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Fuga di infermieri a Novara, NurSind: Riorganizzare non basta se si ignora il personale

Giuseppe Provinzanodi
Giuseppe Provinzano
Pubblicato il: 10/01/2026

NurSind dal territorioPiemonte

All’AOU Maggiore della Carità il sindacato delle professioni infermieristiche smonta le dichiarazioni del DG Scarpetta e denuncia scelte che penalizzano infermieri e ostetriche

Novara, 10/01/2026. L’emorragia di infermieri all’AOU Maggiore della Carità di Novara non è una percezione, ma un dato di realtà che il NurSind, sindacato delle professioni infermieristiche, denuncia da tempo con numeri e fatti. Di fronte alle recenti dichiarazioni del direttore generale Scarpetta, che annuncia una riorganizzazione e 30 assunzioni a tempo determinato, il sindacato replica con fermezza: così non si ferma la fuga di professionisti. Anzi, senza interventi strutturali e concreti, il rischio è che la crisi diventi irreversibile.

 

La Segreteria Territoriale NurSind di Novara riconosce l’importanza di una presa d’atto da parte della Direzione, ma chiarisce che nell’ultimo anno per infermieri e ostetriche non è cambiato nulla, mentre le criticità si sono aggravate. Le dimissioni volontarie verso altre aziende sanitarie, pubbliche e private, e persino verso la vicina ASL di Novara, raccontano meglio di qualsiasi comunicato lo stato di malessere diffuso.

"Accogliamo positivamente l’intenzione di riorganizzare, ma auspichiamo che sia davvero finalizzata a promuovere e valorizzare la professionalità infermieristica, perché nell’ultimo anno poco o niente è stato fatto".

Uno dei nodi più gravi riguarda il trattamento economico. Dal maggio 2025 la tariffa oraria per le prestazioni aggiuntive del personale infermieristico è stata quasi dimezzata, nonostante in altre aziende della stessa Regione continui ad applicarsi l’importo precedente. Un paradosso che ha generato ulteriore frustrazione, aggravato dal fatto che, pur in presenza di un nuovo CCNL che fissa una tariffa minima di 50 euro l’ora, l’AOU Maggiore non ha ancora chiarito come intenda applicarla.

"Mentre per le indennità di disagio, notturne e di pronta disponibilità non si aprono veri tavoli di confronto, in piena estate il management convoca più incontri per aumentare il trattamento economico accessorio dei dirigenti".

Il quadro diventa ancora più pesante se si guarda alla gestione dello straordinario. Centinaia di migliaia di ore accumulate dal personale infermieristico restano senza risposta: né monetizzazione né riposi compensativi. Emblematico il caso di un’infermiera trasferitasi in un’altra azienda sanitaria, a cui sono state negate entrambe le possibilità, costringendola a rivolgersi al tribunale con l’assistenza del NurSind per vedersi riconosciuto un diritto elementare.

"Un’azienda che nega il pagamento del lavoro svolto manda un messaggio devastante a chi ogni giorno garantisce l’assistenza ai cittadini".

Non meno grave la vicenda dei fondi destinati al welfare aziendale, concordati con tutte le sigle sindacali e poi scomparsi nel bilancio, così come la mancata valorizzazione degli incarichi professionali di infermiere esperto e specialista e l’assenza di un regolamento chiaro e trasparente per trasferimenti e mobilità interne. Tutti elementi che alimentano disagio, frustrazione e il desiderio di andare via.

"Annunciare 30 assunzioni a tempo determinato non è la soluzione. La vera sfida è fare in modo che questi infermieri restino".

Per il NurSind, la strada è una sola: investire seriamente sulla valorizzazione professionale, economica e organizzativa degli infermieri. Senza scelte coraggiose e immediate, la riorganizzazione rischia di restare solo una parola vuota, mentre la fuga di competenze continuerà a impoverire l’ospedale e, soprattutto, l’assistenza ai cittadini.