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Torino, pistola contro medico del 118: NurSind denuncia silenzio e chiede più sicurezza

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 02/04/2025

NurSind dal territorioPiemonte

Torino – Una pistola puntata alla testa di un medico mentre tentava di salvare una vita. È quanto accaduto nei giorni scorsi a Torino, durante un intervento d’emergenza da parte di un’equipe del 118. A denunciare il fatto è il sindacato degli infermieri NurSind, che lancia l’allarme sulle condizioni di sicurezza del personale sanitario e sul silenzio che spesso circonda questi episodi.

Il fatto si è consumato mentre un medico, un infermiere e un volontario erano impegnati nella rianimazione di una donna di 97 anni. Il figlio della paziente, un uomo sulla cinquantina, ha minacciato il medico con una pistola intimandogli: “Salva mia madre o ti ammazzo”. Solo l’intervento tempestivo dei carabinieri – accorsi con quattro pattuglie – ha evitato il peggio.

A raccontarlo è Francesco Coppolella, segretario regionale di NurSind Piemonte. “Se ne è venuti a conoscenza solo grazie al passaparola tra gli operatori. Il personale coinvolto non ha segnalato l’accaduto, e questo la dice lunga sul clima di paura e sfiducia in cui lavorano i nostri colleghi”, spiega.

NurSind denuncia non solo l’episodio in sé, ma anche il contesto di sistematica sottovalutazione del rischio da parte delle istituzioni. “Non ci si deve stupire se gli operatori scelgono di tacere: le misure di protezione sono inesistenti, e chi denuncia si sente spesso lasciato solo. Eppure questi episodi vanno almeno segnalati alle aziende, come prevede la legge, e invece nemmeno questo avviene con regolarità”.

Il sindacato degli infermieri ricorda come il personale del 118 sia ben consapevole dei rischi del mestiere. “L’anno scorso – afferma Coppolella – abbiamo diffuso un dossier sulle aggressioni agli operatori del soccorso, ripreso da molte testate regionali. Nessuna risposta concreta. Nessuna delle amministrazioni coinvolte può dirsi estranea: né le organizzazioni di volontariato, né Azienda Zero, né le centrali operative sanitarie”.

Le leggi per prevenire le aggressioni ci sono, sottolinea NurSind, ma vengono sistematicamente ignorate. In particolare, si chiede l’applicazione delle norme che prevedono protocolli condivisi tra il servizio di emergenza sanitaria e le forze dell’ordine.

“Il servizio di emergenza territoriale è apprezzato dai cittadini, ma vissuto come un peso dalle aziende che lo gestiscono. Non rende, non produce utili, e per questo si investe poco o nulla in sicurezza, prevenzione e formazione. E intanto, chi lavora per garantire salute e sicurezza, rischia ogni giorno la pelle”, denuncia il sindacato.

NurSind chiama in causa direttamente i vertici delle strutture sanitarie: “Dirigenti, direttori e commissari non possono continuare a voltarsi dall’altra parte. La tutela dei lavoratori è nelle loro responsabilità. Si usi lo stesso rigore con cui si firmano le delibere per ridurre personale o servizi, anche per proteggere chi ogni giorno salva vite”.

Il messaggio del sindacato è chiaro: non basta indignarsi a fatti compiuti. Servono azioni concrete, subito.