Debiti con il Fisco? Scatta il blocco automatico dello stipendio per i dipendenti pubblici
Dal controllo sui pagamenti della Pubblica amministrazione al blocco automatico degli stipendi dei dipendenti pubblici indebitati con il Fisco. Dal 1° gennaio di quest’anno è entrato a regime un doppio meccanismo di recupero crediti che rafforza in modo significativo il ruolo dello Stato nella riscossione delle somme dovute.
Al centro della disciplina resta l’articolo 48-bis del D.P.R. n. 602/1973, che impone alle Pubbliche amministrazioni e alle società a prevalente partecipazione pubblica di verificare la posizione fiscale dei beneficiari prima di effettuare pagamenti rilevanti. La soglia è chiara: ogni pagamento superiore a 5.000 euro deve essere preceduto da una verifica presso l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, attraverso il servizio telematico dedicato.
Se dal controllo emerge che il destinatario del pagamento è inadempiente per cartelle esattoriali di importo almeno pari a 5.000 euro, l’amministrazione è tenuta a sospendere l’erogazione. Le somme vengono bloccate per 60 giorni, periodo durante il quale l’agente della riscossione può notificare un atto di pignoramento presso terzi per recuperare il credito. Restano escluse, in via generale, alcune tipologie di pagamenti, come stipendi, pensioni e crediti già sottoposti a vincoli specifici.
Il meccanismo scatta quando lo stipendio o l’emolumento supera i 2.500 euro. Come precisato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze nella Circolare n. 22 del 29 luglio 2008, la soglia va calcolata al netto delle ritenute previdenziali, assistenziali ed erariali. In pratica, ogni volta che un’amministrazione pubblica eroga stipendi o indennità legate al rapporto di lavoro, deve verificare preventivamente l’eventuale presenza di un debito fiscale. In caso di esito positivo, parte la trattenuta fino all’estinzione del debito.
L’entità della trattenuta varia in base alla tipologia di compenso. Per stipendi superiori a 2.500 euro si applica il settimo, mentre per emolumenti una tantum, come la tredicesima, la quota sale a un decimo.
Il risultato è un quadro più stringente, in cui pagamenti e stipendi pubblici diventano uno strumento diretto di contrasto all’evasione e di tutela delle entrate erariali. Un cambio di passo che coinvolge amministrazioni, dipendenti e imprese, chiamati a fare i conti con verifiche preventive ormai strutturali.
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