 2026: le novità per la salute mentale

Andrea Tirottodi
Andrea Tirotto
Pubblicato il: 06/07/2026

GovernoProfessione e lavoro

Il 10 giugno scorso Palazzo Madama è stato teatro di un confronto di rilievo sulla salute mentale: nella Sala Koch del Senato, su iniziativa del senatore Ignazio Zullo, istituzioni, esperti e associazioni si sono riuniti per fare il punto sull'attuazione del PANSM 2025-2030. Il Piano di Azioni per la Salute Mentale, voluto dal Ministro della Salute Orazio Schillaci, segna per l'Italia la prima revisione strategica del settore dopo oltre dieci anni: al centro prevenzione, rafforzamento dei servizi territoriali e integrazione tra sanità, scuola e sociale, con un'attenzione specifica a giovani, donne e fasce più vulnerabili. Novità di rilievo, le risorse stanziate strutturalmente in legge di bilancio, che per la prima volta offrono una base finanziaria stabile per garantire interventi omogenei sull'intero territorio nazionale.

 

Il convegno, organizzato da Motore Sanità, ha visto la partecipazione di istituzioni, esperti, associazioni di pazienti e rappresentanti delle Regioni. Ad aprire i lavori è stato lo stesso ministro Schillaci, che ha inquadrato le ambizioni del documento: "la prevenzione, la presa in carico precoce, le donne e i giovani sono le priorità del Governo della salute mentale nel nostro Paese, a cui dopo anni di assenze diamo grande attenzione con questo documento strategico, per cui sono state stanziate risorse strutturali e pluriennali." Il ministro ha poi ricordato che il diritto alla salute mentale deve essere garantito a tutti e non può dipendere dalla residenza o dal reddito, ed è necessario affrontare i cambiamenti con un cambio di passo e modelli di cura più adeguati.

 

Il PANSM è stato approvato dalla Conferenza Unificata il 29 dicembre 2025: con quell'intesa, come ha ricordato lo stesso Schillaci, dopo oltre dieci anni è stato aggiornato un documento strategico che, grazie alle risorse stanziate nella finanziaria 2026, segnerà concretamente un cambio di passo e farà tornare la salute mentale al centro dell'agenda politica.

 

Sul piano operativo, la legge di bilancio 2026 stanzia 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027, 90 milioni per il 2028 e 30 milioni di euro annui a decorrere dal 2029 per l'attuazione delle azioni di prevenzione, diagnosi, cura e assistenza. Sono previsti inoltre 30 milioni di euro annui per l'assunzione di personale sanitario e sociosanitario, a garanzia di una presenza più capillare sul territorio.

 

Alberto Siracusano, presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Tavolo tecnico sulla salute mentale presso il Ministero, ha sottolineato come la giornata segni un momento importante nella storia della salute mentale italiana: il PANSM non solo colma un vuoto normativo di tredici anni, ma prevede la concreta messa a terra del documento stesso, con innovazioni significative come l'attenzione alla salute mentale perinatale e alle fasi di transizione dell'età della vita, momenti di grande vulnerabilità.

 

Il Piano introduce il modello biopsicosociale e nuovi percorsi di cura integrati, con particolare attenzione alla salute mentale perinatale e a un significativo anticipo dell'età di insorgenza dei disturbi mentali gravi nei più giovani, aggravato dal fenomeno della sotto-diagnosi. Il documento si propone come una riforma strutturale dell'assistenza, capace di spostare il baricentro dai luoghi alla persona e di rendere i servizi più accessibili, integrati e orientati alla recovery, con un sistema di monitoraggio nazionale per valutare l'attuazione del Piano e ridurre le disuguaglianze regionali.

 

Un elemento di rilievo trasversale riguarda la funzione infermieristica. Nelle case della comunità, nei servizi di salute mentale territoriali e nei programmi di prevenzione, gli infermieri sono chiamati a svolgere ruoli chiave: dalla presa in carico alla gestione della continuità assistenziale, fino al coordinamento nelle équipe multidisciplinari. Il riconoscimento di profili avanzati come il case manager infermieristico non è un dettaglio tecnico, ma una condizione concreta per la tenuta e l'efficacia dell'intero impianto del Piano.

 

Le Regioni, dal canto loro, hanno chiesto chiarezza sui flussi finanziari e supporto tecnico per attivare servizi innovativi. Le associazioni di familiari e utenti hanno sollecitato percorsi più vicini ai cittadini, meno ospedalizzazione e un maggiore contrasto allo stigma, indispensabile per favorire la ricerca di aiuto precoce. Il successo del Piano dipenderà, in definitiva, dalla capacità di tradurre risorse e indirizzi strategici in progetti locali sostenibili, con una governance che garantisca equità su tutto il territorio nazionale.