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Il Veneto cerca infermieri in Sud America: Belluno apripista del progetto internazionale

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 04/08/2026

Global Nurse

 

La Regione punta su Brasile e Argentina per reclutare infermieri e affrontare la crescente carenza di personale. Il progetto prevede il riconoscimento dei titoli, percorsi universitari condivisi, formazione linguistica e misure di accoglienza. I primi inserimenti sono attesi entro il 2027.

Di fronte alla crescente difficoltà nel reperire infermieri, la Regione Veneto sceglie di guardare oltre i confini nazionali. È infatti in fase di avvio un progetto pilota che coinvolgerà Brasile e Argentina, con l'obiettivo di creare un percorso strutturato per il reclutamento, la formazione e l'inserimento lavorativo di professionisti sanitari provenienti dal Sud America.

L'iniziativa, che vedrà Belluno come territorio di sperimentazione, nasce dalla necessità di dare una risposta concreta alla cronica carenza di personale che interessa il Servizio sanitario regionale e punta a costruire un modello stabile di collaborazione internazionale, valorizzando anche gli storici legami tra il Veneto e le numerose comunità di origine veneta presenti nei due Paesi sudamericani.

Una carenza che continua a crescere

La decisione della Regione arriva in un momento particolarmente delicato per il sistema sanitario veneto. Secondo i dati illustrati dall'amministrazione regionale, il Veneto registra una scopertura pari al 21% dei posti disponibili per il personale infermieristico. Una situazione aggravata dal fatto che, dal 2024, il sistema sanitario regionale ha perso circa 500 infermieri rispetto a un organico complessivo di circa 25 mila professionisti.

Parallelamente continua ad aumentare il fabbisogno assistenziale, alimentato soprattutto dall'invecchiamento della popolazione e dalla crescente domanda di servizi sanitari territoriali e ospedalieri. È proprio questo squilibrio tra domanda e offerta ad aver spinto la Regione a valutare nuove strategie di reclutamento, affiancando alle tradizionali procedure concorsuali un progetto di cooperazione internazionale.

Belluno scelta come territorio pilota

La sperimentazione partirà da Belluno, individuata come sede ideale per testare il nuovo modello organizzativo. Secondo quanto spiegato dall'assessore regionale alla Sanità Gino Gerosa, il territorio bellunese presenta caratteristiche particolarmente favorevoli: ospita infatti il corso di laurea in Infermieristica di Feltre, dispone di una consolidata rete istituzionale e mantiene forti rapporti culturali e sociali con le comunità venete emigrate nel corso degli anni in Sud America.

Proprio questi elementi dovrebbero facilitare l'avvio del progetto e favorire l'integrazione dei professionisti che decideranno di trasferirsi in Italia.

Accordi con università e ambasciate

L'iniziativa prende forma grazie ai contatti già avviati dalla Regione con le Università di Porto Alegre e Buenos Aires, oltre che con le rappresentanze diplomatiche italiane presenti nei due Paesi. L'obiettivo è costruire un percorso condiviso che consenta di individuare infermieri qualificati interessati a lavorare nel Servizio sanitario veneto e, allo stesso tempo, sviluppare collaborazioni accademiche tra gli atenei coinvolti. La Regione punta infatti non soltanto a reclutare professionisti già formati, ma anche a creare relazioni strutturate tra il sistema universitario italiano e quello sudamericano.

Due percorsi per arrivare al lavoro in Veneto

Il progetto prevede due differenti modalità di accesso.

La prima riguarda gli infermieri già laureati, che potranno intraprendere il percorso previsto dalla normativa italiana per il riconoscimento dei titoli professionali conseguiti all'estero.

La seconda guarda invece agli studenti universitari. La Regione intende infatti valutare la possibilità di attivare percorsi formativi integrati tra l'Università di Padova e gli atenei brasiliani e argentini, consentendo agli studenti di Infermieristica di sviluppare parte del proprio percorso accademico in collaborazione con le istituzioni italiane.

In entrambi i casi sarà comunque necessario possedere una conoscenza della lingua italiana almeno di livello B2, requisito ritenuto indispensabile per garantire una comunicazione efficace con pazienti e colleghi e assicurare la qualità dell'assistenza.

Non solo lavoro: previsti anche alloggi e supporto alle famiglie

Uno degli aspetti più innovativi del progetto riguarda le misure di accoglienza. La Regione è infatti consapevole che il successo dell'iniziativa dipenderà anche dalla capacità di favorire l'inserimento sociale dei professionisti stranieri. Per questo motivo il piano coinvolgerà anche ATER e ULSS 1 Dolomiti, con l'obiettivo di individuare soluzioni abitative dedicate agli infermieri e ai loro nuclei familiari. Tra le ipotesi allo studio figurano foresterie e altre strutture destinate a facilitare il trasferimento e la permanenza dei professionisti durante i primi mesi di attività lavorativa.

I primi infermieri attesi entro il 2027

Secondo il cronoprogramma illustrato dalla Regione, il progetto entrerà nella fase operativa già nei prossimi mesi. Sono previste attività di promozione attraverso i canali diplomatici italiani presenti in Brasile e Argentina, oltre a missioni istituzionali nei due Paesi per presentare l'iniziativa e avviare i primi contatti con università e professionisti interessati. L'obiettivo dichiarato è arrivare ai primi inserimenti lavorativi entro la metà del 2027, monitorando attentamente i risultati della sperimentazione prima di valutare un'eventuale estensione del modello ad altre province venete.

Una strategia che guarda oltre il reclutamento

L'iniziativa del Veneto si inserisce in un fenomeno che interessa sempre più sistemi sanitari europei, chiamati a confrontarsi con la progressiva riduzione del numero di infermieri disponibili e con un fabbisogno assistenziale in costante crescita.

La Regione punta così a costruire un percorso che non si limiti al semplice reclutamento di personale dall'estero, ma favorisca un'integrazione professionale e sociale stabile, attraverso formazione, riconoscimento delle competenze, supporto linguistico e condizioni di accoglienza adeguate.

Resta ora da verificare se il progetto riuscirà a produrre i risultati attesi e a diventare un modello replicabile anche in altre realtà italiane alle prese con la stessa emergenza: la difficoltà sempre maggiore di trovare infermieri da inserire negli organici del Servizio sanitario pubblico.