Stazione Spaziale Internazionale un problema di salute costringe tutti a rientrare
Avere necessità di una diagnosi approfondita e cure adeguate trovandosi a 400 km dall’ospedale più vicino potrebbe non rappresentare un grosso problema per terra. Ma se questi 400 km ti dividono proprio dalla terra, inteso come pianeta, la cosa allora si complica un po’.
Un membro della missione Crew-11 a bordo della Stazione Spaziale Internazionale (ISS), ha manifestato infatti un problema di salute il 7 gennaio, con condizioni stabili ma un rischio persistente che ha portato la NASA a decidere per un rientro anticipato sulla Terra.
Cosa è successo
La NASA non ha rivelato l'identità dell'astronauta coinvolto né la specifica patologia per motivi di privacy. È stato tuttavia confermato che si tratta di una “condizione medica seria” ma che l'astronauta è in condizioni stabili.
La decisione del rientro è stata presa perché le capacità diagnostiche e di trattamento sulla ISS non sono sufficienti per gestire correttamente il caso in microgravità. Non si tratta di un'emergenza immediata, ma di una misura precauzionale per garantire le migliori cure a terra. Si tratta della prima volta nei 25 anni di storia della ISS che una missione viene interrotta in anticipo per motivi medici.
Il Dr. James Polk, capo medico della NASA, ha precisato che non si tratta di un trauma fisico o di un incidente avvenuto durante il lavoro, ma di una condizione interna probabilmente correlata agli effetti della microgravità prolungata sull'organismo. L'evacuazione è definita “controllata” e non di “emergenza immediata” perché l'astronauta è stabile. Tuttavia, esiste un “rischio persistente” che la condizione possa peggiorare senza gli strumenti diagnostici avanzati presenti solo negli ospedali, terrestri ovviamente poiché la ISS non possiede gli strumenti per un esame diagnostico completo necessario per questa specifica patologia nonostante sia dotata di un ampio ventaglio di attrezzature mediche.
Equipaggio Coinvolto
Crew-11, lanciata il 1° agosto 2025 dalla Florida, comprende astronauti altamente qualificati:
Zena Cardman (NASA, comandante, USA): Geologa con esperienza in missioni analoghe.
Michael Fincke (NASA, pilota, USA): Veterano con tre voli spaziali precedenti.
Kimiya Yui (JAXA, specialista missione, Giappone): Ingegnere con background in robotica.
Oleg Platonov (Roscosmos, specialista missione, Russia): Esperto in sistemi di supporto vitale.
Prossimi passi
I quattro astronauti rientreranno nei prossimi giorni con la Dragon Endeavor, riducendo la missione di circa un mese; tre membri di un’altra crew (due russi e un americano) rimarranno sulla ISS.
Come comunicato dalla NASA non sappiamo quale degli astronauti sia vittima del malessere e siamo certi che dispiacerà a tutti i membri del team il rientro anticipato. Quel che è certo è che non è possibile l’evacuazione del solo astronauta divenuto suo malgrado “paziente”, perché la missione di ritorno ha bisogno dell'intera Crew-11 per ragioni di sicurezza complessiva; separare l'equipaggio non è fattibile tecnicamente, poiché la capsula Dragon Endeavour è progettata per il ritorno completo del gruppo per ottimizzare le operazioni di controllo che richiedono l'intero equipaggio di quattro per un rientro sicuro e controllato.
Insomma, l’invio di un’ambulanza spaziale richiede ancora del tempo ma questo “inconveniente” servirà certamente a studiare soluzioni più efficienti oggi che la conquista dello spazio si avvale di una ricerca avanzatissima sostenuta da privati visionari e di evoluzioni tecnologiche impensabili fino a pochi anni fa.
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