Cardiologia Ivrea, infermieri al posto degli amministrativi. NurSind: ''È un paradosso''
Oltre 40mila prestazioni l’anno. Il sindacato delle professioni infermieristiche: "Il personale infermieristico deve essere restituito all’assistenza". L’ASL TO4 valuta una sostituzione.
di Giuseppe Provinzano
"Un infermiere impiegato allo sportello è un professionista sottratto all’assistenza. È questo il punto sollevato dal NurSind sul caso della Cardiologia dell’ospedale di Ivrea, dove l’assenza temporanea della figura amministrativa rischia di trasferire sul personale infermieristico attività di front office e segreteria. Una situazione che il sindacato definisce paradossale, soprattutto in una fase caratterizzata dalla difficoltà di reperire professionisti e dalla necessità di recuperare tempo e risorse da destinare direttamente ai pazienti".
NurSind: "Basta infermieri allo sportello, il loro posto è nell’assistenza"
IVREA, 09/09/2026 – Liberare gli infermieri dalla burocrazia per restituire tempo all’assistenza. È una richiesta avanzata da anni e che, secondo il NurSind, alla Cardiologia dell’ospedale di Ivrea rischia invece di essere completamente ribaltata: utilizzare personale infermieristico per sopperire alla temporanea indisponibilità della figura amministrativa destinata alle attività di sportello.
A denunciare la situazione sono Francesco Coppolella, segretario regionale NurSind Piemonte, e Giuseppe Summa, segretario territoriale NurSind, che chiedono all’ASL TO4 di individuare una soluzione organizzativa senza trasferire sul personale sanitario compiti propri del settore amministrativo.
La questione assume particolare rilevanza considerando i volumi di attività della struttura. La Cardiologia di Ivrea avrebbe superato nel 2025 le 40mila prestazioni, tra visite, controlli ed esami, rispetto a meno di 15mila registrate nel 2019. Numeri che, secondo quanto riferito, continuerebbero a crescere anche nell’anno in corso.
Il problema nasce dall’indisponibilità dell’unica figura amministrativa che finora garantiva il front office. Una situazione rispetto alla quale sarebbero state avanzate richieste di intervento da parte della direzione della struttura, del coordinamento e dello stesso sindacato.
Per il NurSind, però, la soluzione non può essere quella di spostare le attività burocratiche sul personale infermieristico.
«Siamo di fronte a un paradosso: da anni chiediamo personale amministrativo nei reparti per liberare gli infermieri dalla burocrazia e restituire ore all’assistenza. Non possiamo arrivare al punto opposto, utilizzando gli infermieri per sostituire gli amministrativi», sottolinea Giuseppe Summa.
Il sindacato precisa che la contestazione non riguarda il personale amministrativo né mette in discussione il valore delle diverse professionalità che operano all’interno del Servizio sanitario. Il problema, al contrario, sarebbe proprio la necessità di rispettare competenze, ruoli e funzioni.
«Non esiste alcuna contrapposizione tra categorie. Il personale amministrativo è indispensabile al funzionamento della sanità. Proprio per questo ogni professionista deve poter svolgere le attività per le quali è formato e impiegato», continua Summa.
Secondo il NurSind, destinare un infermiere stabilmente ad attività di sportello o segreteria produce infatti un doppio effetto: da una parte rappresenta un utilizzo improprio di competenze professionali sanitarie, dall’altra riduce concretamente il tempo disponibile per l’assistenza ai pazienti.
«Utilizzare un infermiere per il front office non significa soltanto sprecare una professionalità altamente qualificata. Significa sottrarre una risorsa all’assistenza e, quindi, sottrarre tempo ai cittadini che hanno bisogno di cure», evidenzia il sindacato.
Una questione che, per Coppolella e Summa, diventa ancora più delicata alla luce della difficoltà di reperire infermieri e della crescente pressione sui professionisti già in servizio. Continuare ad assegnare loro incombenze estranee all’attività assistenziale rischierebbe, secondo il NurSind, di alimentare demotivazione, perdita di attrattività e abbandono della professione.
Sul caso è intervenuta anche l’ASL TO4, precisando che complessivamente il personale amministrativo dell’ospedale di Ivrea sarebbe aumentato negli ultimi anni, passando dalle 28 unità di fine 2024 alle attuali 32. L’Azienda ha inoltre chiarito che le situazioni di assenza prolungata vengono valutate singolarmente per verificare la necessità di eventuali sostituzioni temporanee.
Per quanto riguarda specificamente la Cardiologia, l’ASL ha fatto sapere di avere ricevuto recentemente la comunicazione relativa all’indisponibilità temporanea dell’operatore e di stare valutando una soluzione in tempi brevi attraverso la sostituzione con altro personale amministrativo.
Una prospettiva che il NurSind auspica possa concretizzarsi rapidamente.
«La soluzione deve essere chiara: alle attività di front office va destinato personale amministrativo. Gli infermieri devono poter tornare pienamente alla loro funzione, che è assistere e prendersi cura dei pazienti», conclude Summa.
Per il sindacato, dunque, il caso di Ivrea va oltre la singola organizzazione di un servizio: rappresenta il tema più generale dell’utilizzo appropriato delle professionalità all’interno della sanità pubblica. In un sistema che denuncia una carenza di infermieri, ogni ora sottratta all’assistenza per coprire attività amministrative rischia di trasformarsi in un costo organizzativo pagato, prima di tutto, dai pazienti.
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