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ASL Lecce, scontro sulle Case di Comunità: NurSind, CISL e FIALS diffidano l’Azienda

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 01/10/2026

NurSind dal territorioPuglia

Case di Comunità, i sindacati contestano l’impiego del personale dei Poliambulatori nelle funzioni di Infermiere di Famiglia e Comunità senza adeguata formazione. Chiesti stop immediato alle assegnazioni, procedure trasparenti e un confronto urgente con l’Azienda.


di Giuseppe Provinzano

"La riorganizzazione dell’assistenza territoriale non può essere costruita spostando semplicemente gli infermieri da un servizio all’altro. È questo il punto centrale della dura presa di posizione congiunta di NurSind, CISL e FIALS nei confronti dell’ASL Lecce. Al centro della contestazione c’è l’impiego di personale proveniente dai Poliambulatori Distrettuali nelle attività proprie dell’Infermiere di Famiglia e Comunità (IFoC) all’interno delle Case di Comunità. Una scelta che, secondo le organizzazioni sindacali, rischia non soltanto di impoverire servizi già operativi, ma anche di assegnare funzioni specifiche a professionisti che non avrebbero preventivamente ricevuto la formazione prevista".


NurSind, CISL e FIALS diffidano l’ASL Lecce: "Gli infermieri non sono tappabuchi"

LECCE, 02/10/2026 - La partita sulle Case di Comunità della ASL si sposta sul terreno sindacale. NurSind, CISL e FIALS hanno formalmente contestato alla Direzione aziendale le modalità con cui si starebbe procedendo all'impiego degli infermieri provenienti dai Poliambulatori Distrettuali per lo svolgimento delle attività riconducibili all'Infermiere di Famiglia e Comunità.

Una presa di posizione netta, indirizzata ai vertici dell'ASL e ai Direttori dell'Assistenza Territoriale, con la quale le tre organizzazioni chiedono di intervenire prima che quella che dovrebbe rappresentare una delle figure centrali della nuova sanità territoriale venga utilizzata, secondo i sindacati, attraverso soluzioni organizzative prive delle necessarie garanzie.

A finire sotto la lente è, in particolare, l'utilizzo o il distacco di infermieri attualmente in servizio nei Poliambulatori Distrettuali. Nella nota viene richiamato anche il caso del Distretto Socio Sanitario di Galatina, dove sarebbe stato predisposto un ambulatorio infermieristico in attesa dell'attivazione della Casa di Comunità, con una turnazione del personale proveniente dagli ambulatori distrettuali. Secondo le sigle, ciò sarebbe avvenuto senza considerare eventuali esoneri o limitazioni stabiliti dal medico competente e, soprattutto, in assenza di una specifica formazione.

«Non si può attuare la riforma dell'assistenza territoriale ricorrendo a scorciatoie organizzative. L'Infermiere di Famiglia e Comunità non può diventare una funzione da coprire semplicemente spostando personale da altri servizi»,

è in sostanza la posizione espressa dai segretari territoriali di Lecce, NurSind, CISL e FIALS.

Il nodo sollevato dai sindacati riguarda proprio la specificità professionale dell'IFoC. Nella contestazione viene richiamato il DM 77/2022, sottolineando la necessità di competenze specifiche nell'ambito della sanità pubblica, della prevenzione e della gestione della cronicità sul territorio. Le organizzazioni evidenziano inoltre che molti degli operatori che sarebbero destinati a queste attività non avrebbero svolto il percorso formativo preventivo indicato dalla programmazione aziendale richiamata nella nota.
Ma la questione, per NurSind, CISL e FIALS, non riguarda soltanto la formazione.

Spostare personale dai Poliambulatori per garantire l'attività delle Case di Comunità potrebbe produrre un secondo effetto: indebolire i servizi distrettuali già esistenti, aumentando il carico di lavoro degli infermieri che vi rimangono e riducendo la capacità assistenziale degli ambulatori.

È proprio su questo punto che la posizione delle tre organizzazioni diventa particolarmente dura. Nel documento viene contestato quello che viene definito un utilizzo “tappabuchi” del personale infermieristico, ritenuto capace di generare sovraccarico di lavoro e impoverimento dell'offerta assistenziale senza garantire, al tempo stesso, quella specificità dell'assistenza territoriale e domiciliare che la riforma dovrebbe perseguire.

«Le Case di Comunità devono essere messe nelle condizioni di funzionare con personale adeguatamente individuato e formato. Non è accettabile svuotare i Poliambulatori per colmare altre necessità organizzative, trasferendo il problema da un servizio all'altro», è il senso della contestazione portata avanti unitariamente dalle sigle.

Secondo NurSind, CISL e FIALS, infatti, procedere in questo modo rischierebbe anche di svalutare il ruolo professionale dell'Infermiere di Famiglia e Comunità, esponendo gli operatori allo svolgimento di attività per le quali non sarebbero stati adeguatamente formati o affiancati, con possibili conseguenze sulla qualità dell'assistenza destinata ai cittadini.

Da qui la diffida indirizzata all'ASL Lecce.

Le organizzazioni chiedono l'immediata sospensione dell'assegnazione degli infermieri dei Poliambulatori Distrettuali alle funzioni di IFoC in assenza dei requisiti previsti, insieme alla definizione di procedure trasparenti di reclutamento e interpello che consentano di individuare il personale già in possesso dei titoli ritenuti idonei o da avviare prioritariamente alla formazione.

Contestualmente viene sollecitata la convocazione urgente delle organizzazioni sindacali, con l'obiettivo di aprire un confronto sull'organizzazione del lavoro e sulle dotazioni di personale previste per le Case di Comunità e, più complessivamente, per la nuova rete dell'assistenza territoriale.

«Servono programmazione, formazione e organici adeguati. La nuova assistenza territoriale non può essere realizzata depauperando i servizi che già oggi garantiscono risposte ai cittadini»,

ribadiscono i segretari NurSind, CISL e FIALS, che chiedono all'Azienda un cambio di passo e l'apertura immediata del confronto.

La vertenza, dunque, resta aperta. Le organizzazioni hanno già fatto sapere che, in assenza di riscontro o qualora proseguissero le modalità organizzative contestate, si riservano di rivolgersi alle sedi competenti per tutelare i diritti e la dignità professionale degli infermieri.

La nota congiunta porta le firme dei segretari G. P. Accogli per NurSind, A. Piccinno per CISL e V. Gentile per FIALS, a conferma di un'iniziativa unitaria che pone al centro non soltanto l'organizzazione delle Case di Comunità, ma anche il riconoscimento delle competenze professionali e la tenuta dei servizi territoriali già esistenti.