Prorogato lo stop al vincolo di esclusività per gli operatori sanitari. Le regole
Con un intervento puntuale, il decreto Milleproroghe proroga di un anno il regime speciale sulle incompatibilità degli operatori delle professioni sanitarie dipendenti del Servizio sanitario nazionale.
Cosa cambia, in concreto
La proroga non introduce nuove deroghe né amplia il perimetro delle attività consentite. Si limita a estendere nel tempo una disciplina già vigente, che riguarda esclusivamente alcune attività esercitabili dagli operatori sanitari all’interno del quadro normativo generale dettato dall’articolo 53 del decreto legislativo 165/2001.
È bene ricordarlo: la regola resta quella dell’incompatibilità tra rapporto di lavoro pubblico e libera professione. Il dipendente pubblico, in linea generale, non può svolgere attività libero-professionali, salvo eccezioni tassative e rigorosamente presidiate.
Una deroga temporanea e controllata
La norma prorogata rappresenta una attenuazione temporanea del regime delle incompatibilità, che trova il suo fondamento costituzionale nell’articolo 98 della Costituzione, a tutela dell’imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione.
Non si tratta, dunque, di una liberalizzazione. Al contrario, la possibilità di svolgere attività ulteriori è sottoposta a tre condizioni oggettive stringenti:
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Autorizzazione preventiva dell’amministrazione di appartenenza, che conserva un potere pieno di valutazione.
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Limite massimo di 12 ore settimanali, entro il quale devono rientrare non solo le attività ulteriori, ma anche il lavoro straordinario, le prestazioni aggiuntive e le collaborazioni.
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Carattere eccezionale e temporaneo della deroga, ora estesa fino al 31 dicembre 2026.
La ratio della proroga
La scelta del legislatore si inserisce nel solco delle misure emergenziali adottate per fronteggiare la carenza strutturale di personale sanitario, acuita negli ultimi anni. Consentire, entro limiti rigorosi, una maggiore flessibilità nell’impiego delle professionalità sanitarie è apparso uno strumento utile a garantire la continuità dei servizi, senza smantellare i principi cardine del pubblico impiego.
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