Demansionamento, vittoria del Nursind Messina: ASP condannata a risarcire oltre 100 mila euro
Una sentenza esemplare che segna un punto di svolta nella tutela dei diritti degli infermieri. Il Tribunale del Lavoro ha condannato l’Asp 5 di Messina a risarcire con oltre 100 mila euro un gruppo di infermieri vittime di demansionamento, ovvero costretti a svolgere mansioni inferiori rispetto al loro ruolo e alla loro qualifica professionale.
Una vittoria per la dignità professionale
La decisione giudiziaria, che fa giurisprudenza, riconosce il danno non patrimoniale subito dagli operatori sanitari, molti dei quali impiegati nelle unità operative di Chirurgia generale e Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale di Taormina. La sentenza rappresenta un precedente importante per tutti gli infermieri che, in diverse strutture sanitarie, si trovano a lavorare in condizioni non rispettose della loro formazione e competenze.
A sostenere le cause legali è stato lo studio dell’avvocato Bernardo Campo di Messina, che ha ottenuto un risultato storico. "Questa vittoria – sottolinea Ivan Alonge, segretario territoriale del Nursind Messina – è il frutto dell’impegno costante del sindacato nella difesa dei diritti degli infermieri. Continueremo a vigilare affinché situazioni simili non si ripetano".
Demansionamento: un danno per i lavoratori e per i pazienti
Il demansionamento, purtroppo diffuso nel sistema sanitario, non lede solo la dignità professionale degli infermieri, ma rischia di compromettere anche la qualità delle cure offerte ai pazienti. Quando un professionista sanitario non viene utilizzato secondo le sue reali competenze, l’intero sistema ne risente.
La sentenza del Tribunale di Messina rappresenta dunque un chiaro monito per tutte le aziende sanitarie: il rispetto delle mansioni previste dai contratti e dalle qualifiche non è negoziabile. Il Nursind, dal canto suo, assicura che continuerà a combattere affinché gli infermieri possano lavorare in condizioni adeguate, valorizzando il loro ruolo fondamentale nella sanità.
Una vittoria che, oltre al risarcimento economico, restituisce giustizia e dignità a una categoria troppo spesso sottovalutata, nonostante il suo insostituibile contributo alla salute pubblica.