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Le vostre tesi: Gli episodi di violenza rivolta agli infermieri penitenziari

Isabella La Pumadi
Isabella La Puma
Pubblicato il: 25/09/2023

Studenti infermieri

Infermieristicamente aiuta gli studenti con le loro tesi. Pubblichiamo e divulghiamo i vostri questionari in modo da farvi avere più risposte possibili, quindi più dati da utilizzare!

Oggi divulghiamo il questionario di Camilla Burlano, laureanda del corso di infermieristica dell'Università degli Studi di Genova che ci chiede di compilare il questionario utile per l'elaborazione della sua tesi intitolata: "Gli episodi di violenza rivolta agli infermieri penitenziali: studio osservazionale".

Sappiamo ormai bene quanto la nostra professione ci dia l’opportunità di sperimentare i settori più vari, personalmente credo che questa sia una grande ricchezza. Un ambito lavorativo di cui si parla poco sui banchi universitari (ma non sulle pagine di Infermieristicamente) è il carcere e quindi il ruolo dell’infermiere penitenziario.

La sanità penitenziaria è una materia tutto sommato nuova e vede il primo ingresso del personale infermieristico negli anni ’70 con la legge 740.  Altra legge che accompagna la figura dell’infermiere penitenziario è la legge n. 419 del 1998 che parla di “Riordino della medicina penitenziaria” dove si colloca la sanità penitenziaria all’interno del SSN.

Il lavoro che questi colleghi svolgono all’interno delle carceri è una vera e propria attività specialistica e polifunzionale. L’infermiere stabilisce relazioni prendendo in carico il paziente nel suo complesso e valutando, pianificando e attuando interventi assistenziali non solo relativi al processo di cura della malattia ma osservando anche eventuali aspetti che possono essere compromessi dalla detenzione, come l’insorgenza di conseguenze psico-fisiche. 

L’infermiere penitenziario ha anche un ruolo di educatore sanitario, si occupa infatti della prevenzione delle malattie infettive (es HIV, epatite C, tubercolosi) e dell’abuso di sostanze occupandosi anche di implementare e monitorare i vari programmi sanitari di prevenzione e di gestire tutti i farmaci, gli stupefacenti e i registri.

All’interno del sistema penitenziario esiste una forte necessità di programmare percorsi psico-educativi e di supportare il detenuto al corretto utilizzo del percorso di cura e assistenza al termine della detenzione. Anche qua, l’infermiere, ha un’importanza rilevante nel supporto per il reinserimento nella comunità identificando eventuali esigenze e rischi ai quali i detenuti possono essere soggetti e occupandosi di tutto ciò che riguarda l’aspetto sanitario quali la sorveglianza sanitaria e terapeutica dei detenuti.

Il rapporto empatico con il paziente viene costruito in modo sicuramente differente, dato il contesto e costruito all’interno di confini chiari. Fondamentale, per garantire un adeguato supporto al paziente, è un ascolto e un’accoglienza che vada oltre al giudizio nei confronti dei detenuti al fine di garantire relazioni efficaci.

I livelli di stress possono essere spesso sollecitati da fattori ambientali non indifferenti dovuti al vivere all’interno di uno scenario composto da ambienti chiusi, sbarre e cancelli e spesso risentono di una non adeguata preparazione e formazione, che, come ripetiamo sempre, è fondamentale per approcciarsi a qualsiasi ambiente specialistico.

La studentessa Camilla vuole, con la sua tesi, far luce in particolare sugli episodi di violenza sugli operatori, che purtroppo sono sempre più frequenti, anche in carcere come in altri ambiti sanitari. Il questionario è rivolto dunque ai soli infermieri penitenziari ed è accessibile cliccando qui.

 

Credit

https://infermieristicamente.it/articolo/16459/infermiere-penitenziario%E2%80%A6-l-assistenza-dietro-le-sbarre