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Sulla prescrizione infermieristica, FNOMCeO chiede di modificare il decreto

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 20/02/2026

AttualitàCronache sanitarieFormazioneProfessione e lavoro

 

Il Consiglio nazionale della FNOMCeO, riunito a Roma il 20 febbraio 2026, ha approvato una mozione che accende il confronto sulle nuove competenze infermieristiche previste da uno schema di decreto del Ministero dell’Università e della Ricerca. Al centro del documento, già votato il 12 febbraio dal Comitato Centrale della Federazione, c’è la richiesta di modificare il testo per chiarire che la prescrizione di trattamenti assistenziali deve restare subordinata alla diagnosi medica.

La mozione è stata sottoscritta da un ampio fronte di organizzazioni sindacali e società scientifiche, tra cui ANAAO ASSOMED, AAROI EMAC, CIMO FESMED, CIMOP, FASSID, FIMMG, FIMP, FISM, FMT, SIMG, SNAMI, SMI, SUMAI ASSOPROF e UIL FPL. Un segnale di compattezza del mondo medico su un tema considerato cruciale per la definizione delle competenze professionali.

Il nodo della prescrizione

Lo schema di decreto del MUR, atto del Governo n. 372 ora all’esame parlamentare, modifica il decreto ministeriale 8 gennaio 2009 sulle classi di laurea magistrale delle professioni sanitarie. Il testo prevede che gli infermieri, attraverso un percorso formativo, possano arrivare a prescrivere trattamenti assistenziali come presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche in tre ambiti: infermieristica di famiglia e comunità, cure neonatali e pediatriche e cure intensive.

Per la FNOMCeO, così come formulata, la norma rischia di incidere sulla delimitazione delle competenze tra medici e infermieri. La Federazione richiama l’articolo 7 della Legge 23 settembre 2025, n. 132, che ribadisce come diagnosi, prognosi e terapia siano attività qualificanti ed esclusive della professione medica. Una fonte normativa di rango superiore rispetto a un decreto ministeriale.

Secondo la mozione, il punto più critico è proprio l’espressione “prescrivere trattamenti assistenziali”. La prescrizione, si legge nel documento, può avvenire solo a seguito di una diagnosi, che per legge è riservata in via esclusiva ai medici. Senza questo passaggio, si rischierebbe una sovrapposizione di ruoli con possibili ricadute anche sul piano giuridico.

Il rischio di disparità

La Federazione solleva anche un altro aspetto: alcune prescrizioni sono oggi consentite solo a medici specialisti e non ai medici privi di specializzazione. Nel provvedimento in esame, invece, non sarebbe previsto un analogo limite per i nuovi profili infermieristici. Una situazione che, secondo la FNOMCeO, potrebbe determinare una disparità di trattamento all’interno delle stesse professioni sanitarie.

Da qui la richiesta di riportare lo schema di decreto “all’interno del perimetro” tracciato dalla legge 132/2025 e di seguire l’iter di concertazione previsto dalla legge 190/2014, che impone un accordo tra Governo e Regioni e il coinvolgimento delle rappresentanze scientifiche, professionali e sindacali.

La proposta: “Richiedere”, non “prescrivere”

Nel dispositivo finale, la mozione chiede che le attività dell’infermiere formato con le nuove competenze siano ridefinite prevedendo la possibilità di “richiedere trattamenti assistenziali quali presidi sanitari, ausili e tecnologie specifiche, in esito alla diagnosi del medico e dopo la sua prima prescrizione”.

Un cambiamento terminologico ma non solo. Nelle intenzioni della FNOMCeO, servirebbe a chiarire la catena delle responsabilità e a garantire che l’erogazione delle prestazioni avvenga “nella maniera più appropriata e sicura per il paziente”, evitando al tempo stesso il rischio di contenziosi.

Il confronto ora si sposta sul piano istituzionale. La palla passa al Governo e al Parlamento, chiamati a trovare un punto di equilibrio tra l’evoluzione delle competenze infermieristiche e il rispetto dei confini professionali stabiliti dalla legge.