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Sicurezza sul lavoro: il rischio muscoloscheletrico - parte 1: movimentazione carichi e/o pazienti

Premessa

 

Quello della sicurezza sul lavoro è un problema di grande attualità.

Secondo i dati di ILO (International Labour Organization), ogni 15 secondi, nel mondo, un lavoratore muore sul lavoro a causa di un infortunio sul lavoro o di una malattia professionale e, sempre ogni 15 secondi, 153 lavoratori hanno un infortunio sul lavoro.

Si stima che, ogni giorno, 6.300 persone muoiono a causa di incidenti sul lavoro o malattie professionali, causando più di 2,3 milioni di morti all’anno. Gli incidenti che si verificano annualmente sul posto di lavoro sono 317 milioni, molti dei quali portano ad assenze prolungate dal lavoro per malattia. Il costo umano di queste tragedie quotidiane è enorme e l’onere economico causato dalle scarse pratiche di messa in sicurezza dei luoghi di lavoro è stimato essere ogni anno nel 4% del prodotto interno lordo mondiale.

Lo scopo di questa serie di articoli è quello di porre all’attenzione delle nostre numerose lettrici e altrettanto numerosi lettori la questione della sicurezza sul lavoro che, tra i tanti temi che ci affliggono e che sono legati al nostro quotidiano lavorativo, è sicuramente uno dei più importanti.

Ovviamente ci occuperemo di sicurezza negli ambienti sanitari, che è il tema che più ci riguarda.

Settimanalmente pubblicheremo 8 articoli, rispettando il seguente indice:

  1. Rischio biologico
  2. Rischio muscoloscheletrico parte 1: sollevamento pesi
  3. Rischio muscoloscheletrico parte 2: scivolamento e cadute
  4. Stress ed “esaurimento nervoso”
  5. Violenza e “mobbing”
  6. Orario di lavoro
  7. Abuso di sostanze
  8. Rischio chimico

 

  1. Rischio muscoloscheletrico parte 1: movimentazione carichi e/o pazienti

 

I disturbi muscoloscheletrici (DMS) sono il problema di salute legato all’attività lavorativa più diffuso in Europa, che colpisce milioni di lavoratori. I DMS preoccupano non soltanto per le ripercussioni che hanno sulla salute dei singoli lavoratori, ma anche per l’impatto economico che generano sulle imprese e per i costi sociali che producono per i paesi europei.

In alcuni Stati è riconducibile ai DMS il 40% delle indennità giornaliere, vale a dire fino all’1,6 % del prodotto interno lordo (PIL) del paese interessato. I DMS riducono il profitto delle imprese e aggravano i costi sociali a carico dei governi.

In sanità, tali disturbi sono rappresentati dalla movimentazione dei carichi e/o dei pazienti.

Dall’analisi della letteratura si evince che è ormai consolidato il rapporto esistente tra l’attività di movimentazione manuale di carichi e/o di pazienti e l’incremento del rischio di contrarre affezioni acute e croniche a carico del rachide. In particolare sono moltissimi gli studi e le ricerche che indicano come il personale sanitario addetto all’assistenza delle persone malate sia tra le categorie professionali più colpite da patologie della colonna vertebrale.

L’incidenza degli sforzi fisici e delle conseguenti patologie è ovviamente più elevata laddove bisogna assistere soggetti immobilizzati o poco collaboranti come, ad esempio, accade in ortopedia e in geriatria.

Da molteplici indagini effettuate è emerso che la sezione della colonna vertebrale maggiormente esposta al rischio è quella lombare e che ciò è attribuibile sia al ridotto numero di operatori per turno sia, soprattutto, alla quasi completa assenza di attrezzature di lavoro adeguate.

Il titolo VI del D.lgs 81/08 con il relativo allegato XXXIII stabilisce gli obblighi del Datore di Lavoro ed indica gli elementi di riferimento per la prevenzione dei rischi lavorativi per quanto riguarda la movimentazione manuale dei carichi.

Nell’ambito sanitario, trattandosi prevalentemente di movimentazione di pazienti, è meno agevole rispettare lo spirito della normativa, ma è possibile, partendo da una valutazione analitica, implementare un progetto di riduzione del rischio che preveda un’adeguata organizzazione del lavoro supportata da una significativa dotazione di attrezzature. L’adeguatezza di tali ausili andrà valutata in base alle operazioni più comuni di trasferimento dei pazienti ed alle caratteristiche strutturali degli ambienti in cui tali attrezzature verranno utilizzate.

È chiaro, comunque, che queste strategie preventive non saranno sufficienti se contemporaneamente non verrà attivato un programma di formazione e addestramento degli operatori; in particolare, si sottolinea l’importanza della corretta esecuzione di manovre manuali quali lo spostamento, il sollevamento o il trasferimento letto/carrozzina e letto/barella dei pazienti.

 

Quali riferimenti per i lavoratori?

Per tutti voi, care lettrici e cari lettori, esistono in ogni azienda gli RLS (i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza), una figura obbligatoria per le aziende il cui compito è quello di fare da portavoce, per gli altri dipendenti dell’impresa, in materia di salute e sicurezza sul lavoro.

Rivolgetevi al vostro rappresentante ogni qualvolta abbiate il ragionevole dubbio che, all’interno del vostro Servizio, non vengono rispettate le norme sulla sicurezza.

 

Alla prossima settimana, per la seconda parte dell’articolo sul rischio muscoloscheletrico: scivolamento e cadute.