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Verso Ospedali Sleep-Friendly: il contributo strategico degli infermieri

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 03/04/2025

Professione e lavoroStudi e analisi

Nonostante le evidenze scientifiche sull'importanza del sonno per la salute e il recupero, gli ospedali faticano a creare ambienti realmente favorevoli al riposo dei pazienti. Un recente studio apre la strada a interventi concreti e personalizzati.

Il sonno, componente essenziale per la salute e il benessere, continua a essere uno dei bisogni più trascurati nei contesti ospedalieri. Creare un ambiente favorevole al riposo notturno per i pazienti ricoverati è una sfida persistente, che coinvolge tanto il personale clinico quanto la dirigenza ospedaliera. Rumori, controlli notturni, dolore, prelievi, allarmi e somministrazione di farmaci sono solo alcune delle interruzioni che disturbano il sonno dei degenti, compromettendo il loro percorso di guarigione.

Studi scientifici hanno dimostrato che anche brevi periodi di deprivazione di sonno possono avere effetti negativi sul piano fisico e psicologico: disfunzioni cardiovascolari e respiratorie, alterazioni cognitive, aumento della percezione del dolore, indebolimento del sistema immunitario e incremento dei processi infiammatori. Nei pazienti ospedalizzati, questi effetti risultano ancora più dannosi, aumentando il rischio di infezioni, ritardando il recupero e peggiorando l’esperienza complessiva del ricovero.

Eppure, nonostante la consapevolezza crescente sull'importanza del sonno come priorità clinica, gli interventi strutturati per garantire un ambiente favorevole al riposo restano rari. Secondo uno studio pubblicato nell’agosto 2022 sul Journal of Hospital Medicine, meno della metà dei 30 migliori ospedali statunitensi analizzati ha adottato politiche esplicite per promuovere il sonno dei pazienti.

Un esempio virtuoso: il caso del Barnes-Jewish Hospital

Un’esperienza innovativa arriva dal Barnes-Jewish Hospital di St. Louis, che ha scelto di affrontare il problema in modo sistemico. A partire da risultati deludenti nei sondaggi HCAHPS (Hospital Consumer Assessment of Healthcare Providers and Systems), il team dell’ospedale ha deciso di coinvolgere attivamente infermieri, medici ospedalieri, ricercatori e gli stessi pazienti in un progetto di co-progettazione per promuovere il sonno.

Il risultato è stato un intervento multifattoriale, descritto in uno studio pubblicato il 2 dicembre 2024 su JAMA Network Open. Prima di agire, il team ha analizzato il contesto attraverso osservazioni dirette, interviste e questionari, per individuare con precisione i fattori che ostacolavano il riposo. Da lì sono nati interventi mirati: formazione del personale su strategie di promozione del sonno, riduzione delle interruzioni notturne, e maggiore personalizzazione dell’assistenza.

I risultati sono stati significativi: aumento della quiete notturna percepita e maggiore intervallo tra le interruzioni cliniche durante la notte. Ma ciò che ha davvero fatto la differenza, sottolineano gli autori dello studio, è stato l’ascolto empatico dei pazienti.

Oltre la notte: ripensare il riposo in ospedale in chiave olistica

Una delle scoperte più importanti del progetto è che il problema del sonno non riguarda soltanto ciò che avviene durante la notte. I pazienti hanno riferito che lo stress emotivo, la noia, la perdita di controllo e la mancanza di stimoli durante il giorno contribuiscono in modo rilevante alla difficoltà ad addormentarsi e a mantenere un sonno di qualità.

Da qui la raccomandazione dei ricercatori: adottare approcci olistici che considerino l’esperienza complessiva del paziente, dal momento del risveglio fino alla notte, promuovendo ambienti meno medicalizzati e più orientati al benessere globale. La cura del sonno, dunque, va ben oltre il semplice silenzio notturno: è una questione di cultura organizzativa, di attenzione personalizzata e di umanizzazione delle cure.

Migliorare il sonno durante il ricovero non è un’impresa impossibile, ma richiede volontà, ascolto e un cambio di paradigma. Interventi concreti, sostenuti da evidenze e co-progettati con i pazienti, possono fare la differenza. È tempo che il sonno diventi, anche in ospedale, una priorità terapeutica al pari delle cure farmacologiche o delle procedure diagnostiche.

 

da:Roush, K. Improving Sleep During Hospital Stays. Am. J. Nurs.. 2025;125(4):15-16. doi:10.1097/01.NAJ.0001110504.42841.4c.