ChatGPT Salute: OpenAI integra l'IA nella salute personale. Come funziona
OpenAI ha annunciato il lancio di ChatGPT Salute, una nuova sezione dedicata esclusivamente alle conversazioni su salute e benessere, integrata all’interno di ChatGPT. La nuova sezione di integra dati clinici e applicazioni di benessere. Secondo i dati forniti da OpenAI, ogni settimana oltre 230 milioni di persone nel mondo pongono domande su salute e benessere, utilizzando ChatGPT come primo filtro informativo.
Funzionalità Principali
OpenAI descrive ChatGPT Salute come “un’esperienza dedicata che integra in modo sicuro le informazioni sanitarie con l’intelligenza di ChatGPT, per aiutare a sentirsi più informati, preparati e sicuri nella gestione della propria salute”. ChatGPT Salute consente di collegare cartelle cliniche elettroniche e app di benessere “così da basare le conversazioni sulle informazioni sanitarie personali e ottenere risposte più mirate e utili”. Gli utenti riceverebbero informazioni su esami del sangue, preparazioni per visite mediche, consigli su dieta o fitness purché si sia consapevoli che il sistema “è progettato per supportare l’assistenza medica, non per sostituirla” e “non è destinato né alla diagnosi né al trattamento”.
Sviluppo con Medici e HealthBench
Il sistema è stato affinato in due anni coinvolgendo oltre 260 medici da 60 paesi, con esperti di varie specialità che hanno fornito input reali per modellare le risposte su scenari clinici, i quali hanno rivisto e corretto 600.000 risposte simulate generate dall'IA. Questo ha permesso di adattare l'IA a contesti multiculturali e professionali diversi e valutare le risposte tramite un benchmark specifico (HealthBench), un framework creato dai medici stessi per misurare la qualità delle risposte IA secondo criteri clinici quali sicurezza (evitare danni), chiarezza (linguaggio accessibile) e escalation appropriata. Qualcosa che garantisce un supporto affidabile per attività quotidiane come spiegare risultati in linguaggio semplice, senza sconfinare in diagnosi.
Prospettive Italiane e FNOMCeO
Roberto Monaco (FNOMCeO) afferma che “l’intelligenza artificiale deve essere considerata uno strumento di supporto e non un sostituto del medico, al quale resta sempre la piena responsabilità decisionale”; “la diagnosi non è un semplice processo automatico basato su segni e sintomi, ma il risultato di un ragionamento clinico complesso, fondato su anni di studio ed esperienza”.
L’empatia digitale
Mentre il Segretario Monaco sosteneva che “l’intelligenza artificiale può essere un valido aiuto, ma resta priva di intelligenza emotiva e non può sostituire il rapporto umano”, Tianyu Jia, ricercatore dell’Imperial College di Londra pubblicava una revisione scientifica sulla rivista Cyborg and Bionic Systems, nella quale si sostiene che accanto all’intelligenza artificiale si può collocare l’empatia digitale, ossia la capacità dell’intelligenza artificiale di simulare risposte empatiche nella relazione con i pazienti.
Lo scenario
Gli autori della revisione, dando infatti per scontato che l’impiego delle tecnologie digitali non potranno che aumentare in uno scenario già sovraccarico come quello attuale in cui il tempo e le dotazioni organiche da impiegare sono due fattori critici e che la relazione interpersonale porta ad amplificare gli effetti clinici di una terapia, sostengono che molta attenzione dovrà essere riservata proprio alla dimensione umana ed empatica del rapporto uomo macchina lavorando allo sviluppo di sistemi capaci di adattarsi in tempo reale allo stato emotivo dell’utente. Tianyu Jia definisce l'empatia artificiale come “la capacità di una macchina di percepire, interpretare e simulare risposte empatiche durante l'interazione umano-macchina – implementata tramite riconoscimento e risposta algoritmica anziché esperienza affettiva autentica”. Questa definizione distingue l'empatia artificiale da quella umana: non si basa su sentimenti reali, ma su algoritmi che analizzano segnali multi modali (es. tono voce, espressioni facciali) per generare risposte “empatiche” calibrate che devono integrare, non rimpiazzare, relazioni umane.
La soluzione finale
Se la ricerca sarà in grado di arrivare a tanto, lo scenario ipotizzato tra una risata e l’altra quando abbiamo parlato di “infermiere sul divano e il robot in corsia”, tanto più se l’umanoide sarà anche in grado di comprendere e sostenere lo stato emotivo del paziente, non sarà poi così improbabile e la carenza di personale potrebbe davvero diventare un fattore trascurabile anche perché, parliamoci chiaro, la politica di governo e di opposizione può promettere l’assunzione di tutti gli infermieri di questo e di altri mondi ma alle condizioni attuali, continueranno a non trovarne.
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