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Operatori sanitari stranieri. Proroga al 2027 rinvia ancora la riforma sul riconoscimento dei titoli

Maria Luisa Astadi
Maria Luisa Asta
Pubblicato il: 23/01/2026

AttualitàGoverno

 

La carenza di personale sanitario continua a spingere il legislatore verso soluzioni tampone. L’ultima arriva con la legge 187/2024, di conversione del cosiddetto Decreto flussi, che all’articolo 2, comma 8-bis, proroga fino al 31 dicembre 2027 la possibilità per le Aziende sanitarie e per le strutture sanitarie private o accreditate di reclutare professionisti sanitari e operatori socio-sanitari (OSS) stranieri, autorizzati con provvedimento regionale.

Una misura emergenziale che, nell’immediato, consente al sistema sanitario di reggere. Ospedali e servizi territorialicontinuano a funzionare anche grazie a decine di migliaia di operatori stranieri, ormai parte integrante della sanità italiana. Ma dietro la proroga si nasconde un problema strutturale che resta irrisolto e che, con ogni probabilità, lo resterà ancora a lungo.

Il nodo è sempre lo stesso: il riconoscimento dei titoli professionali. Dopo anni di interventi emergenziali e deroghe ripetute, non si è riusciti a trovare una soluzione stabile e condivisa. Il fatto che la “quadra” non sia stata trovata finora induce molti osservatori a ritenere che non verrà trovata nemmeno in futuro. Eppure, allo stesso tempo, appare politicamente e socialmente impensabile mettere fuori dal sistema migliaia di operatori, che oggi garantiscono turni, assistenza e continuità dei servizi.

Si crea così una zona grigia normativa sempre più ampia. È bene ricordarlo: l’esercizio abusivo della professionesanitaria, in assenza dei titoli previsti, costituisce un reato, ai sensi dell’articolo 348 del codice penale. La reiterazione delle deroghe non elimina questo dato, ma lo sospende di fatto, rinviando ancora una volta il problema.

Proprio questa deroga permanente potrebbe trasformarsi in un rischio giuridico e costituzionale. Non è escluso che la questione possa approdare davanti alla Corte costituzionale, chiamata a valutare una possibile violazione dell’articolo 32 della Costituzione. In un contesto che molti definiscono un vero e proprio far west normativo, diventa difficile sostenere che la Repubblica stia davvero tutelando la salute come fondamentale diritto dell’individuo.

La proroga al 2027, dunque, non rappresenta una soluzione definitiva, ma l’ennesimo rinvio. Serve tempo, certo. Ma soprattutto serve una scelta politica chiara: o si costruisce un percorso serio e definitivo di riconoscimento dei titoli, oppure si ammette che il sistema sanitario sta funzionando in deroga permanente, con tutte le conseguenze legali e costituzionali che questo comporta. Continuare a galleggiare potrebbe non bastare più.