Torino, infermiere aggredito in Psichiatria: NurSind denuncia il vuoto nella salute mentale
Al Martini un infermiere riporta la frattura del bacino dopo l'aggressione di un paziente. Il NurSind Piemonte: «Gli operatori sanitari non possono continuare a essere lasciati soli davanti a situazioni che esulano dall'assistenza e investono la sicurezza pubblica».
di Giuseppe Provinzano
"La violenza contro gli operatori sanitari continua a rappresentare una delle emergenze più sottovalutate del sistema sanitario italiano. Quando le aggressioni avvengono nei servizi di salute mentale, il problema assume contorni ancora più complessi, intrecciando carenze organizzative, insufficienza di risorse, assenza di percorsi dedicati e responsabilità istituzionali spesso poco definite. L'ennesimo episodio avvenuto a Torino riaccende il dibattito sulla sicurezza nei reparti psichiatrici e sulle condizioni di lavoro di professionisti sempre più esposti".
TORINO, 03/07/2026 - Un nuovo grave episodio di violenza scuote la sanità piemontese e riporta sotto i riflettori le criticità della salute mentale ospedaliera. Questa volta a farne le spese sono stati un medico e un infermiere del Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura dell'ospedale Martini di Torino, rimasti coinvolti nell'aggressione da parte di un paziente ricoverato. Per l'infermiere le conseguenze sono state particolarmente pesanti: la violenza subita gli ha provocato una frattura del bacino, confermando ancora una volta quanto elevato sia il rischio quotidiano cui sono sottoposti gli operatori.
A denunciare con forza l'accaduto è il NurSind Piemonte, che torna a chiedere interventi concreti sul fronte della sicurezza e dell'organizzazione dei servizi dedicati alla salute mentale.
«La gestione dei pazienti con elevata aggressività o caratterizzati da problematiche complesse, come le doppie diagnosi tra disturbi psichiatrici e dipendenze, continua a ricadere quasi esclusivamente sul personale sanitario», denuncia Francesco Coppolella, segretario regionale NurSind Piemonte.
«Medici, infermieri e operatori di supporto vengono spesso trasformati in una sorta di barriera umana, chiamati ad affrontare situazioni che travalicano il perimetro della cura e sconfinano nell'ambito dell'ordine pubblico. È una condizione che non può più essere accettata», sottolinea Coppolella.
Secondo il sindacato infermieristico, il problema non riguarda soltanto l'episodio in sé, ma evidenzia una fragilità strutturale che interessa l'intero comparto della salute mentale. L'intervento delle forze dell'ordine, pur attivate tempestivamente, avrebbe incontrato difficoltà operative nell'accesso al reparto, facendo emergere interrogativi sulla definizione delle competenze e sulle modalità di gestione delle emergenze all'interno dei servizi psichiatrici.
«Esiste un evidente vuoto operativo e normativo. Se chi è chiamato a garantire la sicurezza ritiene di non poter intervenire in presenza di un pericolo immediato, allora significa che qualcosa nel sistema non funziona. I servizi psichiatrici non possono essere considerati aree sottratte alle ordinarie tutele previste in materia di sicurezza sul lavoro», prosegue il segretario regionale del NurSind.
Per il sindacato appare ormai improcrastinabile una riflessione approfondita sull'organizzazione dell'assistenza psichiatrica, soprattutto in relazione ai pazienti con elevata complessità gestionale e comportamentale.
«Il personale sanitario ha il dovere di curare, assistere e accompagnare i pazienti nel percorso terapeutico, non può essere chiamato a sostituirsi alle funzioni proprie dell'ordine pubblico o a contenere situazioni di pericolo senza adeguate tutele e strumenti», evidenzia Coppolella.
Il NurSind richiama inoltre l'attenzione sulla cronica carenza di personale, fenomeno che rende ancora più difficile garantire condizioni di sicurezza adeguate sia per gli operatori sia per i pazienti. Reparti sotto organico, crescente pressione assistenziale e assenza di strutture specialistiche dedicate ai casi più complessi finiscono per alimentare un contesto sempre più fragile.
La solidarietà all'infermiere rimasto ferito e al medico coinvolto nell'aggressione è unanime, ma per il sindacato le attestazioni di vicinanza non bastano più. Occorrono risposte organizzative, investimenti e una revisione complessiva dei modelli assistenziali nella salute mentale, affinché episodi di questo tipo non diventino una drammatica normalità.
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